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I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

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 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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Il Caso Erika De Nardo


19 Dicembre, 2011 | Category: attualità | Author: dott. Raffaele Bocciero

A DUE SETTIMANE DALLA LIBERAZIONE DI ERIKA DE NARDO RILEGGERE I TRAGICI AVVENIMENTI DI NOVI LIGURE PER RICOSTRUIRE UNA SOCIETA’ A DIMENSIONE UMANA

erika

L’adolescenza è uno stadio evolutivo estremamente delicato, l’inizio della pubertà con significative modificazioni nello schema corporeo conseguenti allo sviluppo fisico e sessuale, è accompagnato da quegli inevitabili conflitti alla ricerca di una identità. Nell’interazione con l’ambiente, l’adolescente, sperimenta diversi ruoli suscitando varie situazioni conflittuali portando con se insicurezza e ansia davanti alle quali reagisce attuando diversi tipi di difese. La dimensione del gruppo diventa lo spazio in cui poter sperimentare questi meccanismi difensivi e soprattutto quale luogo di separazione dalla famiglia: le autorità genitoriali idealizzate nell’infanzia ora diventano, in questo stadio, necessarie nel processo di individuazione con conseguente trasferimento nel gruppo dell’idealizzazione diventando il luogo della complicità per l’esplosione dell’ego. L’aggressività come spinta per la propria affermazione gioca un ruolo importante ed è quindi fondamentale canalizzarla in senso costruttivo per le necessità della propria dignità. Il vissuto psichico attinente, corrisponde alla rabbia, ha la funzione di segnalare una minaccia alla propria libertà e può manifestarsi in molteplici modalità come ad esempio un aumento della pulsione  aggressiva conseguente a una condizione frustrante.

Dal punto di vista neurobiologico sembrerebbe che gli adolescenti siano i piu predisposti di tutti a risposte di natura istintiva se sottoposti a pressioni forti. Lo stadio adolescenziale è anche il passaggio al pensiero logico-formale. L’affettività filiale passa da una modalità espansiva ad una piu razionale con la conseguente perdita  delle certezze e delle dipendenze infantili. Davanti a una difficoltà a elaborare l’angoscia intrapsichica tra l’Io e la realtà esterna, si determina un’azione verso un’autodistruzione nel tentativo di mantenere integro l’ideale di se, viceversa se il limite viene esteriorizzato nella realtà può condurre a reazioni estreme fino alla distruzione dell’altro. L’omicidio del genitore rappresenta un fenomeno che conduce al disgregamento del nucleo familiare, all’eliminazione del legame base con l’esistenza, con la nascita biologica e indica fondamentalmente il capovolgimento dell'ordine. Il matricidio in particolare è anche figurazione dell’omicidio della propria natura nonché desiderio di indipendenza e di personalità libera.

Con la premessa di quanto espresso, necessario per inserirci in modo più adeguatamente possibile per un analisi dei tragici avvenimenti accaduti il 21 febbraio 2001 a Novi Ligure e per i quali sono stati condannati per il duplice omicidio di Susy Cassino e Gianluca De Nardo, sia Erika De Nardo e sia  Mauro(Omar) Favaro rispettivamente a 16 e a 14 anni di carcere per omicidio volontario, sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 9 aprile 2003, possiamo iniziare con il definire la famiglia di Erika De Nardo espressione sociale tra i nuclei medio alti della borghesia italiana potendo disporre di una discreta condizione economica. Il padre Francesco è originario della Calabria ma durante l’infanzia  con la sua famiglia va ad abitare in questo paese dove negli  anni del Liceo, conoscerà Susanna (Susy) Cassino che diventerà poi sua moglie. Il padre di Erika terminata la maturità liceale, frequenterà successivamente la facoltà di ingegneria. Farà carriera nell'azienda Pernigotti dove  risulta molto  stimato. Il rapporto con la figlia sembra caratterizzato da una certa distanza, probabilmente per la sua personalità autoritaria anche se mai sembra aver assunto tratti autoritaristici. Nel complesso siamo di fronte a un rapporto abbastanza comune come spesso avviene tra padre e figlia in questa età.

Diverso sembra invece  il rapporto sia con la madre, l'insegnante Susy Cassino, sia  con il fratello Gianluca. Con la madre la relazione sembra  caratterizzata da una emotività meno distaccata facilitata magari da una personalità materna vivace e determinata, con buona capacità organizzativa ed estremamente religiosa. Elementi importanti  per cercare  di capire quante di queste direttive morali abbiano potuto influire nella relazione con la figlia. Gianluca, il fratello minore di Erika, è descritto come un ragazzino che rispetto alla sorella aveva un rendimento migliore a scuola, più attivo sportivamente e più disponibile a frequentare le attività parrocchiali. Molto legato alla sorella a cui aveva dedicato l'ultimo tema scolastico definendola la sua migliore amica e modello da seguire. Importante sottolineare la grande ammirazione che sembrava nutrire Erika per la personalità forte della madre, ammirazione iniziale che nel tempo svilupperà poi un rapporto sempre piu conflittuale trasformandosi il naturale legame madre-figlia in sorella-sorella creando delle difficolta nel dialogo sulle problematiche dell’età adolescenziale. Buono nel contesto può essere definito il rapporto tra Erika e il fratello Gianluca con il quale condivideva parte del suo tempo libero. Complessivamente fino all’incontro di Erika con Omar la ragazza è stata sempre considerata educata sia durante gli anni in cui ha praticato la danza sia durante la sua sporadica attività sportiva successiva. A scuola nonostante fosse ritenuta una ragazza molto riservata, caratterialmente primeggiava positivamente sulle coetanee. E’ solo dopo aver conosciuto il suo fidanzatino Omar che Erika comincia a diventare un'altra ragazza presentando difficoltà scolastiche e un carattere più ribelle. Quindi, che cosa ha innescato quest’incontro nella psiche della ragazza fino al punto di portarla poi anche al consumo di droghe con le conseguenti alterazioni di coscienza? Il suo nucleo familiare sembra impotente a contenere e a intervenire sulle  difficolta di questo periodo della vita della ragazza. Solo l’atmosfera esteriore appare caratterizzare la normalità familiare. Cosa stava succedendo allora nella psiche di Erika? Una dissociazione tra emotività e razionalità,  l’equilibrio tra le pulsioni istintuali e le necessità ideali-normative regolarizzate nei codici di comportamento sociali alimentate dall’intervento educativo della famiglia stava crollando.
Dietro tutto questo troviamo spesso una situazione familiare di apparente normalità, formalità diffusa in famiglie dedite alle buone maniere per meritare il giudizio positivo dei conoscenti, educate, ma sarebbe piu corretto dire addestrate a controllare le emozioni per definire relazioni stereotipate. Famiglie incapaci di accettare il lato negativo di se stesse e dei loro figli perché dominate dall’immagine perfetta che hanno di se, rimuovendo anziché gestire sentimenti di odio, invidia e aggressività alimentando una scissione tra l’Io ideale e l’Io reale tra generazioni diverse fino a concretizzare anche soluzioni drammatiche. Caratteristiche simili sono riscontrabili pure nella famiglia di Omar. Anche qui la figura femminile è fortemente responsabile dell’educazione del ragazzo  essendo il padre un camionista e quindi per impegni di lavoro poco presente nella vita del figlio. Situazione che porterà a un forte rapporto madre-figlio sviluppando quindi un’ emotività non mediata adeguatamente dalla figura maschile paterna e che condurrà alla formazione di una psiche senza la mediazione di un elemento separatore importante. Omar è descritto fino all’incontro con Erika come un ragazzo caratterialmente taciturno e introverso con una condotta di vita nel rispetto delle regole. Diventerà da questo momento e sempre piu progressivamente un ragazzo aggressivo e trasgressivo. I suoi genitori a differenza di quelli di Erika non disapprovavano la relazione del figlio con la ragazza.
La relazione tra i due adolescenti inizialmente non era facile, infatti ad un certo punto Omar decise di  lasciare la ragazza, ma dopo la riappacificazione i due diventeranno sempre più un solo corpo fino a rinchiudersi in un universo proprio che tenderà ad escludere tutto il resto del mondo. Siamo di fronte ad una relazione di dipendenza emotiva reciproca. E’ una relazione lontana da quelle giustificazioni naturali e quale inclinazione dell’uomo e mezzo di completamento alla sua liberta e felicità. Al contrario qui diventa un fatto  privato in cui la componente egoica della natura istintiva e violenta di ciascuno utilizza solamente l’altro. Formando quindi i due ragazzi un unico universo  dominato dalla componente egoica e quindi dalla paura di non poter essere lasciati liberi di sopravvivere bisognava stabilire in questa nuova realtà insana  dove proiettare il male. Ma un nuovo universo ha anche la necessità di ristabilire al suo interno, la mente e il corpo nonché il maschile e il femminile. L’incontro di queste due personalità ha permesso di risvegliare dei vissuti repressi con i relativi significati delle figure genitoriali: la ragazza da educata, docile, riservata e timida verrà trasformata completamente e finirà con il proiettare nel rapporto fantasie adolescenziali di amori non corrisposti. Omar che a sua volta ha avuto un vissuto con la madre estremamente forte ma incompleto, per ragioni morali, nella dimensione sessuale possessiva cosa che spiegherebbe la sua forte attrazione per la ragazza fino ad entrare, davanti alle fantasie adolescenziali di lei, psichicamente nelle sue fragili difese e dominarla al punto di riuscire a creare in Erika quelle proiezioni negative per la madre tali da inquadrarla ora non piu come rivale sessuale con il padre ma nemica del suo rapporto attuale con Omar. Un avvenimento quale un omicidio, in questo caso un duplice omicidio, non puo essere separato in una chiave di lettura adeguata dall’ambiente familiare e sociale nel cui contesto è avvenuto, così come nessun incontro è mai fine a se stesso ma apre inevitabilmente verso una direzione per le inevitabili interazioni con i propri vissuti. L’origine della violenza adolescenziale non può prescindere dalle esperienze affettive dell’infanzia durante la quale si forma il Super-Io del soggetto. Il così diffuso disagio adolescenziale affonda le sue radici nelle esperienze dolorose, negative e affettive e trova corrispondenza nell’assenza di proposte di significato a livello sociale. Conduce a difficolta a parlare delle loro emozioni nonché ad accettarle e sentirle.
Davanti a esperienze interiori di vuoto emotivo e devastante che origina angoscia, gli adolescenti cercano di difendersi con comportamenti estremi per segnalare a se e ad altri la loro esistenza e solitudine. I tragici avvenimenti di Novi Ligure sicuramente ascrivibili tra gli episodi più atroci della storia giudiziaria italiana, ci pongono davanti più che mai a interrogativi pesanti e alternativi, la scelta tra il bene e il male, tra la vita e la morte perché la verità è che l’uomo ha una sua sacralità a prescindere dalle religioni e deriva dalla definizione delle esperienze e bisogni del mondo. Nella società, principalmente contemporanea, l’uomo è stato degradato alla dignità di qualunque altro animale, ciò che un tempo lo distingueva da essi era la loro incapacità di porre se stessi come fine. Oggi la società umana ha per finalità cose disumane differenti dall’uomo come lo Stato, il denaro, l’economia e quant’altro. Le stesse Chiese sembrano porsi come fine la preservazione di se stesse. E’ sconcertante vedere l’uomo avvicinato all’animale e al suo stesso destino. Ridotta oggi la dignità umana a nulla, la sua sacralità dobbiamo cercarla in ciò che l’uomo oggi non vuole essere e si rifiuta di essere. La riduzione a nulla dell’uomo, a differenza di qualunque altro animale, lascerà sempre un residuo che è identificabile nella sua perenne capacità di essere un fine e di porre se stesso come fine. Compito o necessità di ogni uomo è quello di realizzare se stesso, la sua dignità e nessun uomo puo essere costretto a diventare vittima sacrificale per scopi di altri uomini. Quando allora una società “dimentica” di essere stata costruita per servire l’uomo e non viceversa, finisce col porlo ai suoi margini imprigionandolo in codici comportamentali che originano le “apparenti normalità” e “relazioni stereotipate”, indipendenti e lontane dalle necessità di libertà e felicità umane e di cui, probabilmente, per motivi e destini diversi, le persone coinvolte nella tragedia di Novi Ligure sono tra le tante vittime di una società comunque in larga parte fallita.

                                                                                                      Dott. Raffaele Bocciero

 

 BIBLIOGRAFIA

Reich W. , Il carattere pulsionale, Editore SugarCo, Milano 1980.
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