Rifondare l'economia italiana per l' Europa dei Popoli


09 Giugno, 2015 | Categoria: Attualità | Commenti
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Italia-nostra

La congiuntura economica che sta creando milioni di poveri in alcuni Stati dell’Unione Europea merita riflessioni adeguate prima che possa comportare conseguenze difficilmente controllabili. Una crisi fatta di disoccupazione e licenziamenti con gravi problemi a intere famiglie. Una situazione che se venisse diligentemente considerata potrebbe trasformarsi in occasione favorevole al nostro Paese per rifondare completamente la sua economia e creare presupposti per rivedere diversamente l’Unione Europea. Occorrerebbe un’autentica classe politica che riponga fiducia nelle capacità e nelle risorse del nostro popolo perché ha dimostrato ampiamente di avere carattere sufficiente attraverso il quale ha saputo emergere da periodi anche peggiori di questo come quello successivo alla seconda guerra mondiale col suo peso di lutti e distruzioni che avevano dilaniato l’Italia. A tutt’oggi il Paese avverte il dramma di una crisi di cui non si intravede a breve termine una via d’uscita malgrado i tanti osannati provvedimenti urgenti che negli ultimi anni svariati governi tecnici hanno emanato. Interventi che sembrano però più iniziative tese a salvaguardare gli interessi del potere finanziario della BCE che del popolo sovrano della Repubblica italiana. A un’attenta analisi, tuttavia, sono alcuni decenni che il Paese non naviga più in buone acque. Dagli anni’90 qualcosa è successo nella politica interna italiana frenando quell’ascesi del Paese che aveva permesso all’Italia un’ampia autonomia politica dalla sfera d’influenza degli Stati Uniti d’America, un considerevole peso mondiale con un ruolo di primo piano nel mediterraneo. Nel 1975 con il governo guidato da Aldo Moro l’Italia occupa prestigiosamente la presidenza della Comunità Europea ed è la sesta economia più potente della Terra. Partecipò autorevolmente alla riunione proposta dall’allora Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing nel castello di Rambuillet. Dal 2010 è ammessa a partecipare agli incontri degli Stati economicamente più potenti del pianeta solo per onore al suo passato lignaggio politico perché presenta ormai un’economia definita di scarso fatturato produttivo, scarso peso economico nonché poca capacità di proiettarlo nel mondo. Un Paese che dal suo ingresso nella zona euro si è ritrovato con una perdita di prestigio internazionale e progressivamente impantanato in una crisi economica molto difficile da gestire con un debito pubblico sempre più fuori controllo al punto da giustificare ogni manovra fiscale ai danni dei cittadini. Una situazione che è progressivamente peggiorata e che governi dipendenti politicamente dalla BCE sono costretti ad adottare manovre fiscali dove la considerazione del benessere del popolo sembra sempre più subordinata agli interessi speculativi dell’alta finanza che domina incontrastata la scena politica europea. Un Paese che si sta trasformando  in una nazione della precarietà e con una massa di disoccupati in forte aumento dove la gente è costretta a vivere tra rilevanti difficoltà modificando radicalmente anche lo stile di vita del cittadino medio italiano. Credo che bisognerebbe approfittare della crisi per recuperare insieme all’agricoltura e al turismo, considerevoli ricchezze nazionali, la tradizione industriale della piccola e media impresa nonché artigianale del nostro Paese perché l’economia procede per cicli. La situazione attuale rispecchia gli anni duri del dopoguerra con il boom economico al dramma della sconfitta della seconda guerra mondiale. Lo spirito sano degli italiani deve riuscire a risorgere e a sconfiggere la speculazione finanziaria: la madre di tutti i mali. La speculazione finanziaria è una vera e propria calamità antitesi alla civiltà e va combattuta con tutte le forze disponibili. Il mondo con la sua storia sta cambiando come succede da quando è iniziata la vita sul pianeta e ogni mutamento in se è sempre positivo anche se esso produce una selezione naturale con tutte le possibili conseguenze del caso.
Tutto questo può produrre inaspettatamente anche buone possibilità di incremento del benessere attraverso le quali l’umanità può avanzare verso una maggiore sicurezza per il futuro. Mai permettere che nessuna oscurità possa avvolgere completamente la luce perché potrebbe determinare la fine della nostra storia. L’attuale crisi economica ha permesso di comprendere la necessità di riformulare l’economia fondata sull’etica, sui comportamenti e sulle regole per consentire di trovare ragioni più profonde  dell’economia stessa dove l’uomo e l’ambiente non siano marginali ma adeguatamente considerati in uno sviluppo equo e sostenibile. L’esclusivo obiettivo dell’arricchimento materiale e del successo personale senza considerare l’importanza del bene comune può solo comportare ulteriore distruzione di ricchezza e aumento della povertà perché il fine della produzione in una corretta economia non è separabile da quello del consumatore senza determinare il fallimento del sistema. Bisogna adoperarci quindi per un completo rinnovamento politico-culturale per garantire una società italiana migliore che possa anche incidere nella riconsiderazione dell’Unione Europea da unione monetaria a unione di popoli e tradizioni diverse in una prospettiva, se necessario, più allargata agli stessi popoli italici portatori di storia e costumi propri, dove il mercato sia integrato nella società civile e non più lasciato a se stesso. Dove capitale e forza lavoro possano incontrarsi nella positiva gestione di un’azienda a vantaggio della collettività. Ricreare solidarietà e fiducia tra le parti attraverso interventi mirati responsabilizzando l’uomo e il suo aristotelico bisogno di “animale politico” dove nessun intervento economico può prescindere dalla giustizia sociale. Lo Stato deve riacquisire il valore della democrazia per permettere alle realtà sociali di determinare condizioni per la difesa della libertà e della concorrenza nella gestione del bene comune in una ritrovata indipendenza politica  perché il diritto naturale è integrato nella natura umana e da cui la stessa economia non può prescindere e ne tantomeno può essere concesso alle banche.     

dott.Raffaele Bocciero per filosofiaelogos.it

 
  Fonte: filosofiaelogos.it  
   

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