I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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La Macchina delle copie

copie

Questa volta vogliamo partire da un particolare emerso dai racconti degli addotti in Italia e
ancora prima negli U.S.A. Ad esempio (Linda Porter, 1963 Porterville, California.) la formazione
delle copie,che avviene all'interno di cilindri, sottolineando il fatto che, non vogliamo ripetere
quanto già conosciuto in merito a tale argomento, ma che si vuole soltanto trovare una possibile
spiegazione al funzionamento del meccanismo di copiatura .
Dalla testimonianze raccolte risulta che l'addotto viene introdotto in un contenitore
cilindrico trasparente totalmente immerso in un fluido caldo più denso dell'acqua e meno dell'olio
(così descritto dagli addotti) di colore verdastro dove è possibile respirare.
Il fatto che in poco tempo gli alieni e alcuni fazioni militari, riescano a creare una copia di
un individuo, uguale in tutto e per tutto, (tranne per la caratteristica di avere l'innesto di un' anima),
è molto interessante.

La “Tomba di Cristo” [37]

01 Febbario, 2012 | Category : Esoterismo | Author: Fonte | Condividi | Commenti

Gli ultimi anni ci hanno abituato a rivelazioni epocali, a incredibili scoperte in grado di rivoluzionare il corso della nostra storia o a modificare le nostre credenze. Lo scorso febbraio una nuova bomba è esplosa nel mondo dell’archeologia lanciando i propri dardi infuocati nel già tormentato campo dell’archeologia biblica e della religione. Un mix di fanta-archeologia, unita ad abili tecniche pubblicitarie, hanno fatto gridare a quella che da molti è stata considerata la “scoperta archeologica più importante della storia: il ritrovamento della tomba di Gesù e della Santa Famiglia“. Quale credibilità si può dare ad una affermazione tanto eccezionale. I vangeli quanto le trascrizioni giunte fin dal più remoto passato della nostra religione e della storia ci avevano infatti abituato a conoscere un corso degli eventi diverso da quello recentemente sbandierato a livello mondiale da giornalisti, documentaristi e studiosi. Cristo era asceso al cielo dopo tre giorni dalla sua morte e la Santa Famiglia, intesa come una discendenza terrena del Messia, erano considerate il frutto di speculazioni e distorsioni di una ricerca biblica fuori da ogni canone e rigore scientifico. Dan Brown ci aveva parimenti introdotto, attraverso le pagine del suo celebre romanzo Il Codice da Vinci, a nuove ipotesi interpretative affascinanti, in alcuni casi plausibili ma comunque poste sotto la forma di un romanzo che di storico ha dimostrato aver ben poco.

Tomba

Autore di questa nuova ri-scoperta è stato il regista di “Titanic” James Cameron , vincitore di ben 11 premi Oscar e, negli ultimi anni, prestatosi al mondo della ricerca storica e archeologica come documentarista attento e scrupoloso. Il suo “The Lost Tomb of Jesus” (La tomba perduta di Gesù), documentario prodotto in esclusiva per Discovery Channel, ha letteralmente imposto a milioni di spettatori la prima presunta prova storica di una sopravvivenza terrena, e di una discendenza reale, di Gesù. Ben presto però ad affondare le convinzioni del regista non è stata la montagna di ghiaccio del Titanic ma il parere di molti e autorevoli archeologi mediorientali e occidentali, come Amos Kloner e padre Michele Piccirillo, che hanno letteralmente dimostrato l’invalidità storico-metodologica, nonché ricostruttiva, delle tesi sostenute da Cameron mentre non sembra parimenti rientrare nel panorama dell’archeologia-patacca, come è stata da molti definita, la scoperta di un seme di dattero germogliato dopo ben 2000 anni e ritrovato durante alcuni recenti scavi condotti presso la fortezza di Masada.

La storia del “ritrovamento” avvenuto lo scorso Febbraio non è infatti di questi giorni ma risale a ben 27 anni fa quando durante i lavori di costruzione di alcuni palazzi a Talpiot, sobborgo di Gerusalemme a pochi chilometri dal Santo Sepolcro, fu rinvenuta da alcuni operai una grotta di 2000 anni contenente 10 urne funebri. Nel documentario di Cameron, co-firmato dal documentarista Simcha Jacobovici, si sostiene che la grotta avrebbe ospitato gli ossari di Gesù di Nazareth, della Vergine Maria e di Maria di Magdala, detta la Maddalena, oltre quelle di un certo Giuda, il figlio che secondo molte correnti di pensiero e di ricerca moderne sarebbe nato da un legame fra Gesù e Maria Maddalena. Vera o no che sia la tesi di Cameron il destino del sito sembra aver trovato maggior gloria delle tesi riportate in auge dal suo moderno scopritore. Secondo il Jerusalem Post, una commissione di indagine voluta dall’Autorità delle Antichità israeliane e dal comune di Gerusalemme vorrebbe, a breve, aprire il sito al turismo di massa e consacrarlo quindi indirettamente come nuovo luogo di interesse storico della nazione di Israele.

Il forte scetticismo dimostrato da molti archeologi pesa però sempre di più e inesorabilmente sulle reali basi storiche all’origine di questa scoperta.

Tra i primi detrattori troviamo Amos Kloner lo studioso che nel 1980 guidò i lavori nella cripta. In numerose interviste rilasciate ai maggiori network mondiali Kloner ha ritenuto poco plausibile “che Gesù e i suoi avessero una tomba di famiglia. Erano della Galilea, senza legami a Gerusalemme, mentre la tomba di Talpiot apparteneva a una famiglia della classe media del primo secolo dopo Cristo“. Per Kloner i nomi riportati sulle urne trovate a Talpiot, estremamente comuni nella Palestina di 2000 anni fa, sono stati trovati in molte altre tombe rinvenute nei decenni passati in numerosi siti archeologici, etichettando quindi la tesi sviluppata nel documentario come “una assurdità“.

Padre Michele Piccirillo, dal 1973 alla guida degli scavi francescani in Terra santa e direttore dell’istituto di archeologia di Amman, ha liquidato con la frase “… un chiaro esempio di mala-archeologia” il ritrovamento tardivo della presunta tomba di Gesù e della sua famiglia. “Siamo davanti a un errato uso della archeologia – dichiara – che dalle nostre parti ma anche altrove, impera per far colpo magari a sfondo turistico, o se vogliamo, per alimentare delle cattiverie contro la Chiesa. Non c’è nulla di scientifico in questo ritrovamento“.
Anche Padre Piccirillo commenta che i nomi rinvenuti sulle urne trovate a Talpiot erano molto comuni 2000 anni fa e sono stati trovati anche in altri cimiteri. Secondo Piccirillo, archeologo tra i più stimati in tutto il Medio Oriente, è alquanto “fantasioso pensare di trovare tombe a Gerusalemme appartenenti a persone provenienti dalla Galilea“. “Ogni anno – conclude – siamo di fronte a qualche ritrovamento “importante”: prima la tomba di Haifa, poi quella di Giacomo, adesso quella di Gesù. Il fatto è che quando arrivano notizie di questo tenore dalla Terra Santa vengono subito gonfiate dai giornali. Ma sono solo cose commerciali senza nessun fondamento scientifico“. Vorremmo aggiungere alle parole di Padre Piccirillo la scoperta, avvenuta negli ultimi mesi del 2006, della presunta grotta da cui secondo la tradizione Giovanni Battista avrebbe impartito i propri insegnamenti.

Non sempre però la “mala-archeologia” partorisce mostri informi privi di continuità storica e di realtà oggettiva. Ricordiamo proprio come, attraverso le pagine di ARCHEOMISTERI, lo scorso anno avessimo pubblicato a nostra firma un lungo studio su la dinastia dei Desposini, parenti collaterali del Cristo sopravvissuti alle persecuzioni romane, e protrattasi per i successivi quattro secoli. A tale riguardo storici come Eusebio di Cesarea ci forniscono notizie quantomeno dettagliate a riguardo, ricordandoci anche come una delegazione composta da almeno trenta Desposini fosse giunta a Roma al soglio di Papa Silvestro per reclamare il primato della Chiesa di Gerusalemme su quella di paolino-romana. La realtà storica di questa dinastia “collaterale”, pur se taciuta e non pubblicizzata, ci viene confermata dai documenti storici e dagli stessi scritti dei padri della Chiesa.

 Per quanto riguarda invece le vicende del regista di “Titanic” James Cameron, questi ha difeso strenuamente il suo controverso documentario, principalmente in una conferenza stampa indetta a New York lo scorso febbraio dove sono stati portati e “svelati” due degli ossari al centro delle polemiche.

«Sono un cineasta, non un archeologo», ha sottolineato Cameron che ha detto di essersi inizialmente avvicinato alla materia «da profano, e di essersi convertito: non ho trovato niente che contraddicesse l’ipotesi iniziale». Purtroppo però la sua formazione da cineasta e non da archeologo ha pregiudicato a detta di molti quel rigore metodologico fondamentale per una produzione di questo tipo. «Chi ci critica non ha visto il film, non ha letto il libro che lo accompagna», ha detto il giornalista investigativo canadese Simcha Jacobovici, che ha collaborato al progetto e che è stato inseguito dalle polemiche dopo la conferenza stampa di New York. «Ogni cristiano sa che Gesù è il figlio di Dio e che è morto e risorto il giorno di Pasqua», ha invece affermato Joseph Zwilling portavoce dell’Arcidiocesi di New York, «… nessun presunto test del Dna o un film di Hollywood cambieranno questo fatto».

“La tomba perduta di Gesù” è stato proiettato lo scorso 4 marzo sul canale televisivo inglese Discovery Channel e, nei 59 minuti della pellicola, si è teso a riesaminare i resti archeologici riportati alla luce nel 1980 e sottoposti, in seguito, a una serie di analisi tra cui test del Dna di materiali umani rinvenuti negli ossari. Il documentario racconta inoltre gli studi effettuati da un’equipe di scienziati, archeologi, esperti di statistica e di genetica, su la contraddittoria decina di ossari rinvenuti durante i lavori di costruzione del complesso condominiale a Talpiot.
Secondo Jacobovici, le analisi statistiche hanno stimato che le probabilità che quelle ossa non siano appartenute a Giuseppe, Maria, Gesù, Maria Maddalena e ad un figlio di Gesù, sono inferiori ad una su cento. Dalle prove del Dna, poi, è emerso che tra i resti attribuiti a Gesù e quelli attribuiti alla Maddalena non vi erano legami di sangue, rafforzando l’ipotesi che i due sarcofagi appartenessero a una coppia di coniugi. Poco dopo la loro scoperta, hanno ricordato Cameron e Jacobovici alla loro conferenza stampa newyorchese, «le ossa furono nuovamente sepolte in un luogo consacrato, come vuole la tradizione ebraica». Ma i progressi della scienza genetica – ha aggiunto Jacobovici – permettono oggi di realizzare analisi del Dna anche partendo da minuscoli residui, dalle polveri lasciate da quelle ossa.

Le ultime informazioni emerse lo scorso Aprile da studiosi come Amos Kloner tenderebbero a confermare l’ipotesi della strategia mediatico-pubblicitaria; “…vogliono soltanto ricavarne dei soldi” è stato il suo ultimo secco commento. Aspri anche i commenti degli esponenti religiosi e della comunità scientifica da molte parte del globo. “Le prove storiche, religiose e archeologiche dimostrano che il luogo dove il Cristo fu deposto è presso la Chiesa della Resurrezione“, ha detto Attallah Hana, prete Greco Ortodosso di Gerusalemme. Anche Stephen Pfann, studioso della Bibbia presso l’università di Terra Santa a Gerusalemme e studioso intervistato nel documentario, preferisce non dare troppo peso alla scoperta. “Non credo che i Cristiani ci cadranno“, ha detto, aggiungendo di non essere neppure sicuro che il nome di Gesù sia stato letto correttamente sull’incisione: “Più probabilmente si tratta del nome Hanun“.

L’intrigante dibattito non sembra ancora aver cessato la propria corsa, ulteriori aggiornamenti si susseguiranno nei prossimi mesi, a seguito anche di ulteriori prove che lo stesso Cameron afferma di non aver ancora pubblicizzato. Il mondo scientifico osserva e prepara le proprie armi, ovviamente testi e documenti in un paese purtroppo ancora martoriato da una guerra disastrosa, per comprovare definitivamente la sola natura mediatica del materiale prodotto. “Ai posteri l’ardua sentenza”, affermava Manzoni tra le pagine del suo più bel romanzo. Solo il futuro, e nuove scoperte, potranno aiutarci a comprendere un filone che sembra ogni giorno riservarci sempre nuove sorprese.

 

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