Arte e filosofia per valorizzare la donna e fermarne gli abusi!

28 Aprile, 2017 |Tag: Filosofia | from Author

La filosofa tedesca Heide Göttner-Abendroth - La stilista Eva Scala

Violenze scaturite da personalità spesso esenti da turbe mentali

Gli abusi sulla donna, maltrattamenti, ingiurie, stupri, induzione alla prostituzione, violenze psicologiche caratterizzano l’agonia sociale italiana. Abusi subiti e oltremodo raramente denunziati e spesso costituiti da violenze che provocano lesioni sui corpi femminili e ripercussioni psicologiche non certamente secondarie che inducono alla perdita di autostima e fiducia negli altri con inevitabili ripercussioni in sane relazioni sociali. La letteratura musicoterapica cataloga in depressione, alterazioni del sonno, disordine alimentare, stress emotivo e tentativi di suicidio disturbi scaturiti da sindrome psichiatrica.  Al momento oltre tre milioni di donne sono vittime di violenza e nella maggior parte scagionata tra le mura domestiche da mariti, fidanzati o conviventi. Abusi fino a qualche decennio fa tollerati come espressioni del conflitto coniugale. Violenze scaturite da personalità spesso esenti da turbe mentali a conferma di modelli maschili originati da culture maschiliste apparentemente adattati nella vita lavorativa e relazionale indipendentemente da grado di istruzione e classe sociale. Un fenomeno non solo italiano ma diffuso anche in altri Paesi dove l’era maschilista è responsabile mediamente di abusi di una donna su cinque nel corso della loro esistenza. Una vera e propria epidemia morale che stando alle dichiarazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) determinano una delle prime cause di morte o invalidità permanente per le donne e alle quali non sono escluse le gravidanze indesiderate, aborti indotti, problemi ginecologici e infezioni a trasmissione sessuale. E questo documentato anche in altre epoche passate a cultura patriarcale. Forme di violenza sulla donna a volte addirittura ritenuta di scarsa attenzione dalle autorità pubbliche del periodo a conferma di cause imputabili non certo a componenti biochimiche e ormonali a determinare differente forza fisica tra uomini e donne all’origine di questa prepotenza ma cagionata da fattori culturali con il prevalere del maschio nella politica e nella conoscenza sempre più monopolizzate a concezioni sociali arroganti. Il delicato momento politico internazionale in cui viviamo col rischio di conflitto atomico alle porte impone una riflessione al quadro Occidentale soggetto in questi anni a forti cambiamenti di ruoli e costumi dove sembra che il maschio occidentale stia attraversando un disorientamento di identità col secolare potere maschilista vacillare davanti a figure femminili più autonome, emancipate e spregiudicate. A fianco della filosofa tedesca Heide Göttner-Abendroth che ha teorizzato su società più solidali ed egualitarie sta emergendo oggi nell’arte la stilista Eva Scala della Repubblica Ceca nota patria di musicisti di calibro mondiale come Antonin Dvorak, Smetana e Janacek. L’asburgica terra che ha anche ospitato nel corso della sua storia un gran numero di compositori come Mozart, Haydn e Tchaikovski sta ora facendosi spazio anche nell’alta moda. La stilista Eva Scala con le sue collezioni di moda irrompe con forza sullo scenario artistico mondiale sostenendo attraverso l’abbigliamento quanto si muove verso il recupero della valorizzazione della personalità femminile. Eva Scala è una firma che pone in linea con le riflessioni della filosofia impegnata a scuotere l’opinione pubblica sul dramma della violenza alle donne. Eva Scala si presenta nel variegato panorama della moda creando abbigliamento femminile per donne che aspirano a dimensioni di libertà dalle limitazioni maschiliste.
L’aggressività verso la donna ha forti componenti derivate dalla frustrazione d’identità maschile che sommata all’insicurezza economica del nuovo scenario europeo contribuisce ad accrescerne la distruttività. Gli inquietanti fatti italiani di cronaca nera verso le donne non devono certamente far passare in secondo piano le tante donne africane mutilate ai genitali, pratiche che comportano la parziale o totale rimozione degli organi genitali femminili esterni, non per ragioni mediche ma per mero egoismo maschilista. La pratica di simili interventi danneggia la salute e il tessuto genitale femminile, causando delle interferenze con le naturali funzioni dell’organismo femminile oltre a essere molto dolorosa e a comportare effetti sulla salute sia a breve sia a lungo termine, tra cui problemi durante il parto. Non bisogna oltremodo abbassare l’attenzione verso le vedove arse vive in India sulla pira funebre del proprio marito appena deceduto in ossequio a un’usanza medievale, illegale dal 1829, ancora praticata in alcuni villaggi del subcontinente indiano dove le mogli sono considerate nella maggior parte dei casi di proprietà del marito e considerate una nullità alla sua morte per cui il loro suicidio diventa l’unica salvezza dagli ostracismi sociali. E’ doveroso tenere alta la guardia anche verso le donne lapidate e verso quelle a cui viene negato il diritto all’istruzione in alcune realtà islamiche. Bisogna allora impegnare le forze cercando di intervenire su quelle culture dove lo spirito maschilista ancora perseguita o riconosce una posizione dominante e privilegi sociali ai maschi. Affrontare il tema della violenza sulla donna non può prescindere da riflessioni al fondamentale passaggio dal comunismo sessuale primitivo al regime patriarcale moderno. Molto positivamente mi pongo verso quanto sostiene la filosofa Heide Göttner-Abendroth importante a recuperare aperture mentali e posizioni critiche ai dogmi del maschilismo tradizionale, identificabili nella paura del panico eterosessuale di una società eteronormata, di perdere i propri privilegi, simbolici e materiali che frenano la costruzione di società più civili. Importanti sono le conquiste democratiche per iniziative alla prevenzione e alla sensibilizzazione per le nuove generazioni con pedagogie libere dal sentire maschile e rinnovate  al rispetto della donna fin dalla fanciullezza. Molta attenzione bisogna prestare nelle scuole al fenomeno del bullismo per le ripercussioni negative anche dal punto di vista sociale i cui effetti perdurano per lungo tempo e non si esauriscono negli anni dell’adolescenza con le vittime del bullismo più esposte al rischio di soffrire di ansia, depressione e intenzioni suicide in età adulta questo anche alla luce dei casi di suicidio di adolescenti riportati con crescente frequenza dalla cronaca giornalistica. Ho rimarcato tanta attenzione al bullismo ma invito anche a una maggiore assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza che vanno ascoltate, consigliate, vanno loro offerte consulenza giuridica, ospitalità e sostenute verso condizioni di autonomia e adeguato inserimento nel mondo del lavoro. I colpevoli di violenza sulla donna debbono essere adeguatamente puniti perché la donna è l’origine della vita verso cui bisogna avere rispetto. A nessuno può essere consentito abuso o altre libertà sulla donna. Credo che solo in un secondo momento le legislazioni devono ricercare una riabilitazione del violentatore accertatene ovviamente le reali premesse di recupero sociale.

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Dott. Raffaele Bocciero per filosofiaelogos.it