Basta

I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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La Macchina delle copie

copie

Questa volta vogliamo partire da un particolare emerso dai racconti degli addotti in Italia e
ancora prima negli U.S.A. Ad esempio (Linda Porter, 1963 Porterville, California.) la formazione
delle copie,che avviene all'interno di cilindri, sottolineando il fatto che, non vogliamo ripetere
quanto già conosciuto in merito a tale argomento, ma che si vuole soltanto trovare una possibile
spiegazione al funzionamento del meccanismo di copiatura .
Dalla testimonianze raccolte risulta che l'addotto viene introdotto in un contenitore
cilindrico trasparente totalmente immerso in un fluido caldo più denso dell'acqua e meno dell'olio
(così descritto dagli addotti) di colore verdastro dove è possibile respirare.
Il fatto che in poco tempo gli alieni e alcuni fazioni militari, riescano a creare una copia di
un individuo, uguale in tutto e per tutto, (tranne per la caratteristica di avere l'innesto di un' anima),
è molto interessante.

Percorso storico dell' evoluzione umana dalla natura istintiva alla sua dignità


17 Lugio, 2011 | Category : Attualità | Author: Filosofiaelogos | Commenti

Con la rinuncia alla sua natura istintiva, l’uomo primitivo, ha potuto costruire la civiltà.
Ma cosa gli ha permesso  di liberarsi dalla dipendenza istintiva e comprendere la sua dignità, quella nobiltà che ha per sua natura, per i suoi pregi, per il suo grado ?
Un’entità prodotta dalla natura ma qualitativamente diversa da essa, lo pneuma (spirito), il soffio animatore che permea di sé tutta la realtà e le fornisce ordine ed energia a un tempo.
Attraverso questo passaggio, dalla dipendenza istintiva alle prime manifestazioni di razionalità, nasce la società, regolata da rapporti codificati con la divisione del lavoro.evoluzione
Reperti archeologici risalenti a circa 10-12 mila anni a.C. confermano questa evoluzione. Essi mostrano statuette di donne raffiguranti l’elemento materno: seno, anche, bacino e vulva, a differenza degli elementi individualizzanti, caratteristici dei secoli precedenti, come, accoppiamento, parto e allattamento, notevolmente ridotti. Siamo, come dimostra il processo, davanti ad uno sviluppo della coscienza umana, la mente inizia a essere presente a se stessa nell’apprendere o nel giudicare, che condurrà l’uomo successivamente a una ulteriore differenziazione tra materia animata e materia inanimata. Queste statuette, diventano, in questo stadio della coscienza, non solo  la rappresentazione di un elemento sacro da venerare ma soprattutto una sua prima antropomorfizzazione . Così come nei secoli precedenti le forze naturali riconducevano alla vitalità ora riportano l’uomo all’elemento antropomorfo che è in essa  . La vitalità di piante e animali permette di assimilarle agli esseri umani conducendolo a diventare punto di riferimento di ogni altra vita, elaborazione mentale importante, che nei tempi successivi con la nascita della filosofia sofistica, permetterà di elevare l’uomo a “misura di tutte le cose”.
Con l’accostamento poi della vitalità umana alla terra che produce piante e rappresentato nelle raffigurazioni del parto femminile, la donna acquisisce venerazione espressa nelle statue delle “veneri”.
Dalla terra nascono le piante, su di essa si muovono gli animali: da questa osservazione emerge nell’uomo che la terra deve essere venerata come “donna e madre primordiale” e la donna a sua volta come rappresentante della terra che entrando nella coscienza umana come “terreno” di crescita dei processi vitali, farà crescere anche la dimensione spirituale. Dalla constatazione che ogni effetto ha in origine una causa, l’uomo, con il dominio sulla natura sistematicamente arriva a concludere che con determinati mezzi otterrà determinati effetti.
Da tutto questo emergerà, marcatamente in alcune religioni come nello scintoismo e nel confucianesimo, anche il culto dei defunti, che dopo la morte sopravvivranno come antenati custodi delle tradizioni e della memoria collettiva.
Ogni nascita è quindi l’effetto di una causa materna alla cui origine troviamo la Madre Terra.
Nasce l’accostamento terra-macrocosmo e donna-microcosmo portando alla femmminilizzazione della terra.
Il culto della Madre Terra, circondato dalla presenza  di altri culti permette l’elaborazione dell’elemento maschile che condurrà a sistemare una società naturale. La pagina matriarcale ha fortemente inciso sulla formazione della dimensione spirituale umana e ha preparato quella patriarcale.
L’adorazione della Madre Terra trasformandosi in culto, ha permesso di sviluppare discrete particolarità di sacrifici che  sono andati a occupare la stessa posizione nella graduatoria dei valori. I sacrifici inizialmente eseguiti allo scopo di placare le divinità, successivamente diventeranno di ringraziamento.
I sacrifici iniziali che venivano attuati erano echi del terrore che intendevano placare e possono essere considerati un primo passo verso l’emancipazione, verso una conquista storica, un’acquisizione di identità. L’incomprensibile e terrificante, nella ripetizione del sacrificio, diventerà gradualmente comprensibile e innocuo . Viene, quindi, a delinearsi un destinatario nei sacrifici, la Madre Terra, e l’essere umano diventa il suo opposto con qualcosa da offrirle.
I doni erano considerati come prestazioni che richiedevano una contropartita,e, il dono più prezioso,  era, nel IV millennio a.C., quello di femmine animali, che, includevano anche femmine umane. I sacrifici delle femmine, con la loro capacità di partorire ritenuta inizialmente più pregevole della capacità di generare, rappresentavano, simbolicamente, la femminilità di tutti gli esseri viventi e garantivano l’ordine sociale e la vita.
La contropartita delle offerte sacrificali, era, la realizzazione delle richieste rivolte alla Madre Terra.
Viene elaborata in questo modo anche l’idea di equipollenza che successivamente, permetterà, nel 620 a.C. nel Regno di Lidia nell’attuale Turchia, l’invenzione della moneta che diverrà a sua volta l’equipollente generale per lo scambio di qualsiasi merce. 
La Madre Terra doveva ricevere il sacrificio per poter partorire, cioè per soddisfare le richieste. Esso, rappresenta simbolicamente quello che in un atto sessuale è lo sperma.
Viene elaborato l’atto sacrificale da compiersi  nel tempo giusto per ottenere determinati favori divini cosa che impose lo studio della natura e delle sue leggi.
Il conflitto  nel rapporto tra uomo e donna inizialmente sconosciuto, comincia con l’invenzione dell’aratro e l’addomesticamento degli animali.
Con l’agricoltura, la terra, viene consacrata a Madre Primordiale. 
E’ solo con il tempo che sono subentrati i sacrifici maschili.
A differenza dei sacrifici femminili, eseguiti contro la volontà dei soggetti, quelli maschili, non sono costretti da nessuna forza fisica, non appaiono quindi più terribili alla coscienza, ma, addirittura conferiscono onore alla vittima.
Siamo, in quel periodo della storia umana, in cui era possibile diventare eroe solo misurandosi nella lotta con animali feroci. Solo più tardi, con l’affermazione del patriarcato, gli eroi diventeranno i vincitori di competizioni sportive quali la corsa, il lancio del giavellotto e così via, di quelle gare, cioè, innocue per la vita.
Tutto, nel ricostruire e leggere l’evoluzione umana, è, onestamente, un processo “storico-spirituale”.
All’interno di questo processo, possiamo, tra le altre cose constatare, per la sua importanza socio-politica, che la proprietà privata non è subentrata alla fine del periodo matriarcale ma che già esisteva durante il suddetto periodo.
Lo stesso possiamo affermare per la differenziazione del lavoro tra uomini  e donne: gli uomini erano responsabili della caccia e dell’aratura della terra mentre le donne erano responsabili della crescita dei figli e dell’agricoltura.
Quando in questo processo subentra l’elaborazione razionale, il patriarcato soppianterà il matriarcato: la maturazione della coscienza porterà  a riconoscere che lo specifico dell’essere umano, non è riscontrabile nel parto e nell’allattamento, ma è qualcosa di distinto dalla natura istintiva.
Gradualmente alla Madre Terra verrà sottratto tutto il suo culto nel nome di divinità maschili  superiori che rappresenteranno, nell’ormai più matura coscienza umana,  il sacro, in modo più autentico.
Le insegne matriarcali diventano patriarcali. Le antiche lotte contro animali feroci per la gloria degli eroi, vengono trasformate in competizioni sportive dove si celebrerà la virilità degli atleti. La capacità di partorire delle donne, anticamente onorata come essenza dell’essere umano, ora rappresenta solo una funzione biologica comune agli animali e il suo “essere donna” viene avvicinato a una cosa (Esodo, 20)
Gradualmente, con l’evoluzione storico-spirituale, i maschi umani, verranno sostituiti nel sacrificio da animali e anche  i re non dovranno più essere sacrificati al termine del loro regno.
La ricorrenza della festa annuale dei Saturnali, usanza che sembra risalire al periodo in cui i Pelasgi giunsero a Saturnia, celebrata con il proposito di ristabilire la mitica Età dell’oro, sospendeva l’autorità dei padroni sugli schiavi i quali eleggevano un loro re per i giorni delle festività e alla fine veniva sacrificato. Questa ricorrenza per il significato che rivestiva, era estremamente importante  nel mondo antico .
Stando alla lettura storica sembra che le motivazioni che hanno permesso la distruzione del matriarcato non devono essere ricercate in un intervento esterno al sistema sociale vigente, ma agli elementi patriarcali sviluppatisi in seno al matriarcato stesso.
E’ riscontrabile infatti che solo dove le società erano fortemente matriarcali, sono subentrate quelle patriarcali. L’aggressività patriarcale nel contempo che sviluppò la sua azione, distruggeva e costruiva : reprimeva il culto della Madre Terra e promuoveva i culti patriarcali, eliminava le sue sacerdotesse e imponeva i suoi sacerdoti, eliminava la sua arte e diffondeva la propria, occupava i suoi Templi con i propri culti.
Con il patriarcato, l’uomo comincia un percorso che gradualmente lo porterà a scoprire sempre più il suo “essere spirituale”; scoprirà che è qualcosa di diverso dalla fisicità animale. Nelle divinità patriarcali, “acqua, luce e cielo”, troviamo rappresentata una natura che in parte anticipa quella immateriale che troveremo poi nei simboli della rappresentazione dello spirito immateriale.
Le divinità matriarcali diventano nell’epoca patriarcale, discendenti di padri divini e la loro spiritualità diventerà solo il riflesso di quella di dei maschili.
L’intervento dello spirito aiutando ad ampliare la coscienza umana, a un certo punto permetterà all’uomo di comprendere che è nella lavorazione della natura il riscontro dell’elemento umano e offrire quindi in sacrificio agli dei il prodotto del proprio lavoro era molto più significativo.
Con il patriarcato che progressivamente si afferma, la natura razionale sta sempre più sottomettendo quella naturale istintiva di epoca matriarcale.
Il matriarcato incarnava  la fisicità, l’istinto di natura, opposto al patriarcato rappresentante la razionalità e lo spirito.
Con la sconfitta del matriarcato, cambiò inevitabilmente anche la condizione sociale della donna. La civiltà greca, con il suo immenso e ineguagliabile apparato filosofico, elaborerà, una pedagogia per la donna che permetterà nel IV secolo d.C., con la filosofa Ipazia, di mostrare al mondo un modello altissimo di “dignità umana al femminile” in cui la natura istintiva  era completamente “sottomessa” alla natura razionale spirituale.
Il patriarcato è stato certamente un avvenimento  storico importantissimo anche se localizzato in determinate regioni del mondo. Con il nuovo ordine cosmico, le forze del periodo precedente, furono sconfitte ma non annientate : nella cultura greca, la Madre Terra, Gaia, che in un inno omerico è celebrata come dea della fertilità, aiuterà il figlio Crono, a evirare il padre Urano.
Echidna, metà donna e metà serpente, rappresenta la duplicità, ragione e istinto.
La vittoria del patriarcato, ha domato la natura istintiva, ma ogni donna porta nel suo inconscio la paura scaturita dal tramonto di quell’epoca primordiale in cui essa imperava per cui la sua arrendevolezza per il pieno godimento della condizione patriarcale non è completa se quella sua natura primordiale non è rispettata.
E’ qui che si inserisce anche uno dei problemi che la filosofia greca dovette affrontare per formulare la particolare e positiva pedagogia femminile.
Questa duplicità della natura femminile è il prezzo che l’uomo ha dovuto pagare con la vittoria del patriarcato.
Le divinità antropomorfizzate se da un lato sono divenute più facilmente comprensibili, dall’altro lato hanno finito per acquisire un comportamento troppo umano.
Nello sviluppo storico dal “mito” al “logos” , dalla fiducia negli dei umanizzati, agli elementi naturali che impersonavano, possiamo trovare queste tracce e spiegare perché nel VII-VI a.C. con l’inizio della riflessione filosofica greca, Talete, identificherà l’elemento acqua all’origine del tutto e arriverà alla conclusione filosofica che “tutto è pieno di dei”. Nell’elemento acqua riscontrò la loro immortalità e iniziò così a liberare le divinità dalle “proiezioni umane”.
Con la filosofia tutto doveva essere condotto a certezza razionale.
La filosofia naturale ionica spiritualizza gli dei patriarcali nascosti negli elementi naturali, acqua, aria e luce.
Con Parmenide, nel 520 a.C., abbiamo la proclamazione della centralità della ragione umana, l’identità di ragione e realtà. La scuola ionica, permette all’uomo di fare un grande salto di qualità, la ragione diventa strumento unico e perfetto di conoscenza. A Parmenide non interessa scoprire il principio originario della realtà fisica ma come si configura tale realtà che è fondamentalmente essere. Nella distinzione tra realtà e opinione, il pensiero deve andare in profondità, non fermarsi a quello che appare. La filosofia di Parmenide rappresenta una svolta fondamentale nel pensiero greco.
Il puro divenire è divenire di nulla, il puro essere è ciò che rimane dopo l’eliminazione di tutto il mondo sensibile: pura astrazione.
La donna, la natura personificata, non lascia andare lo spirito patriarcale che a sua volta ha bisogno della natura per autoaffermarsi
La mente umana è il luogo in cui Echidna, la dea, metà donna e metà serpente, si muta ora in spirito razionale ora in natura istintiva fino a purificarsi a modello di comprensione filosofica della realtà.
A tale scopo si muoverà tutta la produzione letteraria greca che nelle tragedie e nelle commedie svilupperà la sua espressione più alta aiutando a edificare l’antropos ( l’uomo) nella sua dignità di essere spirituale e razionale attraverso una pedagogia che ha permesso di non generare nevrosi tipiche invece delle società occidentali susseguitesi alla civiltà della Grecia classica.
I filosofi, Plotino e Ipazia, sono due dei numerosissimi esempi di modelli di dignità umana pienamente realizzati dalla diffusione della cultura greca nel mondo mediterraneo e nel vicino oriente.
Anche il Cristianesimo dei primi due secoli fedele al messaggio evangelico, sviluppò, confrontandosi con la filosofia greca, una discreta interpretazione dottrinale, al contrario purtroppo del cristianesimo dei secoli successivi, che, coinvolto sempre più, con una parte della sua gerarchia, in questioni mondane e politiche, delle cui lugubrazioni mentali è rimasto vittima l’uomo con le nevrosi che hanno scaturito tra l’altro i drammi della noia, della pornografia, del corteggiamento e della cortesia.    
Nella misura in cui la donna è, istinto naturale, la pedagogia greca invita l’uomo a disprezzarla limitando la comunanza con essa e cercare al contrario, stimolo, sviluppo e soddisfazione più profondi presso gli appartenenti al suo sesso.
Nella riflessione filosofica, l’istinto naturale di epoca matriarcale, non è attribuito solo alla donna ma può essere   predominante anche nell’uomo per cui l’omosessualità maschile o femminile è considerata uno sviluppo della natura al di la di se stessa, al di la di quell’istinto autoconservativo, perché l’impulso sessuale è, nell’eterosessualità essenzialmente una mancanza, mentre nell’omosessualità è una tensione verso ciò che già si è e si ha.
La spinta verso l’uguale è la spinta verso la pura conoscenza, che si può placare solo dove, è la stessa cosa pensare e pensare che è: la mancanza si è trasformata in autarchia, l’eros si è dissolto nel puro spirito.
L’androgino, nella storia umana, è, simbolicamente, la figura della madre, che, rifiutando il nuovo ordine sociale patriarcale, si applica una barba finta per mantenere il suo potere e legittimare i figli nati dall’unione con uno schiavo. L’Ermafrodito nato dall’unione di Ermes con Afrodite ai quali deve anche il suo nome, è, anche lui simbolo del periodo di transizione dal matriarcato al patriarcato. Un giorno una ninfa innamorata della sua bellezza chiese agli dei di poter essere unita per sempre a questo giovane di rara bellezza. Gli dei la esaudirono e i due formarono una sola persona dalla duplice natura, maschile e femminile. L’ermafrodito rappresenta quindi l’uomo che si appropria dei simboli del matriarcato. L’androgino invece rappresenta la  donna che cerca di conservare queste insegne tramite l'identificazione con l’aggressore patriarcale, esso è quindi il simbolo della violenta assimilazione della donna all’uomo nella vittoria del patriarcato. L’androgino di Platone è composto di materia di un essere umano di qualità inferiore: da lui provengono gli eterosessuali, esseri carnali, non spirituali. L’eterosessualità è solo il primo gradino dell’omosessualità che a sua volta è il primo gradino della conoscenza pura che precede nella contemplazione delle idee, la dissoluzione dell'individualità.
La filosofia, l’amore per la sapienza, si realizza nella soppressione della fisicità, ecco perché Socrate, nel Simposio di Platone, attende tranquillo di bere la tazza di cicuta per arrivare alla sua meta.
Aristotele è il filosofo che successivamente fonderà ideale e materiale aggiungendo alle idee platoniche, la “realtà”, la forza di autosviluppo della forma, una forza puramente ideale. Per Aristotele, la donna (o la femmina) sta all’uomo (o al maschio) come la forma alla materia.
Il soma (corpo) ha origine dalla femmina e l’anima dal maschio perché l’anima è l’essenza del corpo. Con questa elaborazione, Aristotele, conferisce al patriarcato una necessità naturale scientificamente dimostrata. Lo spirito produce da se quello che è : “un movimento immobile”.
La “realtà”, il segreto di ogni forza  generativa, è, la capacità di partorire della Madre Terra divenuta Logos e il patriarcato nella Metafisica diventa un matriarcato che ha oltrepassato se stesso, razionalizzato e perciò invincibile.
Alla purezza e all’autarchia dell’ideale platonico che si esaurisce nelle idee e nella loro contemplazione, Aristotele aggiunge, la “realtà”, che è l’elemento sessuale nell’ideale, indissolubile, un eros spiritualizzato e de-erotizzato.
La generazione o riproduzione della specie nel significato sessuale è deducibile dal lavoro umano, è nient’altro che un’azione finalizzata di una forza su una materia passiva. L’uomo nell’atto sessuale si serve della donna, ma il suo generare è un autogenerare. Il corpo femminile è solo il luogo dove avviene il concepimento. Nell’atto sessuale il volgersi dell’uomo alla donna è anche un rivolgersi a se stesso. Il distacco dell’uomo dalla donna può avvenire sia nella deviazione omosessuale sia nella stessa eterosessualità ed è necessario per la pienezza della sua dignità.
Il carattere sessuale appartiene alla materia, non è  il segno distintivo della riflessione che è invece l’intelletto umano, che al contrario, appartiene a entrambi i sessi e costituisce il luogo dove si gioca la libertà umana, il luogo dove sia l’uomo e sia la donna decidono che valore assegnare alla loro vita e scelgono quindi il tipo di esistenza che intendono vivere, nella fisicità della natura istintiva animale o nella spiritualità della natura razionale umana.
Mentre con Talete nel VI secolo a.C., la filosofia greca, definiva l’acqua principio del tutto, nella Mesopotamia, lo spirito, permette alla coscienza umana di condurre gli ebrei a ritenere il loro Dio come unico esistente e creatore del mondo, un dio attivo e non materiale, al di la della dimensione sensuale-fisica ( Es., 20,4-6).
L’uomo non è soltanto materia ma è anche “essenza spirituale”. Siamo, biblicamente parlando, esseri spirituali che possiedono anche un corpo fisico.
Nel linguaggio simbolico del libro della Genesi, nella Bibbia, troviamo quella parentela tra l’uomo e la Madre Terra comune ai miti mesopotamici  ( Enuma elis e Atrahasis ) e ai miti di molte altre culture.
La singolarità dell’uomo biblico si fonda sulla decisione di Dio di crearlo “a sua immagine e somiglianza” ((Gn., 1,26 s) quindi, come ho esposto sopra, a somiglianza  di un Dio attivo e non materiale.
“Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità” ( Gv., 4, 24)
Bisogna attrezzarsi contro l’oscurità del mondo materiale-istintivo (Salmo 119),  affidarsi alla  Parola di Dio (Salmo 105) e chiedere nel cammino della vita la luce dello Spirito Santo (Salmo 43,3)
L’apostolo Paolo, contrappone Adamo e Gesù. La debolezza del primo uomo permette al peccato e alla morte di entrare nel mondo. Con la forza di Gesù Cristo, la grazia e la vita vincono il peccato e la morte (Rm., 5, 12-21)
La “croce” è insieme al “centro, al cerchio e al quadrato”, uno dei simboli fondamentali, stabilisce una relazione ben precisa: l’intersezione delle sue rette con il centro, apre all’esterno che con l’iscrizione nel cerchio, lo divide in quattro parti. Da origine, in un gioco di collegamento di rette, a un quadrato e a un triangolo. Dalla sua simbologia, viene a determinarsi un linguaggio universale. La croce quindi rappresenta la Terra. Il Cristo è  il punto alfa e il punto  omega, l’inizio e la fine dell’evoluzione umana, è l’albero della vita (Gn, 2,9) è la filosofia (Pr, 3,18), è il messaggio simbolico che invita l’uomo al passaggio dalla materialità della natura istintiva, alla spiritualità della natura razionale.
E’ vero che Cristo trasformato in conciliazione personificata e presente in terra nelle due nature, umana e divina, la sua Pasqua è però il contrario di ogni conciliazione con il mondo perché il ristabilimento della condizione paradisiaca, presente prima del peccato di Adamo ed Eva, con il suo sacrificio, non è ritornata.
La prima donna è chiamata Eva che significa “madre dei viventi”. Anche qui troviamo delle affinità con altre culture  matriarcali dove la madre dei viventi, come ho esposto in precedenza, era la Madre Terra.  
Nel Protovangelo di Giacomo, II sec. dell’era cristiana, troviamo esposta l’antitesi Eva-Maria: come la disobbedienza e l’incredulità di Eva hanno arrecato sventura all’umanità, così l’ubbidienza e la fede di Maria sono causa di salvezza. Maria, la nuova Eva, ha un ruolo molto importante nella Chiesa cattolica e nelle Chiese ortodosse d’Oriente.
Nel cristianesimo troviamo una forma ulteriormente compiuta del patriarcato.
Vari passi del Nuovo Testamento, sono un invito per l’uomo a superare le dipendenze della natura istintiva del matriarcato: 1Cor.,11,14; Gal.,4,3; Rm., 8,5-8, 13,14; Ef.,4,17-31,  5,1-14, solo per citarne alcuni.
La base del nuovo ordine sociale lo troviamo nella famiglia celebrata da Gesù Cristo che è completamente un'altra cosa rispetto a quanto contiene il Libro della Genesi, formulato in un altro contesto storico, e che ha costituito per secoli, necessariamente e giustamente, la struttura base dell’ordine sociale ebraico precristiano. L’idea di famiglia di Gesù Cristo, tiene conto della maturazione raggiunta dalla coscienza umana dall’epoca della Genesi biblica, è una istituzione quindi di ordine spirituale e non più marcatamente naturale. Dio, storicamente, è sempre intervenuto nella vita dell’uomo per  aiutarlo a ritrovare la sua comunione con Lui, fine ultimo di ogni esistenza  ( 1Corinzi, 6, 15-18 ).
La famiglia monogama patriarcale è una istituzione religiosa. In natura esiste la famiglia matriarcale che è una necessità naturale finalizzata alla riproduzione e alla conservazione della specie. Le femmine, per legge di natura, cercano la poligamia per generare una discendenza con un corredo cromosomico vario affinchè abbia più possibilità di sopravvivere alla selezione naturale.  
Una pedagogia cristiana della famiglia che non considera questo, non è cristiana .
Un ritorno al cristianesimo dei primi due secoli, è una necessità morale per ridare dignità all’uomo, elevare la qualità della sua vita e conseguentemente anche quella della società. Bisogna liberare la religione dalla  preoccupazione di funzione naturale-sociale e restituirle l’impegno di funzione sociale-spirituale perché  Cristo è entrato nella storia per salvare l’uomo fatto a immagine e somiglianza del Padre (1Ts.,4; 2Ts.,2,13-17)
La natura, non conosce il romanticismo sentimentale, ha i suoi cicli al termine dei quali tutto quello che ha avuto un principio deve avere inevitabilmente una conclusione. La Terra in quanto pianeta del sistema solare prima o poi finirà di esistere; nell’arco della sua storia ha avuto una grande varietà di specie animali e vegetali che a un certo punto della loro evoluzione si sono materialmente estinte. Anche la componente naturale dell’uomo ha un suo ciclo di vita, con una parte razionale per un destino diverso. 
L’esercizio dell’uomo carismatico non è sufficiente a definirlo nel contempo anche cristiano se non presenta i segni dello spirito cioè i segni di Cristo vivente in lui.
Lo stesso possiamo dire della famiglia: la differenza non deve essere costituita semplicemente dalla porta istituzionale attraverso cui gli sposi entrano per unirsi in matrimonio, civile o religioso, ma dalla qualità di vita che le due diverse istituzioni richiedono ai coniugi.
I termini biblici maschile e femminile, biologicamente sono una distinzione sessuale mentre in riferimento all’anima, sono una combinazione del principio maschile, nefesh, e del principio femminile, chajah.
Il libro ebraico dello Zohar dice che il maschio emette la potenza della vita il cui principio è soggetto alla morte mentre la femmina è portatrice di vita il cui principio è animatore. Eva quindi derivata dal corpo di Adamo indica simbolicamente che l’elemento spirituale è al di la dell’elemento vitale; Adamo precedendo Eva nella creazione sta a indicare che il principio vitale è anteriore a quello spirituale. Nel mito di Atena generata dalla testa di Zeus possiamo ritrovare un simbolismo simile.
Nel primo racconto della creazione, l’uomo è androgino, la separazione non è ancora avvenuta. Successivamente essa distinguerà tra cielo e terra, altra mitologia che troviamo nella Teogonia  di Esiodo dove i due termini utilizzati a livello spirituale, riferiscono, non la sessualità, ma il dono e la ricettività, il cielo-maschio e la terra-femmina.
Ad altri livelli, lo spirito è considerato maschio mentre l’anima che anima la carne, femmina.
Il filosofo, Carl Gustav Jung, in merito alle possibilità di accedere all’inconscio, definisce, anima, la parte femminile nel maschio e animus la parte maschile nella femmina.
E’ scandaloso voler portare il contenuto biblico sul piano biologico senza creare confusione. E’ necessario conoscere il simbolismo e nel contempo porsi sul piano spirituale ( 2 Corinzi, 3,4-6).
E’ chiaro quindi che anche sul piano sessuale, l’uomo e la donna non sono completamente maschili ne completamente femminili: l’uomo ha in se un elemento femminile e la donna un elemento maschile. Ogni simbolo maschile o femminile presenta il carattere opposto: così, l’albero è femminile ma può anche apparire maschile, come l’albero simbolico che sorge dal pene di Adamo.
Simbolicamente parlando, nel Cristo, in cui è contenuta la pienezza umana, non vi è quindi ne l’uomo ne la donna, ma ognuno trova in Lui la propria immagine.
Nel Dio uno, si presentano il maschile e il femminile. Nel Cristo, immagine perfetta del Padre, il maschile e il femminile sono uniti nella loro totalità.
In rapporto allora a quanto esposto, i termini maschile e femminile non sono espressione della sessualita, ma sono i simboli di due aspetti dell’essere, dell’uomo e di Dio.

 

                                                                                                                                      Dott. Raffaele Bocciero

 

                                                                                

                                                                               BIBLIOGRAFIA

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Giulio Busi, Elena Loewenthal, Mistica ebraica, Editore Einaudi, 1999

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Giovanni Reale, Dario Antiseri, Storia della filosofia, Editrice La Scuola, 2003

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Aristotele, Metafisica testo greco a fronte, Editore BUR, 2009

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Editore Universale Scientifica Boringhieri, 1988

Aristotele, Etica Nicomachea testo greco a fronte, Editore BUR, 2002

Enciclopedia Generale De Agostini, 1999

Aristotele, Il motore immobile, Editore La Scuola, 2005

Bronislaw Malinowski, Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi, Editore Universale Bollati Boringhieri, 1997

La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Centro editoriale dehoniano, EDB, 2009

Christoph Turcke, Sesso e spirito, Editore il Saggiatore, 1995

Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Edizioni Biblioteca Universale Rizzoli, 1999

Bateson G., Mente e natura, Editore Adelphi, 1982

Jung C. G., La simbologia dello spirito, Editore Einaudi, 1959

Esiodo, Teogonia, Editore Fabbri, 1996


 

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