Basta

I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

      On Line

IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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La Macchina delle copie

copie

Questa volta vogliamo partire da un particolare emerso dai racconti degli addotti in Italia e
ancora prima negli U.S.A. Ad esempio (Linda Porter, 1963 Porterville, California.) la formazione
delle copie,che avviene all'interno di cilindri, sottolineando il fatto che, non vogliamo ripetere
quanto già conosciuto in merito a tale argomento, ma che si vuole soltanto trovare una possibile
spiegazione al funzionamento del meccanismo di copiatura .
Dalla testimonianze raccolte risulta che l'addotto viene introdotto in un contenitore
cilindrico trasparente totalmente immerso in un fluido caldo più denso dell'acqua e meno dell'olio
(così descritto dagli addotti) di colore verdastro dove è possibile respirare.
Il fatto che in poco tempo gli alieni e alcuni fazioni militari, riescano a creare una copia di
un individuo, uguale in tutto e per tutto, (tranne per la caratteristica di avere l'innesto di un' anima),
è molto interessante.

Socrate, Ezechiele, George Washington: tre casi storici di adduzione?


18 Gennaio, 2013 | Category : Ufologia | Author: Fonte | Commenti

Articolo di Federico Bellini

I tre testi storici che seguono sono tratti dal “Fedone” di Platone, dalla Bibbia, più precisamente dal libro di Ezechiele e da un resoconto storico apparso sul quotidiano statunitense National Review Vol. 4, N° 12, del Dicembre 1880, dove il cronista Wesley Bradshaw narra di un suo incontro - avvenuto anni prima - con Anthony Sherman, un ufficiale che fu al servizio del generale Washington. Da queste tre diverse esperienze, separate le une dalle altre da moltissimi secoli, appare evidente un certo viaggiare oltre le comuni percezioni umane, intrise di visioni ultraterrene, tipiche di quei casi comuni ad oggi, nell’era moderna, come “Abductions” o “Rapimenti Alieni”. Il lettore avrà di che ragionare e riflettere su quanto leggerà, a dimostrazione che le fonti storiche, e anche autorevoli, non mancano per aumentare in documentazione, la già nutrita e contemporanea letteratura del fenomeno.
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2
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Dal “Fedone” di Platone
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LVIII
"Che vuoi dire, Socrate?" interruppe Simmia.
"Anch'io ne ho sentito molte sulla terra ma la teoria che t'ha convinto non la conosco e quindi ti ascolterei volentieri."
"Ah, non ci vuol mica l'arte di un Glauco per spiegartela; che risponda però, a verità è un'altra questione e mi sembra molto difficile potertela dimostrare anche se possedessi l'arte di un Glauco. E, poi, credo, che non ne sarei nemmeno capace o, ammesso che lo fossi, il poco tempo che mi resta da vivere, Simmia, non credo sarebbe sufficiente per l'ampiezza della questione. Tuttavia posso, però, benissimo parlarti dell'aspetto esteriore della terra e delle sue regioni, almeno per quel che ne so."
"Ma sì," fece Simmia, "sarà più che sufficiente."
"Io, prima di tutto, son convinto di una cosa," riprese Socrate, "che se la terra è al centro dell'universo ed è rotonda, essa, per non cadere, non ha bisogno né dell'aria, né di alcun altro sostegno del genere; ma ciò che basta a reggerla è l'omogeneità costante dell'universo e il perfetto equilibrio della terra stessa. Infatti, una cosa equilibrata, posta al centro di una sostanza omogenea, non potrà mai inclinarsi da nessuna parte, né poco né tanto ma, risultando essa stessa omogenea, resterà immobile. Prima di tutto io di questo sono convinto."
"E giustamente," riconobbe Simmia.
"Poi," riprese, "ritengo che la terra sia grandissima e che noi, dal Fasi alle colonne d'Ercole, non ne abitiamo che una ben piccola parte, solo quella in prossimità del mare, come formiche o rane intorno a uno stagno; e molti altri popoli vivono anch'essi in regioni un po' simili alle nostre. Infatti, sparse su tutta la superficie terrestre vi sono cavità di ogni specie, per forma e per grandezza, nelle quali si raccolgono l'acqua, la nebbia e l'aria. Ma la terra vera e propria, la terra pura si libra nel cielo limpido, dove son gli astri, in quella parte chiamata etere da coloro che sogliono discutere di queste questioni; ciò che confluisce continuamente nelle cavità terrestri non è che un suo sedimento. Noi che viviamo in queste fosse non ce ne accorgiamo e crediamo di essere alti sulla terra, come uno che stando in fondo al mare credesse di essere alla superficie e vedendo il sole e le altre stelle attraverso l'acqua, scambiasse il mare per il cielo; costui non è mai riuscito, per inerzia o debolezza, a salire alla superficie del mare e non ha mai, così, potuto osservare, emergendo dalle onde e sollevando il capo verso la nostra dimora, quanto essa fosse più pura e più bella della sua, né ha sentito mai parlarne da qualcuno che l'abbia vista. È quello che capita anche a noi: relegati in qualche cavità della terra, crediamo di abitare in alto, sulla sua sommità e chiamiamo cielo, l'aria, convinti come siamo che esso sia lo spazio dove si volgono gli astri; il caso è identico e anche noi, per debolezza e inerzia, siamo incapaci di attraversare gli strati dell'aria, fino ai più eccelsi; se potessimo giungere fin lassù o aver l'ali per volare in alto, noi vedremmo, levando il capo, le cose di lassù, come i pesci che, emergendo dalle onde, vedono quanto accade quaggiù; e se le nostre facoltà fossero in grado di sostenerne la vista, noi riconosceremmo che il vero cielo è quello, quella la vera luce e la vera terra. Perché questa nostra terra, le sue pietre e tutta quanta la regione che abitiamo, sono guaste e corrose come, dalla salsedine, quelle sommerse nel mare; nulla nasce nel mare di cui valga la pena parlare, nulla che sia, per così dire, perfetto, ma dirupi e sabbie e distese di fango e pantani ovunque, anche dove c'è terra, insomma, cose che non si possono per nulla paragonare alle bellezze che abbiamo noi; quelle di lassù, poi, sono di gran lunga superiori alle nostre. E sarà bello come ascoltare una favola, Simmia, sentir parlare di queste terre vicine al cielo."
"Oh, sì, Socrate," esclamò Simmia, "e noi ascolteremo volentieri questa favola."
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LIX
"Ecco, amico mio, quel che si dice, che per prima cosa questa vera terra, a chi la guardi dall'alto, appare come una di quelle variopinte sfere di cuoio, divise in dodici spicchi, dai colori diversi, simili questi, appena, a quelli che di solito usano quaggiù i pittori. E quella terra lassù, tutta di questi colori è dipinta, ma molto più luminosi e più puri dei nostri: ora, infatti, è purpurea, di una meravigliosa bellezza, ora è color dell'oro o tutta bianca, più bianca del gesso e della neve, e gli altri colori, poi, di cui è composta, assai più numerosi e più belli di quanti noi mai ne abbiamo visti. E le stesse cavità della terra, colme corsie son d'acqua e d'aria, assumono una colorazione particolare nella gamma variopinta degli altri colori, così che la terra appare in una sua tonalità cangiante e uniforme insieme. E, in modo analogo, crescono i prodotti che le si addicono, alberi, fiori, frutti; e le montagne, poi e le pietre, nella stessa proporzione, sono come di smalto, trasparenti, dai vividi colori, di una bellezza estrema; le nostre pietruzze di quaggiù, quelle che teniamo in gran conto, sardonici, diaspri e simili, ne sono i frammenti. Lassù, insomma, non v'è nulla che non sia come queste nostre gemme, anzi tutto è ancora più bello. E la ragione è che lì le pietre sono pure, non corrose, né guaste, come le nostre, dalla putredine e dalla salsedine che son prodotte da tutto ciò che quaggiù confluisce e che apportano deformazioni e malattie alle rocce, alla terra, agli animali e così pure alle piante. E quella terra non è soltanto ornata di tutte queste bellezze ma anche d'oro e d'argento e d'altri metalli del genere. Essi si trovano alla superficie, in gran quantità, dovunque, ed è una visione meravigliosa concessa a spettatori beati. E vi sono anche molti animali diversi da quelli di qui e uomini, poi, che abitano all'interno, altri sulle rive dell'aria, come noi, qui, su quelle del mare e altri ancora in isole avvolte d'aria, non lungi dal continente. In una parola, quello che per noi, per i nostri bisogni, è l'acqua e il mare, per loro è, l'aria e ciò che è l'aria per noi, per loro è l'etere. E le stagioni son così temperate che quella gente non conosce malattie e vive una vita assai più lunga della nostra. Ed è così superiore a noi per la vista, per l'udito, per l'intelligenza, per ogni altra facoltà, come l'aria lo è per purezza rispetto all'acqua e l'etere all'aria. Lì vi sono anche boschi sacri e templi, dove realmente abitano gli dei e si avverano oracoli e profezie, per cui, veramente, quegli uomini hanno contatti visibili e rapporti concreti con le divinità. E il sole, la luna e le stelle essi li vedono come sono in realtà e v'è ogni altra beatitudine che s'accompagna a queste cose.”
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LX
"Così appare, dunque, la terra nel suo insieme e negli aspetti particolari della sua superficie. Nelle zone interne e disposte tutt'intorno, in corrispondenza delle cavità terrestri, vi sono molte regioni, alcune più profonde e più vaste di quella che abitiamo noi, altre ancora di profondità minore ma più estese. Tutte queste regioni sono, in molti luoghi, comunicanti tra loro attraverso gallerie più o meno larghe. Vi sono cunicoli profondi per dove molta acqua passa da una regione all'altra come in grandi bacini e fiumi perenni, sotterranei, di enorme grandezza, che portano acque calde e fredde; e molto fuoco, fiumi di fuoco e, molti, anche di fango, ora più liquido, ora più denso, come in Sicilia quelli che scorrono davanti alla lava, simili alla lava stessa. E tutti sboccano, questi fiumi, in quelle regioni e le colmano dove, di volta in volta, la corrente li riversa; e la causa di questo, di tutti questi fiumi che vanno su e giù, è data da un movimento pendolare sotterraneo dovuto al fatto che fra le tante voragini della terra, ce n'è una, la più vasta, che la perfora da parte a parte, quella di cui parla Omero quando dice: molto lontano, dove sotterra c'è un baratro immenso› quella, insomma, che non solo lui, in altri passi, ma anche altri poeti, chiamano Tartaro. In questo baratro confluiscono tutti i fiumi per poi, nuovamente, defluire e ciascuno di essi assume un proprio aspetto a seconda la natura del terreno che attraversa. Il motivo per cui tutte queste acque correnti piombano in questo baratro e né tornano a sgorgare è che questa gran massa d'acqua non ha né un fondo né una base ma resta come sospesa e ondeggia, quindi, su e giù. Lo stesso è per l'aria e il vapore che la circonda: esso segue, infatti, il corso delle acque, sia quando precipitano verso la parte opposta della terra che quando ritornano in su verso la nostra: un po' come quando noi respiriamo, che provochiamo un continuo flusso e deflusso d'aria, così anche laggiù, il vapore, seguendo il moto delle acque, dà origine, quando entra e quando esce, a terribili venti vorticosi. Orbene, quando l'acqua si ritira verso l'emisfero comunemente detto meridionale, affluisce, attraverso la terra, nei ghiareti di laggiù e li riempie come se fossero canali d'irrigazione; quando, invece, defluisce da lì e irrompe nel nostro emisfero, allora, colma i greti che son qui e, gonfia, scorre nei canali attraverso la terra giungendo fin dove riesce a scavarsi una strada e forma mari, laghi, fiumi e sorgenti. Da qui, nuovamente, tutte quelle acque si inabissano nella terra e, dopo aver percorso giri ora più brevi ora più lunghi e numerosi, si riversano ancora nel Tartaro; alcune molto più in giù del punto da cui erano sgorgate, altre meno, ma sempre tutte si gettano in un punto più basso di quello da cui, prima, scaturirono. Talvolta irrompono dalla parte opposta, altre volte dalla medesima. Ve ne sono, poi, alcune che, dopo aver circondato la terra con uno o più giri, a spirale, come serpenti penetrano così in profondità da sfociare, poi, nel punto più basso del Tartaro. È possibile, ora, per queste acque, da una parte e dall'altra dei due emisferi, scendere verso il centro ma non andar oltre perché, dal centro, le correnti, se volessero proseguire verso la parte opposta, troverebbero una salita.”
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LXI
"In conclusione ve ne sono tanti di fiumi d'ogni specie e molto grandi e tra questi, soprattutto quattro, di cui il più grande e quello che scorre più esternamente, e quindi più lontano dal centro, vien chiamato Oceano. Dalla parte opposta, e con un corso contrario, c'è l'Acheronte che attraversa regioni desertiche e poi prosegue sotto terra per giungere alla palude acherusiade dove si raccolgono le infinite anime dei morti che dopo quel certo tempo a loro destinato, più o meno lungo, vengono restituite alla luce per incarnarsi in esseri viventi. Il terzo fiume sgorga tra questi due e, dopo un breve percorso, si riversa in una grande pianura arsa tutta da un fuoco violento e forma una palude più grande del nostro mare, tutta ribollente d'acqua e di fango; da qui scorre circolarmente, torbido e fangoso e, sempre sotto terra, volge a spirale il suo corso e giunge, dopo aver attraversato diverse zone, alle estreme rive della palude acherusiade ma senza mescolarsi alle sue acque; e dopo molti altri giri sotterranei, si getta in un punto del Tartaro che è più in basso. Questo è il fiume che chiamano Periflegetonte e che riversa sulla terra torrenti di lava dovunque trovi uno sbocco. Di fronte gli scaturisce il quarto fiume che dilaga, a quanto si dice, in una regione spaventosa e selvaggia, dal colore blu cupo, che chiamano Stigia e Stige la palude che esso forma con le sue acque. Qui riversandosi, da quelle acque acquista terribile violenza, poi s'inabissa e scorre a spirale, in senso contrario al Periflegetonte, fino a toccare, dalla parte opposta, le sponde della palude acherusiade; ma nemmeno que-sto fiume vi mescola le sue correnti e, dopo aver compiuto un largo giro, si getta nel Tartaro dalla parte opposta al Periflegetonte. Il suo nome, così almeno lo chiamano i poeti, è Cocito.”
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LXII
"Questa è, dunque, la disposizione dei fiumi e quando i morti giungono, ciascuno, in quel luogo dove il demone li ha guidati, prima di tutto vengono giudicati e distinti secondo che vissero o meno onestamente e santamente. Quelli che nella vita tennero, invece, una condotta mediocre, giunti all'Acheronte, salgono su delle barche già pronte per loro e arrivano alla palude acherusiade e lì si fermano per purificarsi e scontare le loro pene e liberarsi delle colpe se mai ne hanno commesse, dove però ricevono anche il premio delle buone azioni compiute, ciascuno secondo il suo merito. Ma quelli che sono stati riconosciuti peccatori senza rimedio, per la gravità dei loro delitti, per numerosi sacrilegi , per ingiuste e crudeli uccisioni o altri misfatti del genere, un giusto destino li precipita nel Tartaro, da dove non escono mai più. Quelli poi i cui peccati, sebbene gravi, son giudicati espiabili, per esempio chi nell'impeto dell'ira è stato violento contro il padre e la madre, ma poi ha trascorso in pentimento il resto della sua vita o chi ha commesso qualche omicidio sotto lo stesso impulso, costoro precipitano anch'essi nel Tartaro ma vi restano soltanto un anno, perché l'onda li ricaccia fuori, gli omicidi, nella corrente del Cocito, i violenti contro il padre e la madre, in quella del Periflegetonte; così sospinti, giungono alla palude acherusiade e qui chiamano con alte grida e invocano coloro che uccisero e che oltraggiarono, pregandoli di lasciarli passare nella palude e di accoglierli con loro; se riescono a persuaderli, passano al di là e le loro pene finiscono, altrimenti sono risospinti nuovamente nel Tartaro e ancora nei fiumi a patire il loro destino fino a quando non siano riusciti a piegare quelli che hanno offeso: è questa, infatti, la pena che per costoro han voluto i giudici. Quelli, invece, che si son distinti per santità di vita, e che son poi coloro che si son liberati da questa terra e se ne sono allontanati come da un carcere, giungono in alto, in una pura dimora e abitano la vera terra. E specialmente quelli che si son purificati attraverso la filosofia, vivono sciolti da ogni legame corporeo, per l'eternità, anzi giungono in sedi ancor più belle di queste che non è facile descrivere e del resto ne mancherebbe, ora, anche il tempo. Quindi, Simmia, dopo questo che ti ho detto, bisogna far di tutto per acquistare nella vita virtù e sapienza: perché il premio è bello e la speranza è grande.”
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LXIII
"Certamente, affannarsi a dimostrare che le cose stanno proprio così come io le ho esposte, non mi pare troppo assennato; ma che sia questa la sorte delle nostre anime, questa la loro dimora o presso a poco, dal momento che s'è indiscutibilmente dimostrato la loro immortalità, mi sembra che valga proprio il rischio di crederlo. Bello, infatti, è questo rischio e, in simili argomenti v'è, per così dire, come un incantesimo che bisogna fare a se stessi, ecco perché, da un pezzo mi sto indugiando nel mio racconto. Ma ecco anche perché deve aver fede nella sorte della sua anima chi nella vita ha allontanato i piaceri del corpo e i suoi vezzi, considerandoli del tutto estranei, anzi più dannosi che altro; chi ha goduto, invece, dei piaceri che dà la sapienza, chi ha abbellito la sua anima non di ornamenti esteriori ma di quelli che le si addicono, temperanza, giustizia, fortezza, libertà, verità, costui sì che attende il momento di mettersi in viaggio verso l'Ade, quando lo chiami il destino." E così concluse: "Anche voi, Simmia e Cebete e tutti gli altri, ve ne partirete, uno alla volta, quando verrà la vostra ora; quanto a me, invece, il destino già mi chiama, direbbe qui un eroe tragico, e quindi, quasi quasi è il momento che io faccia un bagno: è più giusto, infatti, che mi lavi da me, prima di bere il veleno e non dar così il fastidio alle donne di dover lavare un cadavere."
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3
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Estratto dalla Bibbia, Libro di Ezechiele
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Capitolo 3
1 Mi disse: "Figlio dell'uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele". 2 Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, 3 dicendomi: "Figlio dell'uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo". Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. 4 Poi egli mi disse: "Figlio dell'uomo, va', recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole, 5 poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua barbara, ma agli Israeliti: 6 non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua barbara, dei quali tu non comprendi le parole: se a loro ti avessi inviato, ti avrebbero ascoltato; 7 ma gli Israeliti non vogliono ascoltar te, perché non vogliono ascoltar me: tutti gli Israeliti sono di dura cervice e di cuore ostinato. 8 Ecco io ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto la loro fronte. 9 Come diamante, più dura della selce ho reso la tua fronte. Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono una genìa di ribelli".
(Ezechiele 3, 1-9)
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10 Mi disse ancora: "Figlio dell'uomo, tutte le parole che ti dico accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi: 11 poi va', recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino".
(Ezechiele 3, 10-11)
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12 Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: "Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora!". 13 Era il rumore delle ali degli esseri viventi che le battevano l'una contro l'altra e contemporaneamente il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono. 14 Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l'animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. 15 Giunsi dai deportati di Tel-Avìv, che abitano lungo il canale Chebàr, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito.
(Ezechiele 3, 12-15)
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16 Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: "Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele. 17 Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 18 Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 19 Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
(Ezechiele 3, 16-19)
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20 Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l'avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. 21 Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato".
(Ezechiele 3, 20-21)
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22 Anche là venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: "Alzati e va' nella valle; là ti voglio parlare". 23 Mi alzai e andai nella valle; ed ecco la gloria del Signore era là, simile alla gloria che avevo vista sul canale Chebàr, e caddi con la faccia a terra. 24 Allora uno spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi ed egli mi disse: "Va' e rinchiuditi in casa. 25 Ed ecco, figlio dell'uomo, ti saranno messe addosso delle funi, sarai legato e non potrai più uscire in mezzo a loro. 26 Ti farò aderire la lingua al palato e resterai muto; così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli. 27 Ma quando poi ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: Dice il Signore Dio: chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non ascolti; perché sono una genìa di ribelli".
(Ezechiele 3, 22-27)
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Resoconto di una visione di George Washington
In un articolo apparso sul quotidiano statunitense National Review Vol. 4, N° 12, del Dicembre 1880, il cronista Wesley Bradshaw narra di un suo incontro - avvenuto anni prima - con Anthony Sherman, un ufficiale che fu al servizio del generale Washington. Sherman gli confidò che nel 1777, il “padre della patria” ricevette la visita di una strana donna, che apparve nella sua stanza mostrandogli una visione di quello che sarebbe accaduto in futuro agli Stati Uniti. Certe significative similitudini fra tale presunta esperienza di Washington e quelle di persone rapite dagli alieni (esseri che appaiono e scompaiono, fumo che sale dal pavimento, visioni di un futuro apocalittico) fanno riflettere, ancor più, dato il particolare momento storico in cui l’episodio avvenne. Infatti, nonostante le numerose vittorie riportate dalla colonie, la guerra d’indipendenza americana contro la Gran Bretagna (iniziata nel 1774) era in stallo, e lo stesso anno in cui venne proclamata la Dichiarazione di Indipendenza (1776) gli Inglesi occupavano ancora New York e Philadelphia. Le sorti del conflitto erano incerte e fu in quei drammatici frangenti che Washington ricevette la misteriosa visita, cui egli diede un valore prettamente religioso e misterico, cosa apparentemente ovvia, data l’epoca. Washington fu, consapevolmente o meno, fautore di un destino che per gli Stati Uniti era già stato pianificato o previsto da tempo. Ma da chi? E perché? L’ultima volta che vidi Anthony Sherman fu il 4 Luglio 1859, ad Independence Square. Aveva 99 anni, ed era ormai molto debole. Ma nonostante l’età avanzata, i suoi occhi offuscati si riaccesero quando volse lo sguardo alla Independence Hall, forse per l’ultima volta. “Entriamo nella hall - mi disse - voglio parlarti di un strano avvenimento occorso a George Washington. Io sono l’ultima persona viva a conoscere questo fatto, e se vivrai abbastanza a lungo, vedrai tutto verificarsi. Dall’inizio della Rivoluzione (contro gli Inglesi, N.d.R.) abbiamo avuto fasi di alterna fortuna. Ma il nostro periodo più buio, credo, fu quando Washington, dopo diversi capovolgimenti di fronte, fu costretto a ritirarsi a Valley Forge, dove si prefiggeva di passare l’inverno del 1777. Ah! Io ho visto spesso il volto del nostro amato comandante consumato dalle responsabilità, mentre conversava con un suo ufficiale di fiducia sulle condizioni dei suoi poveri soldati. Sicuramente avrai sentito parlare della storia di Washington che va nel boschetto per pregare. Bene, quella storia è vera, anzi, egli era solito recarsi spesso a pregare in segreto per ottenere aiuto e conforto da Dio. Un giorno, lo ricordo bene, il vento gelido fischiava attraverso i rami spogli degli alberi, sebbene il cielo fosse privo di nubi e il sole brillasse. Washington era rimasto solo nel suo alloggio quasi tutto il pomeriggio. Quando ne uscì fuori, notai che il suo volto era ancora più pallido del solito, sembrava riflettere su qualcosa di grave importanza. Mandò l’attendente a chiamare i suoi ufficiali di fiducia. Dopo una conversazione preliminare di circa mezz’ora, Washington, fissando gli ufficiali con uno strano sguardo di dignità che solo lui sapeva avere, disse: “Non so se quanto mi è accaduto va imputato all’ansietà della mia mente, o a cos’altro, ma questo pomeriggio, mentre sedevo a questo stesso tavolo nello scrivere un dispaccio, ho avuto una strana sensazione di turbamento. Ho alzato lo sguardo e ho visto, in piedi di fronte a me, una donna dalla singolare bellezza. Ero molto sorpreso, dato che avevo impartito l’ordine preciso di non essere disturbato, e quindi mi ci sono voluti alcuni secondi prima di riuscire a formulare una domanda, chiedendo alla donna la causa della sua presenza”. “Mi sono sentito come paralizzato” “Ho ripetuto la domanda due, tre volte, ma non ho ricevuto alcuna risposta dalla misteriosa visitatrice, eccetto un leggero movimento degli occhi. Poi la mia bocca si è bloccata e mi sono sentito come paralizzato. Non riuscivo a pensare, né a muovermi. D’un tratto ho udito una voce dire: ‘Figlio della Repubblica, guarda e impara’, e al contempo la mia visitatrice ha steso il suo braccio verso Est. Allora ho visto dei pesanti vapori bianchi innalzarsi ad una certa distanza, strato dopo strato. Il vapore lentamente si è dissipato, e davanti ai miei occhi si è presentata una strana scena. Dinnanzi a me giacevano sparse in una vasta pianura tutte le nazioni del mondo - Europa, Asia, Africa, e America. Ho visto, tra l’Europa e l’America, i flutti dell’Oceano Atlantico schiumeggiare, e tra l’Asia e l’America giaceva il Pacifico. ‘Figlio della Repubblica - ha ripetuto la voce di prima - guarda e impara’. In quel momento ho visto un essere oscuro, simile ad un Angelo, ritto, o meglio fluttuante, nell’aria vuota, sospeso tra l’Europa e l’America. Egli ha preso dell’acqua dall’Oceano, tenendola nel cavo delle mani, e ne ha spruzzato parte sopra l’America con la sua mano destra, e parte sull’Europa con la sinistra. Immediatamente due nubi sono sorte da questi due Paesi, e si sono riunite in una nel mezzo dell’Oceano. Per un istante la nuvola è rimasta stazionaria, poi si è mossa lentamente verso Ovest, fino a quando non ha avviluppato l’America nelle sue spire oscure. Accecanti fulmini la illuminavano ad intervalli, ed io ascoltavo i sommessi lamenti e i pianti delle genti d’America. Una seconda volta l’Angelo nero tirò fuori l’acqua dall’Oceano e la sparse come fece in precedenza. La nube oscura venne dunque richiamata nel mezzo dell’Oceano, dove si inabissò, svanendo alla vista tra i flutti. Per la terza volta ho udito la misteriosa voce dire: ‘Figlio della Repubblica, guarda e impara’. Ho fissato lo sguardo verso l’America, e ho visto villaggi e città sorgere una dopo l’altra, fino a quando l’intero Paese, dall’Atlantico al Pacifico, ne rimase costellato. Nuovamente la voce misteriosa: ‘Figlio della Repubblica, la fine del secolo giunge, guarda e impara’. A tali parole l’Angelo nero ha volto lo sguardo verso Sud, e dall’Africa ho visto uno spettro, presagio di sventure, sorgere e avvicinarsi alla nostra patria. Si aggirò lento e furtivo sopra ogni città e paese. Gli abitanti di questi mossero guerra gli uni contro gli altri. Mentre continuavo a guardare, vidi un Angelo luminoso, sulla cui fronte v’era una corona di luce con incisa la parola ‘Unione’, portare la bandiera Americana, che pose tra le nazioni divise, dicendo: ‘ricordatevi che siete fratelli’. Istantaneamente, gli abitanti dei paesi e città gettarono via le armi, tornando di nuovo amici, riuniti attorno allo stendardo nazionale”. “Di nuovo ho sentito la voce misteriosa dire: ‘Figlio della Repubblica, guarda e impara’. D’improvviso l’Angelo nero si portò una tromba alla bocca e suonò tre squilli distinti; e prendendo nuovamente l’acqua dall’Oceano, la sparse sull’Europa, Asia e Africa. Quindi i miei occhi videro una scena spaventosa: da ognuno di questi Paesi sorsero nuvole scure, che presto si riunirono in una sola. E attraverso questa massa di nubi brillava una fosca luce rossa, che proveniva da quelle che riconobbi come orde di uomini armati, i quali, muovendosi con la nube, marciavano per terra e salpavano per mare verso l’America, che era completamente avvolta dalle suddette nubi. Ed io vidi fiocamente queste imponenti armate devastare l’intero paese, bruciare i villaggi, i paesi e le città che avevo visto sorgere in precedenza. Quindi le mie orecchie udirono il rombo dei cannoni, il clangore delle spade, e i pianti e le urla di milioni in combattimenti mortali. E di nuovo la voce misteriosa: ‘Figlio della Repubblica, guarda e impara’. Quando la voce si zittì, l’oscuro Angelo nero portò una volta ancora la tromba alle labbra, suonando una lunga nota terrificante. Instaneamente la luce di mille soli brillò dall’alto su di me, perforando e spezzando in mille frammenti l’oscura nube che avviluppava l’America. Nello stesso momento l’Angelo sulla cui fronte brillava la parola ‘Unione’ e che aveva la nostra bandiera in una mano e la spada nell’altra, discese dai cieli assistito da legioni di spiriti bianchi. Questi immediatamente si unirono agli abitanti dell’America, che erano ormai vicini alla sconfitta, e questi d’improvviso ripresero coraggio, serrarono nuovamente i ranghi spezzati e rinfocolarono la battaglia. “Fino a quando dureranno le Stelle” Di nuovo, attraverso il terribile frastuono della battaglia, udii la voce dire: ‘Figlio della Repubblica, guarda e impara’. Come la voce si zittì, l’Angelo nero per l’ultima volta prese l’acqua dall’Oceano e la spruzzò sull’America. Istaneamente la nube oscura tornò indietro, assieme alle armate che aveva portato, lasciando gli abitanti del paese vittoriosi. Così, ancora una volta, vidi i villaggi, i paesi e le città sorgere dove erano in precedenza, fino a quando l’Angelo di luce, piazzando nel mezzo del paese lo stendardo azzurro che portava, gridò a gran voce: ‘Fino a quando dureranno le stelle, e i Cieli faranno scendere la rugiada sulla Terra, fino ad allora l’Unione durerà’. Quindi si tolse dalla fronte la corona su cui era scritta la parola ‘Unione’ e la pose sopra lo stendardo, e la gente si inginocchiò, dicendo ‘Amen’. La scena istantaneamente iniziò a scomparire e a dissolversi, ed infine non vidi altro che le volute di vapore che stavo osservando all’inizio. Anche il vapore svanì, e una volta ancora mi trovai a osservare la mia visitatrice che, con la stessa voce che avevo sentito in precedenza, mi disse: ‘Figlio della Repubblica, quello che hai appena visto va così interpretato: tre grandi pericoli minacceranno la Repubblica. Il più spaventoso è il terzo’. Con queste parole la donna svanì, e io mi alzai dalla mia sedia e capii che mi era appena stata mostrata una visione che illustrava la nascita, lo sviluppo e il destino degli Stati Uniti d’America”. Il vecchio Sherman sospirò. “Queste, amico mio - concluse il venerabile narratore - furono le esatte parole che io udii personalmente dalle labbra di George Washington, e l’America farebbe meglio a farne tesoro”.

fonte http://coscienzaliena.blogspot.it/2012/08/socrate-ezechiele-george-washigton-tre.html


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