Votare NO per fermare l'arroganza della BCE

02 Dicembre, 2016 |Tag: Attualità | from Author

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Matteo Renzi l'uomo delle lobby finanziarie

Matteo Renzi l’ennesimo uomo del nuovo corso della politica italiana decisa dalle lobby finanziarie che spadroneggiano sempre più incontrastate la scena del Paese dagli anni ’90 in seguito al golpe bianco mirante a eliminare lo stato sociale con l’invidiabile prestigio internazionale, la storia, le tradizioni e i costumi italici divenuti inappropriati all’egoismo marcio e violento di un pugno di capitalisti che davanti all’imposizione della signoria del denaro si arrogano diritti inaccettabili per una democrazia compiuta. Matteo Renzi nasce a Firenze nel 1975 e in seguito alle elezioni primarie del dicembre 2013 diviene il nuovo Segretario del Partito Democratico (PD) capeggiato da una nomenclatura ideologica  simpatizzante della finanza internazionale pronta a creare sconquassi sociali per erogare speculazione monetaria e indebitare sempre più popoli e Stati. Renzi, nella sua nuova veste di Capo del Governo, è stato l’ennesima imposizione della Presidenza di Giorgio Napolitano che con la complicità di sindacati, mass media e altre espressioni della servitù capitalista ha abilmente promosso ad acclamare una semplice elezione di partito come legittimazione popolare. Matteo Renzi resta di fatto solo l’ultimo personaggio di facciata dell’imperialismo finanziario come si può evincere dalla sua carriera: comincia la sua attività politica durante gli anni del liceo contribuendo nel 1996 alla nascita dei comitati Prodi in Toscana ossia di quei comitati ideati dal professore Romano Prodi responsabile di aver  iniziato la cancellazione dell’autonomia monetaria italiana con l’ingresso del Paese nella zona euro e sotto l’egida autoritaria della BCE. Successivamente a Romano Prodi sono stati fatti subentrare in pari modo, alla faccia della democrazia, diversi tecnici come Mario Monti per apportare le necessarie manovre politiche al nuovo corso del Paese che doveva sacrificare lo stato sociale alle lugubrazioni capitaliste. Tecnici di economia che davanti ai fatti sarebbe meglio definire squallidi personaggi lasciati liberi di decidere finanche la legge finanziaria ossia l’atto legislativo più importante in una democrazia e che di per se avrebbe dovuto comportare l’indignazione del Capo dello Stato quale garante della sovranità popolare e in ultimo rappresentare uno scandalo con sommosse di massa. Ma tutto è stato invece abilmente giustificato davanti all’opinione pubblica silenziando nei dibattiti televisivi le voci dei dissidenti. L’affidabilità di Renzi alle lobby finanziarie trova riscontro già nel 1999 quando è ben voluto a segretario provinciale del neo partito popolare italiano. Nel 2001 diviene coordinatore della Margherita fiorentina e nel 2003 segretario provinciale . Tra il 2004 e il 2009 è Presidente della Provincia di Firenze. La sua ascesi politica è abilmente mascherata dietro il suo allettante messaggio di lotta alla presunta casta politica  e agli sprechi contribuendo durante l’incarico istituzionale a diminuire le tasse provinciali, il numero del personale e dimezzare i dirigenti dell’ente fiorentino tutte iniziative fin qui legittime perché attuate dietro mandato dell’elettorato fiorentino. Nel 2008 si presenta alle elezioni primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Firenze ottenendone l’elezione nel 2009. Entra quindi a far parte della Direzione Nazionale del Partito Democratico e nello stesso periodo le lobby bancarie provvedono a ultimarne l’immagine istituzionale che lui ricambia senza mai considerare di ridiscutere l’autorità monetaria passata già da tempo al monopolio della BCE. Dopo la prima sconfitta nel 2012 abbastanza pilotata contro Pier Luigi Bersani alle primarie del centrosinistra gli viene poi permesso nel 2013 di arrivare alla segreteria nazionale del Partito Democratico appoggiato guarda caso da diversi esponenti vicini al Presidente dell’Esecutivo Enrico Letta anch’egli come gli altri suoi predecessori magicamente simpatico alla BCE  preoccupata di stabilizzare riforme istituzionali in Italia perché fondamentali ad assicurare sempre più consistente potere al corpus delle banche private. Tutto promosso attraverso la sponsorizzazione di proposte e idee non più di ordine democratico e tese a estendere lo stato sociale ma inerenti a oneri fiscali benvoluti dalla BCE ed esposti davanti a folle rese sempre più intellettualmente anonime e incapaci di distinguere un salvatore da un giustiziere della dignità dei popoli, della loro storia e dei loro costumi. A quanti possono ancora serbare qualche dubbio su chi realmente detiene il potere politico in Italia mi limito a ricordare che dopo l’immediata elezione a segretario del Partito Democratico , Matteo Renzi,  non si è per nulla preoccupato di rispettare la superiore carica istituzionale dell’ancora premier Enrico Letta e a maggior ragione del potere parlamentare con un discorso più moderato ma ha da subito provveduto a dettare contenuti e  tempi del suo governo a dimostrazione di un’autorità ben conscia a entrambi nel rispetto di un copione imposto al nostro Paese dall’esilio dello statista Bettino Craxi reo di aver tentato di contrastare gli interessi  dell’imperialismo finanziario con la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Con il referendum del prossimo 4 dicembre  ognuno di noi è chiamato a esprimere la sua reale maturità civile e democratica davanti a una nomenclatura servile che senza investitura popolare vuole arrogarsi il diritto di decidere ora a colpi di maggioranza anche l’affossamento della Carta Costituzionale ossia dell’ultimo baluardo che ancora può condannare le interferenze nella sovranità popolare di governi tecnici sponsorizzati dall’arroganza della BCE. Il referendum di domenica prossima è un occasione di riscatto ai valori della nostra storia, ai valori della civiltà occidentale e un monito a ridiscutere il recupero del denaro a istituzione sociale per la promozione di lavoro e benessere per tutti e non più a tollerarlo quale mezzo di sfruttamento umano.


 

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dott. Raffaele Bocciero per filosofiaelogos.it