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Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

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 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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Critica Sociale e Filosofia per un nuovo umanesimo (Saggio dedicato ad Erika De Nardo)

 


09 Aprile, 2012 | Category: attualità | Author: dott. Raffaele Bocciero

Mi sono proposto in queste pagine una rassegna di critica sociale percorrendo le tappe salienti della storia del pensiero umano dai primi tentativi di costruzione di modelli di civiltà, alla civiltà vera e propria come quella greca classica, fino alla progressiva degenerazione totale di questi modelli nell’epoca contemporanea con l’avvento della tecnologia.
Riprendo e integro nel presente trattato la tragica vicenda di Novi Ligure del 21 febbraio 2001.
La filosofia è per l’uomo la più intima e umana scienza, madre di tutte le scienze, attraverso cui può chiarire il significato del mondo e della  sua vita in relazione alle cause prime e alle ragioni ultime.
Originariamente si è servita del mito, una forma semplice e concreta, per spiegare idee astratte difficilmente rappresentabili . Aristotele (Stagira 384 a.C. – Calcide nell’isola di Eubea 322 a.C.),  inaugurerà l’era del ragionamento logico e della riflessione scientifica.
Possiamo definirla scienza legata alle eterne domande: chi siamo?, perché la vita?, qual’è la nostra meta ?, sono libero? qual’ è la nostra provenienza?, ha un valore la ragione umana?, di che natura è la nostra anima?, che cosa sappiamo?  che cos’ è la bellezza?, abbiamo bisogno di Dio?, esiste la società?  Che cos’è la morale?, il tempo esiste? che cos’è la giustizia?, che cos’è l’amore?, è tutto relativo?, perché esiste qualcosa piuttosto che nulla? e tante altre significative domande esistenziali.
La filosofia è la scienza quindi applicata alla vita, alla  ricerca della verità, per orientare l’uomo a trovare un  giusto senso al suo comportamento.

Erika
L’origine del pensiero e la speculazione sono alla base quindi della scienza pedagogica. Nella civiltà greca, che include le colonie della Magna Grecia, attraverso modalità varie in un confronto di stili esistenziali tra liberi e schiavi, uomini e donne, giovani e adulti, competizioni sportive, ecc., originano i primi tentativi pedagogici e di vita sociale. La sua caratteristica, rispetto  a quelle in sviluppo nella stessa epoca in altre regioni del contesto geografico, era il ruolo dell’individuo all’interno delle istituzioni focalizzate sulle esigenze della persona e della collettività. La polis (città-stato) greca a ben ragione può essere definita un immenso laboratorio sociale, economico, politico, culturale, artistico ed educativo all’interno del quale l’uomo, libero dalle restrizioni di un canone religioso, non ha certezze se non quelle elaborate da lui stesso. La gradualità dello sviluppo psicofisico con l’attenzione ai vari cicli di maturazione era già patrimonio culturale di questa civiltà come il delicato passaggio del fanciullo dall’egocentrismo al sociocentrismo. Un indagine razionale che porterà all’elaborazione di un immenso patrimonio letterario con finalità educative e preventive.
L’educazione era un processo attraverso cui il fanciullo gradualmente diventava uomo e maturava la capacità di giudizio della realtà; la definizione del carattere necessario per controllare-canalizzare i propri impulsi; l’acquisizione di una coscienza sociale e morale. Un processo educativo finalizzato alla formazione della personalità. L’azione del maestro, aveva lo scopo di attivare un processo spirituale che si realizzava nell’interiorità del fanciullo attraverso una conquista personale del sapere .
Il processo pedagogico era quindi condotto contemporaneamente attraverso due modalità:  l’autoeducazione da parte del ragazzo e  l’eteroeducazione attraverso l’azione della società nella figura del maestro. Una pedagogia preventiva ed educativa costruita intorno all’ideale educativo: “che cosa era l’uomo, la sua essenza eterna e universale” .
Una particolarità rilevante era l’assenza di modelli da imitare. Considerava il singolo, le sue originali capacità da sviluppare per definirne la personalità e fare di esso un uomo. L’educazione era insieme fisica, estetica e intellettuale. A Sparta il tipo di formazione umana era più tipicamente militare a differenza di quella ateniese più liberale e aperta alle esigenze di una educazione integrale dell’uomo. Sia a Sparta che ad Atene  era però sempre la polis a controllare la pedagogia. Le due concezioni erano fondate non su insegnamenti astratti ma su azioni concrete: il fanciullo imparava attraverso una partecipazione attiva  (Il periodo medievale cristiano determinerà, come cercherò di spiegare, un sovvertimento totale: il fanciullo imparerà attraverso una partecipazione passiva). Il comportamento del maestro era l’esempio reale che i fanciulli avevano davanti. Il suo modello era fondamentalmente solo uno stimolo non per una sterile imitazione ma al contrario per impegnare gli allievi a sviluppare le loro  doti naturali per arrivare a presentare il loro  modello personale altrettanto originale e vero come quello del loro maestro (Il periodo medievale cristiano al contrario educherà, come vedremo, attraverso l’imposizione di formalismi, comportamenti stereotipati e codici comportamentali che umilieranno l’uomo a indossare maschere esistenziali)
Pitagora di Samo (Samo 570 – Metaponto 490), figura storica della filosofia, sostiene nel suo pensiero che solo Dio può essere definito sapiente, l’uomo è solo un ricercatore della verità.
Nel “Convito”, Platone ( isola di Egina 427 a.C. – Atene 347 a.C.),  discutendo sul mito di Eros, dio dell’amore, figlio di Penia (Povertà) e di Poros (Ricchezza), definisce il filosofo “ amante di sapienza per l’intera vita”. Questo perché la ricerca della sapienza, come l’amore, non potrebbe mai nascere né da una assoluta pienezza , né da una assoluta mancanza: il sapiente infatti se già è in possesso della conoscenza non si mette alla ricerca di niente, e per motivi diversi anche l’ignorante non si mette alla ricerca di quello che non sa di dover cercare.
Il sapere,  la verità razionale della filosofia, deve avere un senso per l’uomo e per la sua vita e differisce dalle religioni dove al contrario lo stesso sapere, si accetta per fede e non per acquisizione razionale.
In un altro scritto l’ Eutidemo , Platone, sottolinea ulteriormente che la filosofia è l’unica scienza in cui il fare coincide con il sapersi servire di ciò che si fa. E’ quindi un tipo di conoscenza stabile utilizzata a vantaggio dell’uomo, della sua vita e del senso della sua esistenza. Ci stimola a cercare continuamente la spiegazione di quello che facciamo e di quello che siamo. Possiamo definirla una forma di attività necessariamente unita all’attività tipicamente umana: il ragionamento. Non si può quindi essere uomini nel senso della propria dignità e prescindere dalla filosofia necessaria per determinare il grado di consapevolezza con il quale si vive il problema filosofico e di conseguenza con quale intensità di chiarezza, coerenza e sistematicità  viene portato a soluzione. La filosofia come scienza dell’uomo, a differenza di tutte le altre scienze create dall’uomo per studiare  aspetti della realtà e della vita e come di conseguenza affrontarli, cerca di risolvere il problema di “chi è l’uomo”, perché l’uomo con la conoscenza è divenuto un problema a se stesso.
Se per i sofisti il fine dell’educazione era principalmente la formazione di abilità, per Socrate l’educazione era formazione del carattere virtuoso necessario per disciplinare con la ragione il caos dei propri impulsi. A differenza dei sofisti che insegnavano tecniche su come raggiungere determinati obiettivi sociali, Socrate, proponeva la ricerca della verità tramite il dialogo con l’interlocutore.
Due, tra le tante, scuole di filosofia quindi a confronto nella Grecia del libero pensiero, quella più prettamente eteroeducativa sofista dove l’apprendimento era passivo e incentrato sul maestro e quella al contrario più prettamente autoeducativa socratica  che conduceva al vero sapere attraverso una conquista personale.
Dopo lo scandalo della condanna a morte del suo amato maestro Socrate, il geometra e filosofo Platone, elabora per i fanciulli un’educazione prettamente statale, autonoma dagli affetti familiari perché ritenuta più facilmente proponibile al bene della collettività. La virtù sociale per eccellenza di Platone era la Giustizia che conferiva allo Stato il diritto di emanare leggi educative perché era nello Stato che si formava l’uomo. La concezione platonica dell’educazione era rivolgimento dell’animo al divino e presenza della figura del maestro nella vita dell’allievo attraverso l’amore. Consapevole di non avere il possesso della verità ma di essere nel processo della ricerca della verità, Platone rivedrà negli anni alcune sue idee pedagogiche  mantenendo però la struttura di base educativa statale che si protrarrà successivamente con Aristotele che alla pedagogia platonica aggiungerà, in assenza dello Stato, la responsabilità educativa della famiglia. L’importanza del processo e della gradualità educativa vengono ulteriormente confermate con Aristotele: come dalla cultura e dall’educazione del corpo bisogna passare all’educazione dell’anima e dalla conoscenza sensibile e dagli impulsi istintivi bisogna arrivare alla razionalità, allo stesso modo, dalle nozioni di istruzioni semplici e particolari ottenute dalle esperienze sensibili, accompagnare l’allievo a passare  a quelle complesse e universali che richiedono le capacità razionali. Aristotele, estende al sapere intellettuale socratico-platonico del “ cosa è la virtù” , la necessità di “praticare anche la virtù” di cui si è acquisito conoscenza. Allo scolaro non è più solo richiesto di sapere cosa è ad esempio la virtù della Giustizia ma è richiesto anche di vivere secondo Giustizia; così come non è più solo richiesto di sapere cosa è la virtù dell’Amore ma di vivere anche in conformità all’Amore; e così via per tutte le altre virtù. Per Aristotele, il comportamento umano e il carattere dipendevano dall’educazione, dalla società e soprattutto dalle leggi necessarie per esercitare la giusta autorità paterna e  per non vivere come i Ciclopi . L’educazione non era astratta ma era concreta, era sottoposta a continue scelte razionali attraverso un confronto con i rischi e le ambiguità della vita quotidiana. Una grande creazione letteraria greche in ambito educativo è stata la Tragedia. La sua importanza la troviamo riconosciuta nella “Poetica” di Aristotele. La rappresentazione teatrale della tragedia aveva la capacità di aiutare l’uomo-spettatore da un lato a identificarsi con gli attori che imitano la realtà in una dimensione fantastica e dall’altro lato per effetto della compartecipazione emotiva si innestava il processo della catarsi (purificazione): l’uomo-spettatore, si immedesimava a tal punto nelle vicende rappresentate da liberarsi dalle passioni portate in scena.           
La scuola pubblica era un’istituzione che rientrava nelle finalità dello Stato,  quell’organismo creato dall’uomo per la libertà e la felicità dei cittadini.  
Alessandro Magno (356 - 323 a.C.), educato da Aristotele nella cultura greca,  con le sue conquiste amplia il classico mondo greco e “impone” alla società della polis la necessità di forme nuove di governo, confronto con culture diverse costruite con modalità lontane dalla speculazione filosofica, quindi nuovi modelli educativi scolastici e pedagogici. La morte prematura, non gli permise di realizzare il sogno di fondere i greci con i barbari e amalgamare insieme vincitori e vinti in nome di quell’ideale panellenico proclamato tempo prima anche da Isocrate. Successivamente al periodo aristotelico, i Tolomei, nel III secolo a.C. edificano ad Alessandria d’Egitto il Museo ( che significa “Istituzione sacra alle Muse”, protettrici delle attività intellettuali) all’interno del quale era annessa la Biblioteca che insieme costituivano un grande e vivo centro culturale e scientifico di confronto e di studi vari. Grande fioritura ebbero quindi ad Alessandria d’Egitto, la filologia, la grammatica, la geografia, la medicina, la geometria, la meccanica e l’astronomia oltre ovviamente alla filosofia. Le espansioni territoriali e politiche, diffonderanno lo spirito greco, l’eroica capacità umana nella lotta contro il destino, che diventerà patrimonio comune a tutti gli abitanti dei Regni Ellenistici, base per lo sviluppo di una nuova civiltà il cui processo si interromperà purtroppo con la chiusura dell’Accademia di Filosofia di Atene nel 529 d.C. con decreto dell’imperatore cristiano d’Oriente Giustiniano .
Con l’inizio del periodo ellenistico l’impero greco si frantuma in realtà diverse e la stessa società greca subisce notevoli cambiamenti: il cittadino della polis fino ad allora largamente coinvolto nella gestione della vita pubblica diventa un individuo alla ricerca di una nuova felicità interiore.
Tre grandi scuole di filosofia si contendono principalmente lo sviluppo della nuova civiltà ellenica: quella scettica, quella epicurea e quella stoica. Propongono criteri differenti su come il soggetto possa acquisire una nuova sicurezza. Patrimonio culturale comune a queste correnti filosofiche era prevalentemente la scuola socratica da cui gli scettici elaboreranno  una critica alle facoltà conoscitive dell’uomo sia attraverso  argomentazioni sulla fallacia dei sensi che dell’intelletto con le successive conseguenze per la vita concreta.  Gli epicurei invece partendo dalla concezione materialistica dell’universo di Democrito (Abdera circa 460 – 370 a.C.), svilupperanno una proposta orientata a liberare l’uomo da paure e angosce per una vita alquanto libera da preoccupazioni. L’ideale dell’imperturbabilità sarà discusso e diversamente proposto anche dalla scuola stoica. Le argomentazioni del suo fondatore Zenone di Cizio (333-263 a.C.) verranno  successivamente inquadrate con sistematicità dottrinale ad opera di Crisippo di Soli (281-208 a.C.).
La scuola stoica si occuperà di logica, di fisica e di etica, attribuendo alla logica il criterio di verità su cui fondare l’etica. Definisce  a tal proposito il logos (la ragione)  principio veritativo in logica, cosmologico in fisica e normativo in etica. Il logos è concepito come una divinità che presiede all’ordine universale con intenti provvidenzialistici. L’individuo è invitato a cercare l’armonia con il logos (o anima del mondo) per acquisire la pace dell’animo. Allo stesso modo l’etica è una elaborazione conforme all’ordine universale. Grazie alla convinzione che uno stoico vive e agisce dove il logos lo ha collocato, questa scuola filosofica darà spesso attivi uomini politici e diventerà la corrente di pensiero che maggiormente influenzerà la cultura della classe dirigente romana.   
La filosofia ha sempre proposto modelli  di concezione del mondo e della vita, elaborazioni educative davanti ai sentimenti, alle passioni, alla libertà, alla felicità, a tutte le problematiche esistenziali.
La pedagogia e l’educazione costruite in epoca ellenistica hanno fatto chiarezza sul significato della vita e dell’esistenza, sulla costruzione di personalità attente ai valori interiori, sensibili alle necessità culturali e impegnate a cercare di decifrare il  nuovo mondo.
Il periodo tra il 323 a.C., data della morte di Alessandro Magno, e il 31 a.C. anno della vittoria romana ad Azio e annessione dell’Egitto a Roma , è inquadrato storicamente come periodo ellenico. La Grecia pur divenuta provincia romana nel 27 a.C., diede origine nei due secoli precedenti a opere letterarie estremamente rilevanti di arte retorica sviluppate da Apollodoro di Pergamo, Teodoro di Gadara che fu tra l’altro anche precettore dell’imperatore Tiberio e Dionigi di Alicarnasso, massimo esponente dell’atticismo.
Il 31 a.C. segna anche il crollo della repubblica e la nascita dell’impero romano con gli inevitabili sconvolgimenti sociali e politici. Lo stoicismo sarà determinante nel permettere di ritrovare un assetto giuridico all’impero nascente: aiuterà a separare la sfera pubblica dell’uomo dalla sua vita privata e insegnerà a ognuno ad assolvere bene i propri compiti sociali.
Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), contribuì notevolmente a far conoscere a Roma le filosofie ellenistiche. La formazione dell’oratore da lui promossa  non segue più la via sofistica, indifferente per il contenuto esposto a discapito del culto esclusivo per la forma ma tende a realizzare l’ideale proposto da Catone,  a non escludere temi inerenti la condotta, l’anima, la morale, le leggi e il diritto. Pur definito storicamente un eclettico, la sua riflessione filosofica era molto vicina agli stoici e non ammetteva le passioni contrarie alla ragione.
Lucio Anneo Seneca (4 a.C. – 65 d.C.), precettore dell’imperatore Nerone, lavorerà molto per una pedagogia che non abbia solo valore per la scuola ma soprattutto per la vita. Il maestro doveva tendere alla formazione della coscienza morale in quanto giudice delle azioni umane.
Gradualmente arriviamo a Marco Fabio Quintilliano, il più importante scrittore romano di pedagogia nonché il primo maestro pagato dallo Stato. Si pone complessivamente in linea con la filosofia di Catone e di Cicerone. Si preoccupa di formare l’oratore fin dalla sua infanzia attraverso prima nutrici idonee e poi maestri adeguati. Insiste sull’importanza dell’educazione pubblica rispetto a quella privata per il più facile inserimento del bambino nella vita sociale,  più  adatta poi a  provocare l’emulazione e ad aiutare nella formazione attraverso l’osservazione dei meriti e dei demeriti degli altri compagni. In linea con la pedagogia classica era nettamente fautore di una educazione preventiva. Intese la scuola come un gioco per i fanciulli al punto da definire l’insegnante il maestro dei giochi.
La cultura giudaica e quella ellenica entrarono in relazione nel III secolo a.C. determinando uno degli eventi più importanti di quel periodo storico. Fu facilitata attraverso la diffusione di opere letterarie giudaiche  compilate in lingua greca  tra cui la traduzione della Bibbia dei Settanta.    
Filone di Alessandria d’Egitto (25 a.C. - 41 d.C.), ebreo di origine ma di lingua e formazione greca, è l’esponente più importante della cultura giudaico-ellenistica e il teorico del processo di assimilazione delle due civiltà. Aveva elaborato una filosofia fondendo temi biblici con concezioni platoniche e stoiche permettendo un incontro più profondo tra speculazione greca e tradizioni semite . Un impatto particolare si avrà con il cristianesimo, nato dall’ebraismo e con il quale condivide, con interpretazioni diverse, parte della Bibbia. Fondatore del cristianesimo è Gesù Cristo (4-6 a.C. – 28-30 ) Figlio unigenito di Dio fatto uomo. Una novità assoluta sia per la cultura greca che ebraica: l’incarnazione della divinità, che determinerà un nuovo concetto della vita e comporterà di conseguenza anche una rivisitazione dell’educazione. L’individuo è considerato creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio e destinato a tornare nel regno del Padre.
Il cristianesimo considera l’esistenza umana come una lotta non facile per giungere alla salvezza eterna.
Fondamentale resta la distinzione dei diversi periodi della storia cristiana perché diversi sono i contesti in cui è annunciato il Vangelo. Tra il cristianesimo vissuto nella sua immediatezza e il confronto culturale si stabilì un immediato rapporto dovuto fondamentalmente sia alle aree culturali e civili nelle quali il cristianesimo penetrò, sia al contributo di quella parte dei cristiani dei primi secoli provenienti dal paganesimo e più particolarmente sensibili alle problematiche letterarie, filosofiche e pedagogiche. Se da un lato l’educazione cristiana è la trasformazione dell’uomo da cittadino del regno terreno a membro del regno celeste conosciuto dal cristiano non attraverso l’indagine razionale ma tramite la fede nella Rivelazione di Dio, da un altro lato la formazione del cittadino greco non era semplicemente quella di un individuo chiuso nello spazio incluso tra la nascita e la morte perché temi della salvezza umana non erano estranei alla filosofia fin dalle sue origini e ampiamente trattati e sistemati da vari filosofi, tra cui Aristotele nel III secolo a.C. nella Metafisica. La loro elaborazione non si era mai interrotta e anzi le opere di Plotino  (Licopoli 203 – Minturno 270)  raccolte nelle Enneadi dal discepolo Porfirio (Tiro 233 - Roma 305), saranno fondamentali per interpretare e trasmettere la complessità di contenuti rilevanti della fede cristiana ed ebraica prima e islamica poi.
L’incontro tra la cultura greca è la fede cristiana primitiva ha permesso di elaborare ulteriori conoscenze dell’uomo e migliorare la sua condizione esistenziale.  Le cose  cambieranno notevolmente dall’editto  dell’imperatore romano Costantino con il quale la religione cristiana verrà elevata a religione di Stato : gli interessi mondani di una parte della nascente gerarchia cristiana consegneranno purtroppo alla storia alcune atrocità mostruose come quella della filosofa e martire pagana Ipazia (morta nel 415), massacrata da monaci cristiani su incarico, sembra, dell’allora vescovo di Alessandria d’Egitto Cirillo (376-444 ca.) .  
Le stesse scuole filosofiche che avevano accolto con rispetto e in un confronto leale il cristianesimo saranno perseguitate fino alla loro completa messa al bando con un decreto dell’imperatore Giustiniano che nel 529 imponendo la chiusura dell’Accademia di Filosofia di Atene, chiudeva di fatto l’emblema del libero pensiero e faceva calare dopo diversi secoli un triste sipario sulla civiltà non solo greca ma del mondo intero. Il sistema politico-sociale che l’uomo aveva costruito non attraverso la rinuncia alla propria libertà per fronteggiare bisogni, interessi e paure, come erroneamente si vorrebbe far credere per legittimare le leggi e gli interventi educativi  delle società successive, ma al contrario per realizzare la sua dignità ponendo proprio nella polis il dovere di aiutarlo a concretizzare questo suo diritto e fine ultimo. Pone tra l’altro anche delle tracce importanti sulle radici dei diritti umani e della democrazia. Valori diffusamente riscontrabili anche nel Nuovo Testamento. La stessa schiavitù in Grecia, a differenza di quella presente negli Stati limitrofi, era sottoposta a una regolamentazione civile: un padrone non aveva il diritto di maltrattare uno schiavo. Vere schiavitù erano ritenute le passioni, gli istinti, da cui bisognava cercare di liberarsi perché nemiche della libertà e della felicità umana. Editti imperiali che non stavano solo danneggiando il libero pensiero ma stavano  cancellando un patrimonio culturale attraverso cui una civiltà era riuscita a far fronte alle paure umane e a prevenire le angosce esistenziali, che nei secoli successivi in una società ormai completamente diversa, con la marginalizzazione dell’uomo determineranno le crisi d’identità e i drammi delle nevrosi che progressivamente in epoca contemporanea origineranno  vere e proprie tragedie umane.
Il periodo medievale che copre diversi secoli è caratterizzato da varie espressioni educative. Un’educazione conventuale portata avanti dalla Chiesa attraverso istituzioni quali cattedrali, chiostri, seminari dove le persone candidate al ministero sacerdotale venivano istruite alle discipline religiose. Abbiamo poi l’educazione feudataria o cavalleresca che rappresentò nella vita civile quello che l’educazione monacale rappresentava nella vita religiosa. La cavalleria era il cuore della società feudale, un ordine secolare a cui l’iniziato è introdotto in qualità di paggio e scudiero. Caratteristiche della formazione del cavaliere erano la gentilezza, le cortesia e la generosità. Doveva poi dedicarsi a servire le donne della corte, a imparare a usare le armi, doveva impegnarsi ad aiutare la Chiesa nel suo compito e difendere donne, bambini, vecchi e poveri. Le conseguenze delle dispute tra il potere papale e il potere imperiale crearono le condizioni sociali che permisero la nascita dei comuni determinando una terza via educativa, un nuovo cardine di vita spirituale governato dalla borghesia attraverso ordinamenti e scuole indipendenti dalla Chiesa. Le tematiche medievali tra fede e ragione, intrecciandosi e identificandosi anche su paradigmi epistemologici ed educativi,  contraddistinsero un dibattito con le inevitabili conseguenze negative sulla cultura pedagogica determinando un’educazione clericale, passiva, meccanica e dogmatica presentando alle menti una verità impacchettata e rendendo gli alunni completamente passivi alla ricerca personale.
Al termine del lungo periodo medievale, con l’Umanesimo, abbiamo un  rinnovamento culturale incentrato sugli ideali del mondo classico. Si elabora complessivamente una visione razionale, ottimistica e laica dell’uomo e della vita che consentirà successivamente con il Rinascimento un ampliamento di orizzonti e interessi culturali attraverso un nuovo tipo di indagine sulla realtà che degenererà purtroppo verso il sacrificio dell’uomo.
E’ in questo periodo che affonda le sue radici anche  la scienza moderna da cui eredita la fiducia nelle capacità conoscitive dell’uomo. E’ con la nascita della scienza moderna che si completa in un certo senso il processo di distruzione con la filosofia greca dopo essere stato in elaborazione-gestazione per l’intero medioevo cristiano. Il suo lento progresso dissolve nel contempo il mistero che gli uomini credevano fosse parte integrante della natura. Ma insieme alla conoscenza fa la comparsa un tipo di dominazione ben diversa, una dominazione concreta che non deriva dalla ragione ma dalla volontà degli uomini. Se allora la natura non è più sacra, ma è un insieme di oggetti materiali senza senso nulla allora ci proibisce di servircene come vogliamo per realizzare i nostri desideri. La natura perde il suo incanto, il mondo diventa un grande magazzino dove è possibile attingere a volontà facendo attenzione solo a preservare le riserve per l’avvenire. Ma il XVII e il XVIII secolo sono caratterizzati anche da personalità rilevanti, come i filosofi Renato Cartesio (La Haie, Touraine 1596-Stoccolma 1650)  e Immanuel Kant (Konigsberg 1724-1804) per i quali il progresso scientifico aveva ancora intento emancipatore proficuo per l’umanità, per raggiungere obiettivi superiori quali la libertà e la felicità. La fiducia nelle scoperte scientifiche non era qualcosa subentrato per caso ma trovava il suo riferimento riflessivo negli sconvolgimenti naturali e nel nostro caso  nel terremoto che nel 1755 in Portogallo  causò migliaia di morti, aprendo un dibattito sulla reale fiducia nella natura,  alimentando tra molti filosofi l’idea di una felicità da conquistare attraverso le scoperte scientifiche, un benessere che il controllo della natura poteva rendere possibile. Si pensava quindi che se il progresso scientifico poteva consentire la conquista della libertà e della felicità, lo sviluppo delle scienze avrebbe portato anche al progresso della civiltà.
Gradualmente però il progetto dell’Illuminismo sfocerà in una realtà del mondo completamente tecnica non più associata a un ideale di felicità e di libertà del progetto scientifico ma conducendo di conseguenza alla scomparsa dei fini a vantaggio dei mezzi.
In questo nuovo contesto tecnologico della concorrenza generalizzata o globalizzata, il concetto di progresso cambierà completamente di significato: non sarà più riferito a ideali trascendenti, con al centro l’uomo e i suoi diritti di libertà e felicità, ma a un risultato meccanico della libera concorrenza. E’ un progresso che non ha altro fine che se stesso, non ha altro interesse oltre la competizione tra i concorrenti. Questa è la radice dello sviluppo straordinario e incessante della tecnologia strettamente legato alla crescita economica e al potere finanziario tale da condurre lo stesso potere degli uomini sul mondo a diventare un processo automatico, oltre la loro volontà, il risultato inevitabile della competizione.
Uno scenario, quello tecnologico, privo di finalità, privo di qualsiasi obiettivo definito. Quindi estremamente pericoloso perché nessuno può sapere dove potrà portare questo corso di eventi  prodotti meccanicamente dalla competizione e non diretti dalla volontà consapevole degli uomini uniti collettivamente intorno a un progetto in seno a una società che ancora nel secolo scorso poteva chiamarsi repubblica che etimologicamente significa “causa comune”.
L’epoca tecnologica è quella di un fenomeno senza limite non finalizzato più al dominio della natura o della società per essere più liberi e più felici, ma di controllare per controllare, di dominare per dominare, la competizione per la competizione.
E’ la materializzazione delle “profezie” di Friedrich Nietzsche (Roecken,Luetzen, 1844 – Weimar 1900) che nella tecnologia vedeva il disincanto del mondo, l’eclissi del senso della vita, la scomparsa degli ideali superiori e l’affermazione della volontà di potenza nel progresso fine a se stesso.
Quindi mentre la pedagogia medievale ha generato formalismi, comportamenti stereotipati e codici comportamentali imponendo delle maschere esistenziali che trasmetterà nelle società moderna e contemporanea in cui l’uomo, privo di identità, definitivamente svuotato dalla tecnologia di ogni altro valore residuo andrà incontro ad angosce esistenziali e nevrosi. Condizioni sociali, politiche e culturali per le quali si giustificherà il bisogno di una scienza psicologica autonoma dal contesto filosofico naturale di sempre, nonché, cosa gravissima, dalle scienze umane. Interessata a correggere attraverso differenti proposte psicoterapiche i comportamenti umani che sconfinano dalla dimensione delle maschere esistenziali. Propagandare la falsità di aiutare l’uomo quando invece sarebbe più onesto dire: “permettere a quello che ancora di lui può definirsi umano a sopravvivere nella  condizione determinata dalla società del meccanicismo tecnologico”. Anche sul versante farmaceutico inizierà la produzione di psicofarmaci per aiutare-sedare gli individui resistenti agli interventi psicoterapici.
Molto probabilmente se un artista come Vincent Van Gogh fosse vissuto oggi non avremmo avuto i suoi capolavori perché sarebbe tranquillamente finito in terapia psicoterapica o, peggio ancora, psichiatrica.
A questo contesto sociale sono da imputare la completa marginalizzazione dell’uomo, le crisi di identità, le angosce esistenziali e le nevrosi nonché la responsabilità di molte tragedie umane. Tale ritengo, come premesso, la tragedia di Novi Ligure dove due adolescenti Erika De Nardo e Omar (Mauro) Favaro saranno condannati a diversi anni di carcere per il duplice omicidio volontario di Susy (Susanna) Cassino e Gianluca De Nardo rispettivamente madre e fratello minore di Erika . La Magistratura, “macchina giuridica”, trasformata al pari di tutte le altre istituzioni a difesa degli interessi di questo sistema meccanicistico tecnologico, con quella sentenza non poteva esimersi dall’applicare le incivili leggi appositamente legiferate. Ma per una verità processuale arriva sempre il momento, prima o poi, di doversi confrontare con la verità storica: quella fondamentale! Come ho già spiegato nell’analisi di quegli avvenimenti le motivazioni per le quali non ho condannato ne Omar e ne Erika e che tra i due considero Erika la meno responsabile della vicenda al punto che auspico, con questo saggio, una sua presenza attiva nella formulazione di un Nuovo Umanesimo che rettifichi il corso della storia e restituisca all’uomo il diritto alla sua identità di essere umano intrinsecamente aperto al bene e alla verità.
La sessualità, valore edificante nell’epoca classica , via di ascesi spirituale nello yoga tantrico indiano, è stata ridotta a un prodotto commerciale, a misero mezzo procreativo, umiliata a scaricare l’aggressività umana o,  peggio ancora, a soddisfare bisogni di affetto propinati per amore.
Le passioni, nemiche dell’amore, della libertà e della felicità umana, definite le vere schiavitù dal filosofo Seneca , sono state riciclate e somministrate in “pillole” varie, etichettate ora in passioni d’amore e ora in sogni da realizzare, gettate nell’uomo impoverito a un cumulo di desideri ambulanti che trascinano un corpo verso la meta del  nichilismo.
La bellezza, che i pitagorici inserivano in rapporto con la simmetria e la proporzione, che Platone collegava all’eros in grado di condurre l’uomo alla pienezza dell’essere e che Plotino, in piena epoca ellenistica,  definisce addirittura l’unica idea metafisica “visibile” capace di aiutare l’anima nel cammino di ritorno all’Uno, “fonte di ogni bellezza” , è stata declassata a sterile estetismo celebrato nelle più svariate forme.
La famiglia, l’organizzazione sociale di base, istituita quale mezzo per la realizzazione dell’essere è diventata il fine di se stessa. Non è più neppure quella che segue il fanciullo per introdurlo nella vita adulta come avveniva con l’aiuto dei genitori nella cultura ebraica. Un sistema talmente avulso dalla speculazione che porta la stessa donna, molte volte, a offrirsi addirittura come oggetto.
I valori umani, parte integrante dell’essere, definiti dall’indagine razionale e cuore di ogni civiltà, sono sottoposti alla volontà delle inconsistenti opinioni propagandate come verità.
Sono daccordo con  Martin Heidegger (Messkirch 1889-1976) che  la filosofia deve ritornare pienamente alla sua vocazione originaria, deve lasciar stare le sue attività sulla definizione delle leggi della natura e delle regole del funzionamento della mente, smettere di essere compagna di viaggio di scienza e tecnica che trascurano l’essere perché troppo impegnate per finalità commerciali, esigenze di potere, conoscenza e  trasformazione della realtà dimenticando l’uomo senza il quale nessun ente esisterebbe. Scienza, tecnica e sistemi di potere lo hanno ridotto a ente tra gli enti, a oggetto tra gli oggetti, ma l’uomo è ben altro che un ente come gli altri, è un essere dotato di coscienza dell’essere e di linguaggio per argomentarne fino a raccogliere l’essere.
E’ più che mai importante impegnarsi per la stesura di una nuova epoca umanistica perché il corso della storia è diventato meccanico e anonimo. Occorrono idee e ideali nuovi che permettano all’uomo di riprendere il controllo del suo destino. Rilanciare la necessità delle scienze umane. La filosofia deve uscire dai limiti di una disciplina scolastica specializzata in settori particolari, deve riacquisire un fine morale perché la storia umana possa riprendere il suo corso e procedere nella direzione giusta. Deve ritornare a interrogarsi sulla theoria, sulla morale, sulla salvezza umana in un rapporto complementare con scienze sperimentali e teologia. Il dibattito contemporaneo sulla metafisica è diventato un dibattito tendenzialmente epistemologico, anziché ontologico. L’essere non può definirsi con il linguaggio quantitativo delle scienze sperimentali moderne perché l’essere  è soprattutto qualitativo, va al di la dello stesso linguaggio della dialettica totalizzante di  Friedrich Hegel (Stoccarda 1770 – Berlino 1831). Dovrebbe essere affrontato con un linguaggio insieme qualitativo e incontrovertibile che contenga le necessità scientifiche e la qualità spirituale della vita simbolica.
L’uomo non è una serie di processi meccanici come vorrebbe il materialismo. In lui c’è  l’idea di qualcosa in eccesso rispetto alla natura e alla storia: ha la coscienza di qualcosa, come sostiene Edmund Husserl (Prossnitz, Moravia 1859- Friburgo in Brisgovia1938), ma limitata da un mondo esterno che la rende finita. Un lavoro sull’essere che nello stesso tempo proceda intorno all’idea di un ampliamento del pensiero, per aiutare l’uomo a uscire dal cerchio limitato dell’egocentrismo, dalle limitazioni del particolare, qualità esterne e periture degli esseri che ha la pretesa di amare. Invitarlo, a fondersi con un orizzonte superiore e accedere all’universale per conoscere e amare la singolarità di tutti gli esseri e di tutte le opere fino a vivere l’abolizione del tempo che la gabbia delle limitazioni del particolare gli danno. Riuscire a liberarsi dalla tirannia del passato e abitare questo presente finalmente sereno e senza sensi di colpa. Un momento di eternità in cui svanisce la paura della morte per capire quello che ha di giusto una grande visione del mondo diversa dalla propria perché ogni grande filosofia sintetizza con il pensiero un’esperienza fondamentale dell’umanità, dove il rispetto dell’altro non esclude la scelta personale ma al contrario ne costituisce la condizione essenziale. Un’educazione che liberi l’uomo dalle paure che lo imprigionano in un esistenza finta aperta pericolosamente a reazioni violente.
Il recupero autentico dei percorsi psicopedagogici e psicoanalitici finalmente antropocentrici e non più rinchiusi nelle strettoie delle scienze particolari ateistiche e meccanicistiche che umiliano la dignità umana. Provare a fermare questo vortice del nulla per ridare il giusto valore all’uomo.

  
Dott. Raffaele Bocciero                                          

 

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Cfr. Joel Schmidt, Dizionario di mitologia greca e romana, p. 55 -56.

Cfr. Giovanni Reale – Dario Antiseri, Storia della filosofia, Vol. 1°, p. 367.

Cfr. Enciclopedia Generale De Agostini, Sezione storia, p.300.

Cfr. Giovanni Reale – Dario Antiseri, Storia della filosofia, Vol. 1°, p. 415.

Cfr. Michel Lemonnier O. P., Storia della Chiesa, p. 110 – 112.

Cfr. Bocciero R., Il caso della filosofa Ipazia trucidata da monaci cristiani, in: www.filosofiaelogos.it.

Cfr. Bocciero R., A due settimane dalla liberazione di Erika De Nardo rileggere i tragici avvenimenti di Novi Ligure per ricostruire una società a dimensione umana, in: www.filosofiaelogos.it.

Cfr. Bocciero R., La sessualità nella Grecia classica, in: www.filosofiaelogos.it. 

Cfr. Seneca, Lettere a Lucilio (lettera 39, Bisogna dominare le passioni).

Cfr. Plotino, Enneadi, a cura di Giuseppe Faggin, p. 138 - 141.

 

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