I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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antico testo egizio intagliato sulla porta di un antico e sacro sito

eGYPT

Finalmente ho raggiunto il MIO traguardo e risolto il segreto della mia anima: Io sono QUELLO a cui rivolgevo le preghiere, QUELLO a cui chiedevo aiuto. Sono QUELLO che ho cercato. Sono la stessa vetta della MIA montagna. Guardo la creazione come una pagina del MIO stesso libro. Sono infatti l’UNICO che produce i molti, della stessa sostanza che prendo da ME. Poiché TUTTO è ME, non vi sono due, la creazione è ME STESSO, dappertutto. Quello che concedo a ME stesso, lo prendo da ME stesso e lo do a ME stesso, l’UNICO, poiché sono il Padre ed il Figlio. Quanto a quello che voglio, non vedo altro che i MIEI desideri, che sgorgano da ME. Sono infatti il conoscitore, il conosciuto, il soggetto, il governante ed il trono. Tre in UNO è quello che sono e l’inferno è solo un argine che ho messo al MIO stesso fiume, allorché sognavo durante un incubo. Sognai che non ero il SOLO unico e così IO stesso iniziai il dubbio, che fece il suo corso, finché non mi svegliai. Trovai così che IO avevo scherzato con ME stesso. Ora che sono sveglio, riprendo di sicuro il MIO trono e governo il MIO regno che è ME stesso, il signore per l’eternità.”

Eros e sessualità nella storia umana e civile

   
27 Giugno, 2014 | Category : Esoterismo | Author: Fonte | Commenti  

  Cropped

Per affrontare la trattazione di questo tema dobbiamo necessariamente considerare due epoche della storia umana all’interno delle quali due visioni del mondo si contrappongono determinando  società cosmologiche e società antropologiche con sistemi religiosi diversi portatori di valori umani altrettanto diversi. Le società antropologiche degenereranno successivamente in quelle società oligarchiche con poteri politici concentrati in mano a pochi individui che sembrano la realizzazione della prefigurazione biblica di popolo eletto. Le società cosmologiche a religiosità politeista attraverso il panorama mitologico tentano di interpretare il mondo, spiegare l’universo a partire dalle idee e rappresentazione che l’uomo ha di se stesso. L’insieme delle idee, dei sentimenti e delle passioni che compongono il suo essere e che attribuisce anche al mondo esterno concepito come un cosmo regolato da norme in cui lavorano forze analoghe alle sue. Un mondo dotato di forze ed energie con cui l’uomo doveva in qualche modo mettersi in relazione per conoscerlo e quindi poterci vivere. Tutto questo permetterà all’uomo primitivo di sviluppare progressivamente le capacità umane con le quali le filosofie a partire dal VI secolo a.C. cercheranno con criteri tendenzialmente razionali di spiegare le interpretazioni mitico-religiose della realtà arrivando a elaborare conoscenze intorno all’Eros e alla sessualità diverse volte più complesse e profonde rispetto a quanto noi oggi conosciamo dalla scienza sperimentale moderna. La ricerca era in genere concepita tutta intorno a un medesimo schema terminante in una tautologia, una preposizione in cui soggetto e predicato avevano lo stesso significato come ad esempio nel caso del “vivente che è un essere che vive”.
Eros, nella mitologia greca era considerato un dio bellissimo capace di sciogliere le membra e soggiogare la volontà di uomini e dei. Una forza che attraversava la materialità determinando manifestazioni di fenomeni fisici compresa l’emotività: tutto ordinato a diversi piani di sviluppo.
Eros era una delle forze primordiali che dominavano il mondo prima della nascita degli immortali e la comparsa degli uomini. La sua potenza si estendeva non solo a esseri umani e animali ma a tutto ciò che esisteva. Una forza che riuniva, fondeva, unificava. Era la forza di attrazione che spingeva le cose a congiungersi e creare la vita. Era il desiderio che avvicinava e generava i mondi. Le pulsioni sessuali quindi provenivano da Eros che si originava a piani diversi dalla fisicità e chiamati “energie sottili”.
Imparare quindi a regolare queste pulsioni biologiche primarie era fondamentale per migliori finalità sociali e culturali    Fu anche ulteriormente definito che il sesso era l’organo genitale di femmine e maschi, distingueva il genere di appartenenza di ogni individuo, era quel variegato insieme di fatti e fenomeni che coinvolgevano anche, ma non necessariamente, gli organi genitali e che definivano l’attività sessuale di un individuo di ambo i sessi. Si avviò una ricerca immensa intorno alle energie sottili  che permetterà l’acquisizione di grandi saperi in geometria, medicina, astronomia………. coi quali scaturiranno civiltà maestose. Tutto però sarà interrotto quando alle società cosmologiche subentreranno le società antropologiche ed Eros perderà tutta la sua dimensione di forza primordiale che interessi oligarchici lasceranno gradualmente scadere nella sola sessualità (eros = sessualità) fine a se stessa in una circolarità chiusa e non più aperta allo sviluppo umano dove si  promuoverà la ricerca del piacere e della sensualità. La bellezza  non sarà più armonia tra forma e materia (anima e corpo) ma vuoto estetismo delle prostitute……… La procreazione per lo sviluppo umano diventerà miseramente ricerca di una discendenza genetica alimentata dalla speranza che una parte di se possa continuare a vivere. Tutte passioni generate dall’inconscio istinto di morte pericolosamente accese dalle speranze di immortalità alimentate dalle teologie monoteiste. Speranze follemente costruite svalutando/sacrificando i valori fondanti l’essere col risultato di generazioni intere insoddisfatte da corse inutili verso futili miraggi.

Botticellli-Venere
Le teologie monoteiste sembrano essere la realizzazione nichilista delle profezie di Friedrich Nietzsche!
L’ideale di bellezza greco, Kalos Kai agathos (bello e buono), celebrato negli atleti olimpici: uomini considerati quasi degli dei tanta era la loro armonia tra corpo e mente diverrà offensivo per  la fede dei cristiani al punto che nel 393 otterranno la soppressione delle Olimpiadi facendo crollare in tal modo un altro emblema della civiltà per le quali si fermavano addirittura le guerre e si sospendevano le condanne a morte.
Eros permetteva quindi all’esistenza di continuare a vivere impedendone la disintegrazione con l’annullamento del cosmo manifesto e consentiva all’evoluzione di poter continuare il suo corso. Presentava molteplici aspetti tra cui quello duale costituito da polarità opposte rappresentate dal maschile e dal femminile, necessarie per la generazione di altre forme di vita nell’universo attraverso l’unione eterosessuale. Queste polarità opposte erano caratterizzate da due forze specifiche, una “libera o attiva” (maschile) e una “prigioniera o passiva” (femminile) che l’unione sessuale superiore doveva condurre alla liberazione della forza “prigioniera o passiva” (femminile). In alcune filosofie sono definite anche “principio maschile” e “principio femminile”. Aristotele, nel definire la modificazione delle cose nello spazio/tempo in un processo che poteva condurle a evolvere fino anche a deperire e scomparire del tutto arriva a concludere l’esistenza di un movimento originario alla base di questi corsi naturali. Fondando insieme ideale e materiale aggiungerà il concetto di energia alla filosofia delle idee di Platone ossia il concetto di una realtà tesa a spiegare ciò che esiste e ciò che agisce. Lo sviluppo organico e quindi anche lo sviluppo umano si credeva consistesse nel fatto che lo scopo poteva divenire ciò che nella cosa era già in sé ossia la generazione di se stesso. Per Platone il mito dell’androgino non era il simbolo né dell’uguaglianza né tantomeno della riappacificazione fra i sessi (maschile e femminile) bensì materia di un essere umano di qualità inferiore. Tra gli uomini quanti risultavano tagliati/derivati da quell’essere misto (androgino), erano destinati a diventare grandi amatori di donne e da essi provenivano maggiormente anche gli adulteri. Parallelamente agli uomini, anche le donne scaturite dall’androgino sarebbero state destinate a diventare folli amanti di uomini e similmente anche adultere. Gli eterosessuali erano quindi esseri passionali , non spirituali e la loro tautologia rappresentava il gradino evolutivo prima dell’omosessualità che a sua volta precedeva il gradino progressivo della pura conoscenza caratterizzata dal superamento delle passioni. Una progressione evolutiva perfetta dalle passioni alla spiritualità. La metafisica di Aristotele, rivisitando il mito dell’Ermafrodito evocato da Platone, affermerà che “il sesso maschile sta a quello femminile come la forma (anima) sta alla materia (Corpo fisico)”. Quindi nell’evoluzione naturale delle cose laddove il maschio riesce, con l’evoluzione, a poter esistere separato dall’unione biologica più primitiva (androgino) con la femmina siamo di fronte a un migliore principio del mutamento di Eros cui appartiene il maschio negli esseri che nascono da questa nuova conquista evolutiva mentre al contrario la femmina continua a restare la materia con le sue passioni e i suoi istinti. Ecco perché nella riproduzione la donna era necessariamente considerata la parte passiva rispetto alla forza “libera o attiva” della forma (anima) presente energeticamente nello sperma maschile. La società patriarcale greca poteva così ricevere piena legittimazione naturale perché  attraverso l’interazione tra forma e materia la femmina era colei che originava il corpo del concepito a differenza del maschio che era colui che gli trasmetteva l’anima. Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung , un iniziato ai misteri filosofici, in epoca recente accennerà nei suoi scritti a una psiche maschile contenente un archetipo (principio) femminile e a una psiche femminile contenente un archetipo maschile che chiamerà rispettivamente “anima” e “animus” . La filosofia antica poteva quindi permettersi anche di definire l’uomo come un essere bisessuale ossia completo nella sua sessualità. Integrerà questo sapere  nel campo pedagogico determinando un’educazione alla sessualità e non all’eterosessualità come faranno poi diversamente  le successive società antropologiche nate da culture monoteiste. Progressivamente le democrazie verranno sostituite da oligarchie i cui interessi non saranno più il benessere dell’uomo e il suo sviluppo evolutivo ma bensì la salvaguardia delle istituzioni necessarie al controllo dei popoli. La concezione bisessuale dell’uomo derivava dal termine greco a-tomon (indivisibile) che designava il mondo fisico indiviso in se stesso ma diviso da ogni altro essere. La donna fisiologicamente era considerata come chi aveva nel clitoride un pene diversamente sviluppato ma non mancante e perfettamente quindi integrata nelle spiegazioni naturali e autenticamente scientifiche di Aristotele. La filosofia aveva oltremodo definito che la sessualità fisica e la sessualità energetica che si originavano in piani diversi potevano addirittura invertire le loro polarità: ciò che si manifestava nella fisicità poteva non corrispondere a ciò che si manifestava a livello delle energie sottili. Molto probabilmente se non fossero emerse le culture monoteiste la continuazione di quelle ricerche avrebbe permesso all’uomo di arrivare a utilizzare le capacità telepatiche e non la necessità di inventare il telefono, avrebbe potuto sviluppare gli spostamenti astrali e non gli spostamenti con gli aerei, avrebbe potuto sviluppare capacità di auto-guarigione e non studiare come preparare farmaci o eseguire interventi chirurgici, avrebbe forse sostituito l’alimentazione classica con la possibilità di una alimentazione energetica……. e così via. Insomma un superuomo al posto di una tecnologia fine a se stessa.
Quindi dalla religiosità monoteista si svilupperanno società politiche a struttura piramidale con oligarchie di potere in sostituzione delle democrazie di massa (V secolo a.C.) che in Grecia avevano permesso ai cittadini, a partire dalla riforma di Pericle, la gestione diretta dello Stato e del loro destino.
Il tema di fondo del nostro contenuto non può prescindere da qualche approfondimento intorno all’anima perché collegata a Eros, alle energie sottili e alla sessualità.
Proviamo allora a conoscere, almeno sommariamente, come le due maggiori civiltà politeiste del mediterraneo, quella egiziana e quella greca, definivano l’anima nella realtà metafisica. 
Gli egizi credevano che l’anima continuasse a vivere dopo la morte fisica in una dimensione diversa e che l’uomo possedesse quattro anime energeticamente dissimili. Una religiosità, quella egiziana, collegabile a tradizioni di altre civiltà che consideravano l’uomo composto da un corpo fisico, da un corpo eterico, da un corpo astrale e da un corpo mentale e che pur presentandosi come corpi distinti erano in relazione tra loro. A livello del piano astrale, con le sue stratificazioni, l’anima continuava a vivere.
In Grecia gli inferi erano considerati il regno del dio dell’oltretomba, Ade, a cui appartenevano le anime dei defunti. Caratteristica delle due civiltà era la mancanza del concetto di premio o punizione per le anime dei defunti.
Dietro queste acquisizioni il filosofo Platone, alcuni secoli prima di Cristo, formulerà apertamente in Grecia la teoria della reincarnazione delle anime di cui già esistevano tracce nelle scuole dei filosofi pitagorici. Con la teoria della reincarnazione sviluppata da Platone veniva introdotto il principio di miglioramento o di peggioramento della società umana in rapporto a come le persone avevano utilizzato il tempo della precedente incarnazione. Tutti quindi avevano le loro responsabilità politiche dalle quali non c’era possibilità di fuga ma solo conseguenze, logiche e proporzionali, alla causa che le aveva poste in essere. Questo rappresentava la giustizia degli dei che seguivano e aiutavano gli uomini per far comprendere le cause, da loro stessi prodotte, della sofferenza umana affinché imparassero a eliminarle nel ciclo purificatorio della reincarnazione. Una teoria che si inseriva nella mitologia greca che riteneva l’uomo un essere mortale la cui vita vissuta nella sregolatezza o in atti eroici differenziava rispettivamente l’esistenza dei vinti e dei vincitori al di la della possibile immortalità nei Campi Elisi che solo gli dei potevano concedere o del ciclo della reincarnazione della teoria platonica. L’uomo verrà in tal senso educato a cercare di vivere un’esistenza reale/vera per consegnarsi al ricordo dei posteri come vincitore e non come vinto nella fondamentale partita della vita. Le formalità e le apparenze sociali  costituiranno al contrario nelle società oligarchiche, quindi di cultura monoteista, le caratteristiche dell’uomo “ben educato”. Due pensieri sul valore umano completamente opposti.  I filosofi Pitagora, Socrate, Platone…. al pari degli eroi Ulisse, Ercole, Teseo……erano quindi considerati per la loro esistenza esemplare e reale i vincitori della vita perché autenticamente vissuta nel bene, nella verità e nella giustizia come la vita degli dei.
Cerchiamo ora allo stesso modo delle culture politeiste di conoscere le caratteristiche salienti con le quali le culture monoteiste definiscono l’anima.
Innanzi tutto caratteristica comune a ebrei, cristiani e musulmani , le tre religioni monoteiste, è quella di avere delle scritture ritenute sacre a cui rapportano la loro dottrina religiosa e civile.
Nella cultura ebraica, l’interpretazione iniziale di queste scritture prevedeva per tutti, indipendentemente dalle loro azioni, una vita inconsistente nello sheol: il mondo dei morti. La differenza in rapporto alle qualità delle azioni era rappresentata per i giusti in una vita lunga e felice durante la dimora terrena a differenza dei malvagi che avrebbero trovato la punizione nello stesso mondo attraverso una vita terrena al contrario breve e infelice.
Successivamente questa concezione metafisica del mondo ebraico cambierà con la formulazione di un premio finale per i giusti costituito, dopo il Giudizio finale, dalla resurrezione dei morti con l’esclusione ovviamente dei malvagi. Nel mondo ebraico quindi il concetto di una vita metafisica esterna al corpo è sconosciuto.
Con il cristianesimo poi, originato dalle tradizioni religiose ebraiche e con le quali ha in comune parte delle sacre scritture, si definiranno i concetti di Inferno e Paradiso per opera di diversi autori che collocheranno le anime dei giusti in Paradiso e le anime dei malvagi all’Inferno. Infine nel Purgatorio sono destinate le anime che si trovano in una condizione peccaminosa intermedia e che possono ancora sperare di ristabilire la comunione con Dio. Anche nel cristianesimo si crede inoltre che nel giorno del Giudizio le anime dei giusti saranno ricongiunte ai loro corpi resuscitati dai morti.
Nella prima metà del VII secolo d.C. si sviluppa per opera del profeta Maometto attorno alla città della Mecca e di Medina nella penisola araba l’altra grande religione monoteista il cui insegnamento è raccolto complessivamente in un altro libro sacro: il Corano. Anch’essa contiene riferimenti al giorno del giudizio di Dio con la resurrezione dei giusti e la dannazione eterna dei malvagi. Ad eccezione dei martiri della fede che subito ricevono il premio eterno del Paradiso tutti gli altri saranno sottoposti a un giudizio. Rispetto all’ebraismo e al cristianesimo dai quali anche l’islamismo discende avendo in comune il medesimo patriarca Abramo esso sembra concepire un Paradiso musulmano tutto maschilista dove i beati maschi potranno godere dopo la morte di ogni sorta di piacere, quello sessuale incluso, con donne sempre eternamente vergini.
Gli ebrei reclameranno a cristiani e musulmani il diritto della “rivelazione” di Dio in quanto “popolo eletto”, il prescelto sugli altri.  
Cristiani e musulmani al contrario cercheranno di convertirli alle loro altrettante “verità rivelate”. 
Religiosità monoteiste dominate dalla volontà di dominio dell’uomo sull’uomo e che si giustificano con la folle pretesa di un assurdo diritto divino. Ma la pretesa superiorità di una religiosità sull’altra non è forse anche la caratteristica con le quali le oligarchie politiche giustificano il loro potere sui popoli ?
Storicamente i monoteismi nascono dalle religiosità politeiste per rivoluzione/sovversione dell’ordine preesistente dove è stata elaborata la nozione di un dio personale. Le loro teologie tendono a concepire una divinità onnipotente, creatrice dell’universo in grado di operare in esso liberamente benché lo trascenda. Sono organizzati in strutture religiose rigidamente inquadrate in elaborazioni dottrinali incontestabili, gerarchicamente definite e che si ritengono di diritto divino fino a sentirsi autorizzati anche a forme estreme di violenza come la pretesa ebraica di possedere in Palestina, a discapito delle popolazioni arabe preesistenti, la terra promessa da Dio; come i tribunali della santa inquisizione cristiano-cattolica che giustizieranno decine di centinaia di liberi pensatori innocenti; come l’imposizione  della fede coranica dell’islam alle popolazioni politeiste della penisola araba…… e così via.    
Monoteismi religiosi che finiranno per trasmettere nelle società politiche aberranti visioni oligarchiche delle istituzioni, intolleranza e violenza verso il libero pensiero, l’autodeterminazione dei popoli,  la salvaguardia di tradizioni e culture diverse e la valorizzazione dei carismi individuali.
Solo errate interpretazioni teologiche ? ……..Questo studio di “Eros e sessualità nella storia umana e civile” imprescindibilmente legato al rapporto dell’uomo con la divinità ha provato a spiegare come la religiosità animistico politeista dell’uomo primitivo con venerazione di diverse divinità assimilate alle potenze naturali (terra, fuoco,vento, pioggia….) e spesso immaginate in sembianze umane, ma superiori e immortali come ad esempio nella religiosità greca e romana, ha naturalmente promosso lo sviluppo e la valorizzazione delle capacità umane con l’acquisizione di un immenso sapere e con la costruzione di società democratiche e civili perché insito nella struttura stessa di quella cultura. Così non è nelle religioni monoteiste basate nella fede in un unico dio dove le culture generate da questi contesti sembrano finalizzate a un progetto: fermare lo sviluppo umano  in cui le pluralità vengono gradualmente assorbite in rispettive unità sottoposte a un dominio oligarchico: un solo Dio, una sola religione, una sola nazione, una sola cultura, una sola moneta……Ogni cosa sotto la signoria di “pochi eletti” in un criminoso disegno che dalla distruzione delle società cosmologiche e delle sue democratiche istituzioni sta progressivamente avanzando verso l’azzeramento umano.      
Il politeismo era un prodotto delle civiltà superiori come l’antica India, l’Iran prezoroastriano, la Grecia , Roma, l’Egitto la Mesopotamia e le civiltà precolombiane. Esso rifletteva l’organizzazione extraumana nelle società civili. Era dunque un tipo di religiosità che rispondeva alle esigenze delle società evolute caratterizzate da divisioni funzionali reciprocamente interattive ma non oligarchiche e piramidali. L’organizzazione del pantheon  era quindi in grado di soddisfare il bisogno organizzativo della società umana e la necessità di unità spirituale. Permetteva di guardare al mondo in una maniera sistematica per superare l’incontrollabilità degli eventi. 
Dopo queste brevi e importanti esposizioni possiamo riprendere la nostra trattazione tematica.
I piani delle energie sottili si pensava contenessero le diverse anime/entità che erano nel processo evolutivo in rapporto al loro livello di sviluppo raggiunto nella dimensione fisica. Questo determinava, per uomini di elevata caratura spirituale, l’importanza di conoscere le corrette modalità dei rapporti sessuali in modo da non disperdere l’energia del piano divino col quale essi erano in armonia: l’Eros maschile compiuta quindi l’unione sessuale doveva poter ritornare al suo livello evolutivo dell’energia divina attraverso l’Eros femminile senza interrompersi nello spazio. Tutto questo permetteva oltremodo di irradiare luce nell’intera esistenza umana al fine di aiutare l’uomo meno evoluto a superare l’inconsistente materialità con le sue passioni e incamminarsi quanto prima sulla via dello sviluppo umano. Era in questo modo che l’Eros discendendo nella fisicità poteva mantenere la sua sacralità e convivere con omosessualità ed eterosessualità. Il desiderio di unione sessuale traeva la sua origine da un bisogno: quello di esprimere o di ricevere la forza/eros di cui quella natura era in eccesso (“libera”)  o priva (“prigioniera”) determinando la piena soddisfazione dei rispettivi bisogni. Un errato utilizzo della sessualità costringeva il desiderio a rivolgersi altrove originando insoddisfazione umana e disordine sociale col pericolo di mettere a repentaglio tutte le conquiste civili raggiunte.
La sessualità era qualcosa che si manifestava, come abbiamo cercato di spiegare, nei diversi piani energetici di cui era composto l’uomo e dipendeva dalle condizioni di sviluppo. Quindi gli appetiti fisici, i desideri istintivi e i bisogni affettivi del corpo fisico, del corpo eterico e del corpo astrale erano da soli insufficienti a determinare una positiva/corretta unione senza il coinvolgimento intellettuale dei due soggetti il solo parametro idoneo a comprendere la profondità di quell’unione con appagamento completo.  Ecco perché l’ideale a cui tendevano le persone più evolute era la ricerca soprattutto di una compagna intellettualmente simile perché l’Eros o forza “libera” dell’uomo per ritornare alla divinità dopo il completarsi della circolarità fisica sarebbe stato altrimenti impedito dalla dissonanza intellettuale della compagna che a sua volta non avrebbe tratto alcun vantaggio dall’impossibilità di poter liberare il suo Eros o forza “prigioniera” e permettere a entrambi di entrare nel fondamentale fiume dell’energia divina attraverso la raggiunta armonia su tutti i piani costituenti l’essere. Il valore della relazione sessuale si considerava quindi raggiunto quando permetteva l’unione di tutti questi corpi ed era il risultato contemporaneo dell’evoluzione e della fedeltà reciproca che impedivano la necessità di una nuova relazione dove bisognava ancora una volta ripartire nel ciclo evolutivo. Erano queste le anime gemelle che nelle società cosmologiche contraddistinguevano non più due entità separate ma due metà unite dall’intima e profonda armonia intellettuale, un legame non originato da una passione ma la reincarnazione di due anime che si reclamavano per la vita divina. Quelle coppie che riuscivano a conseguire principi e ideali comuni erano destinate a ritrovarsi nelle vite future fino a quando l’unione sarebbe progredita in unità spirituale con la possibilità di poter finalmente dimorare per sempre nel Principio/Uno. Queste persone si contrapponevano a quelle meno evolute ancora dominate da istinti e passioni di  una vita vissuta nella mediocrità della sregolatezza e destinate a relazioni inconsistenti, imprigionate ancora nei piani bassi dell’evoluzione e a cicli più lunghi di reincarnazione per giungere all’armonia cosmica e all’ampliamento di coscienza.
In India altri contesti politeisti svilupperanno similmente filosofie cosmologiche come quelle del mondo occidentale. Attraverso una vastissima letteratura ricca di sistemi simbolici si elaboreranno sentieri architettonici e iconografici a guidare l’uomo nel percorso di un microcosmo/macrocosmo gremito di entità. Mantra (combinazione di sillabe sacre formanti un nucleo di energia spirituale) e schemi di meditazione, l’uso simbolico dei colori e dell’orientamento spaziale in riferimento al grande repertorio dottrinale, iconografie di entità divine contraddistinte da pluralità talora ingenti anche di volti e braccia costituiscono i tratti esteriori del fenomeno religioso. Nel tantrismo cerimonie estremamente complesse di iniziazione con il frequente ricorso alla simbologia e/o giocata sul coito rappresentano le caratteristiche più rilevanti. Il nesso comune più importante di questo scenario culturale restano lo yoga e le pratiche di iniziazione ( rapportabili alle pedagogie greche)  per permettere all’uomo il congiungimento con le divinità e quindi con l’Assoluto (Principio/Uno) che si avvale di questi apparati e interagisce con esso a fornire la forza motrice (Eros) del suo sviluppo nonché la strada del suo successo.
La filosofia contemporanea deve più criticamente porsi davanti a teologie monoteiste, politica e scienza sperimentale moderna per impedire il completo annullamento delle civiltà. Riconsiderare l’importanza delle società cosmologiche alla luce di quegli autentici valori fondanti l’essere e tramandati dalla storia, portatrici di una sana antropologia democratica e civile in armonia con il cosmo senza religiosità assolute e privilegi oligarchici per pochi eletti. Una rivalutazione dell’uomo e dei suoi imprescindibili diritti naturali senza signorie particolari sulla creazione.

Dott. Raffaele Bocciero per filosofiaelogos.it

 

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