Elite occidentali nel panico e in preda a teorie del complotto

18 Marzo, 2016 | Categoria: Attualità | Commenti
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Le elite occidentali sono nel panico in un contesto di incognite crescenti sul futuro del mondo. E’ quanto scrive il GEAB illustrando le sfide principali in cui si stanno imbattendo i potenti del pianeta: sfide provenienti dal fronte economico, ma anche geopolitico. Il tutto, condito anche da alcune teorie del complotto che circolano all’interno della stessa Nato, secondo cui la crisi dei migranti sarebbe un’arma che la Russia e la Siria stanno utilizzando per arrecare danno all’Europa. Sempre la Nato, per bocca di un esperto di comunicazione, ha affermato recentemente che Putin starebbe usando la crisi dei migranti per far fuori la cancelliera tedesca Angela Merkel. Il report GEAB scrive:

“Se i generali della NATO, dall’alto di quella ritenuta essere l’istituzione militare più potente al mondo, si lasciano andare pubblicamente a tali congetture, vuol dire che non hanno più alcun controllo. E il fatto è che l’intervento della Russia nel gioco medio-orientale rappresenta un cambiamento storico veramente considerevole, rimettendo in discussione una volte per tutte la supremazia della NATO nel mantenere la « pax americana » all’interno e lungo l’asse transatlantico. In realtà, la NATO, che ha fallito nella propria trasformazione dopo la caduta del muro, si trova oggi di fronte alle ultime tappe di una profonda crisi esistenziale: non riuscire a sopravvivere o non riuscire a mantenere la pace. Gli europei vogliono trasformarla in Europa della difesa e, nel contempo, non vogliono più finanziarla; gli Stati Uniti si pongono dei problemi su una loro partecipazione; la Turchia la spinge a combattere insieme all’Arabia Saudita; e lo Stato maggiore passa il tempo a porre le premesse per una escalation di tensioni euro-russa; la Merkel, dal canto suo, propone un’operazione di salvataggio nel mar Egeo nel lodevole scopo di distoglierla dalla piccola schermaglia con i russi”.

La Nato ha dunque le ore contate? Sicuramente:

“riformare la NATO sarebbe il loro più grande successo. Di contro, vederla scomparire corrisponderebbe sicuramente ad un’angoscia esistenziale per qualsiasi membro dell’elite occidentale”.

La crisi dei migranti è un altro elemento di panico per l’elite occidentale:

“L’incoerenza delle decisioni prese in occasione dell’ultimo vertice UE-Turchia è impressionante: da un lato, sembra essere stata trovata una soluzione (che sia la Turchia, piuttosto che la Grecia, a svolgere il ruolo di area di transito verso l’Europa e che l’l’Unione sia in grado di gestire i flussi in modo organizzato); dall’altro, però, questa soluzione può essere messa in pratica in cambio di promesse di visti gratuiti per i turchi e di promesse di integrazione europea che annullino all’istante il carattere rassicurante del primo punto rispetto alla crisi di paura di identità degli europei: la Turchia mantiene i suoi 2,3 milioni di rifugiati… ma ai 75 milioni di turchi si aggiungono gli oltre 2,3 milioni di rifugiati nell’Unione…”

L’accordo con la Turchia, “che sta facendo arrabbiare tutti, (compresi i Turchi, di cui molti devono rendersi conto che questa nuova speranza di integrazione sarà probabilmente una delusione come le altre) mostra come la situazione da gestire sia intricata e impossibile da gestire facilmente. E nel momento in cui i dirigenti non riescono a trovare soluzioni migliori su problemi concreti e urgenti, c’è da scommettere che entrano nel panico”.

Altro elemento di panico, scrive il GEAB, è la progressiva perdita di efficacia delle banche centrali mondiali, con manovre straordinarie di politica monetaria che sembrano non stupire più nessuno. In particolare, nel report si fa riferimento all’ “l’annuncio di Mario Draghi su un nuovo significativo aumento del QE europeo“, e si scrive che:

“Non solo queste grandi decisioni non hanno prodotto l’effetto desiderato sui mercati, che ormai prendono in considerazione molti altri parametri nelle loro strategie, ma, nel caso della Bce, la decisione è oggetto di aspre critiche da parte del cuore del sistema nel quale si iscrive: tanto per cominciare media finanziari e tedeschi”

Il panico si sta scatenando anche sulla questione del TTIP

“Il commissario europeo Cecilia Malmstroem auspica che il TTIP venga firmato prima che lasci Obama. L’unica spiegazione di tale premura è che tutti sanno che, tenendo conto dell’impopolarità del TTIP nell’opinione pubblica nell’era dello stimatissimo Obama, dopo quest’ultimo l’accordo non avrà più alcun valore. Clinton non avrà mai un’immagine tanto buona quanto quella di Obama, per non parlare di Trump. I “fanatici del TTIP”, che percorrono in lungo e in largo i corridoi di Bruxelles, sanno quindi che questo è l’anno dell’ultima possibilità. Poi potranno tirare le somme sulle centinaia di migliaia di ore e di euro spesi in questo progetto. Allora forse avranno l’ultima opportunità… ma senza crederci troppo fin da ora. È però alquanto sconcertante affermare che i responsabili della Commissione europea, i quali si presume debbano servire l’interesse pubblico europeo, sono pronti a forzare un accordo di libero scambio con un paese di cui evidentemente sanno (poiché anticipano che le opinioni non vorrebbero il benché minimo partenariato con gli Stati Uniti) che rischia di partire con divergenze politiche particolarmente gravi. Anche qui, da questo tipo di informazioni nasce un senso di panico delle nostre elite, le quali tentano in ogni modo di perseguire gli obiettivi di un sistema moribondo a costo di ogni razionalità o pertinenza”.

Fonte: wallstreetitalia

 

 
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