I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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La Macchina delle copie

copie

Questa volta vogliamo partire da un particolare emerso dai racconti degli addotti in Italia e
ancora prima negli U.S.A. Ad esempio (Linda Porter, 1963 Porterville, California.) la formazione
delle copie,che avviene all'interno di cilindri, sottolineando il fatto che, non vogliamo ripetere
quanto già conosciuto in merito a tale argomento, ma che si vuole soltanto trovare una possibile
spiegazione al funzionamento del meccanismo di copiatura .
Dalla testimonianze raccolte risulta che l'addotto viene introdotto in un contenitore
cilindrico trasparente totalmente immerso in un fluido caldo più denso dell'acqua e meno dell'olio
(così descritto dagli addotti) di colore verdastro dove è possibile respirare.
Il fatto che in poco tempo gli alieni e alcuni fazioni militari, riescano a creare una copia di
un individuo, uguale in tutto e per tutto, (tranne per la caratteristica di avere l'innesto di un' anima),
è molto interessante.

Illuminati ed effetto Lucifero

   
07 Luglio, 2013 | Category : Attualità | Author: Fonte | Commenti  

AssangeNon so esattamente perché ma quando ho letto il nome di questo autore, professore emerito di Psicologia alla Stanford University di Palo Alto, mi è tornato alla mente quello di uno dei protagonisti di un romanzo "diabolico" tra i più riusciti della storia della letteratura, Rosemary's Baby di Ira Levin (tutti ricorderanno il celebre film realizzato da questa storia da Roman Polanski). Il più satanico tra i protagonisti si chiama Steven Marcato e non ha nulla a che spartire con Zimbardo, se non l'essere stato (nel suo caso in modo scientificamente involontario) artefice, burattinaio di una diabolica incarnazione. Eppure... La storia di Rosemary è la storia "dell’orrore della normalità e per la normalità, dell’angoscia che deriva dall’impossibilità di avere fede: in qualcuno, nella propria famiglia e in ultima analisi di se stessi". E questo è anche ciò che ci racconta lo straordinario saggio scritto da Zimbardo.

Tutto ciò avviene infatti anche in queste pagine, e scopriamo lentamente insieme all'autore l'orrore e l'angoscia nate dalla normalità.
La domanda di fondo è quella che recita il sottotitolo: "cattivi si diventa"? e aggiungerei, "siamo tutti cattivi"? c'è forse dentro noi un essere luciferino che emerge quando le condizioni generali lo consentono? 

Zimbardo ci aiuta a ricordare che Lucifero è un angelo, anzi, l'angelo prediletto da Dio. Rileggendone la storia possiamo capire come già ai tempi della Bibbia l'uomo avesse compreso la lezione che viene da questo saggio in cui ritroviamo le tesi sostenute in grandi libri come Cuore di Tenebra di Conrad o La banalità del male di Hannah Arendt.

Il libro infatti racconta scientificamente come la cattiveria, la malvagità sia in tutti noi. 
Non solo i fatti di Abu Ghraib (Zimbardo non a caso ha testimoniato in qualità di perito nei processi su quegli abusi) hanno dimostrato queste tesi, ma questo libro è la cronaca dettagliata di un esperimento molto precedente che testimonia come in persone normalmente tranquillissime e non violente, emergano in certe condizioni delle manifestazioni di ferocia e di sopraffazione.
Come ci racconta l'autore nella Prefazione, lui era tra le persone che assistettero (anzi, lui stesso lo ideò) a un esperimento di questo genere negli anni Settanta e tale fu lo sconcerto per i risultati sconvolgenti e per la crudeltà incredibile che ne emerse, che solo ora, a distanza di tanti anni (stiamo parlando dell'agosto del 1971) ha pensato di essere in grado di esporre i fatti con la dovuta obiettività.

L'esperimento, che vedeva protagonisti gli studenti del Dipartimento di psicologia dell'Università di Stanford, in California, verteva su una "prigione simulata" e doveva incentrare l'attenzione in modo particolare sui detenuti, simulandone le condizioni e le reazioni in carcere. 
24 volontari scelti tra i più stabili psicologicamente, "normali", vennero suddivisi tra prigionieri e guardie senza attribuire a questi ultimi compiti precisi se non il mantenimento dell'ordine evitando abusi e violenze. 
Arrestati all'improvviso i "prigionieri" e condotti in carcere secondo la procedura standard utilizzata abitualmente per i detenuti "veri", partì l'esperimento. 
Tutti, volontari e ricercatori, si attendevano che sarebbe durato due settimane, ma già dal secondo giorno emersero aspetti inquietanti. Le guardie (cioè coloro che dovevano svolgere il ruolo minore in questa storia) presero subito troppo sul serio il loro compito applicando con crescente entusiasmo le proprie regole. L'esperimento era partito il 15 agosto, il 20 agosto Zimbardo e i suoi decisero di interromperlo e liberarono le vittime: le aggressioni sia fisiche che psichiche erano diventate così terribili da essere paragonate ai modelli nazisti.

"C'è qualcosa, nel cosiddetto Male assoluto, che non è affatto mostruoso e non umano, ma proprio umano, troppo umano: qualcosa che ci riguarda tutti, almeno come terribile possibilità non ancora espressa. - scrive Roberto Escobar nella Prefazione all'edizione italiana - Sapere, o almeno sospettare che non ci sono donne e uomini 'normali' e immuni - e che non ce ne sono di votati alla mostruosità -, tutto questo, dunque, potrebbe esserci utile. Lo potrebbe se non altro perché ci indurrebbe a cercare le ragioni e le circostanze che troppo spesso spingono alcuni di noi 'normali' a violentare corpi e anime, a incrudelire, a torturare, a sterminare. E dopo aver compreso? Ce la propone Philip Zambardo, una risposta convincente: comprendere il perché di ciò che è stato fatto non significa scusare ciò che è stato fatto. L'analisi psicologica, aggiunge, non è una 'scusologia'. E non lo è neppure quella filosofico-politica. Dopo aver compreso, occorrerà scegliere, e prender partito."

Ricordo, per chiudere, che circa metà di questo lungo saggio è dedicata ad analizzare il significato e i messaggi dell'esperimento carcerario di Stanford, oltre a prendere in considerazioni altri casi analoghi tratti dalla realtà come, appunto, quello del carcere di Abu Ghraib. E chiude con la speranza in un capitolo intitolato Resistere alle influenze situazionali e celebrare l'eroismo in cui vengono messi in luce esempi ben diversi di reazione di fronte a situazioni più o meno estreme: la banalità dell'eroismo che vince contro la banalità del male.

Titolo originale: The Lucifer Effect. How Good People Turn Evil
Traduzine di Margherita Botto

Fonte http://freeondarevolution.blogspot.it/

 

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