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I segreti del "disclosure project"

Disclosure_projectDi misteri, si sa, è pieno l'universo. Inutile dire che sono innumerevoli i segreti che ci vengono tenuti nascosti come infinite sono le verità celate o semitaciute che non ci verranno mai esplicitamente dette. Una, ad esempio, è che il governo statunitense copre l’evidenza degli UFO da oltre 50 anni. La storia ha una data, un inizio e un luogo.

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IlluminatiCome dice la parola stessa gli Illuminati sono i portatori di luce, quelli che sanno, ma la loro luce è, apparentemente, Lucifero o Satana. Appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono anche definiti la Nobiltà Nera, i Decision Makers, chi fa le regole da seguire per Presidenti e Governi.

Urzi
 "È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare". (Paul Hellyer)

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La Macchina delle copie

copie

Questa volta vogliamo partire da un particolare emerso dai racconti degli addotti in Italia e
ancora prima negli U.S.A. Ad esempio (Linda Porter, 1963 Porterville, California.) la formazione
delle copie,che avviene all'interno di cilindri, sottolineando il fatto che, non vogliamo ripetere
quanto già conosciuto in merito a tale argomento, ma che si vuole soltanto trovare una possibile
spiegazione al funzionamento del meccanismo di copiatura .
Dalla testimonianze raccolte risulta che l'addotto viene introdotto in un contenitore
cilindrico trasparente totalmente immerso in un fluido caldo più denso dell'acqua e meno dell'olio
(così descritto dagli addotti) di colore verdastro dove è possibile respirare.
Il fatto che in poco tempo gli alieni e alcuni fazioni militari, riescano a creare una copia di
un individuo, uguale in tutto e per tutto, (tranne per la caratteristica di avere l'innesto di un' anima),
è molto interessante.

Salto Quantico


In meccanica quantistica, un salto quantico (dall'inglese quantum leap or quantum jump) è il passaggio repentino di un sistema da uno stato quantico ad un altro. SALTO Il processo è definito "salto" in quanto discontinuo, vale a dire che il sistema non attraversa un continuo stati intermedi. Il fenomeno non è previsto la teoria fisica classica, in cui si assumono grandezze continue.

Ad esempio, in fisica atomica l'espressione indica il passaggio di un elettrone in un atomo da uno stato di energia ad un altro[1]; l'elettrone salta da un livello di energia ad un altro senza assumere valori di energia intermedi. Il salto è dovuto all'assorbimento o all'emissione di radiazione elettromagnetica sotto forma di un fotone di energia pari alla differenza tra l'energia iniziale e finale dell'elettrone.La probabilità di assorbimento (o emissione) del fotone determina l'allargamento delle linee spettrali dell'atomo.

   
   

Si sta sempre più diffondono la voce in ambienti Esoterico/Spirituali che ci stiamo avvicinando ad un cambiamento profondo e radicale, riguardante l'evoluzione dell'umanità. Tale cambiamento dovrebbe portare l'umanità al raggiungimento della Coscienza Cristica, quindi alla comprensionquantico2e dell'esistenza umana, per un futuro fatto di AMORE, LUCE E IMMORTALITA'. Il 2012 è indicato come l'anno di questi cambiamenti, in tale data il pianeta e tutta l'umanità potranno ascendere alla quarta dimensione portandosi dietro il proprio corpo fisico, semplicemente riuscendo ad aumentarne la frequenza vibrazionale, processo possibile grazie ad un veloce processo di Evoluzione Spirituale, ora possibile grazie al cambiamento vibrazionale già in atto che ad oggi ha portato l'innalzamento della frequenza vibrazionale del pianeta da 6,8 Hz (cicli al secondo) agli attuali 11 Hz destinati ad arrivare a 13 Hz entro il 2012, livello che ci permettera il Salto Quantico alla dimensione superiore. Se vuoi saperne di più su questo e altri fenomeni continua l'esplerazione di queste pagine, sicuramente cambierà il tuo modo di rapportarti alla realtà così come sei abituato a percepirla.

Ipotesi del multiuniverso

Avete mai sentito parlare dei mondi paralleli?

Per comprendere il concetto, occorre fare un salto all’indietro, ai tempi di Newton. Il mondo di Newton – quello dei macrosistemi, cioè la realtà come la vediamo – era determinista: tutto era certo e prevedibile.

Ma con Einstein e la fisica quantistica, quel mondo finì. Nel 1905, Einstein scoprì che E=mc2, e il mondo di Newton si prese una bella botta, la prima. L’Universo di Einstein era un posto dove la luce si piegava, dove lo spazio e il tempo non esistevano più, ma si fondevano in un continuo a quattro dimensioni e dove uno arrivava da un viaggio prima ancora d’essere partito. E come se non bastasse, era un mondo dove l’energia scorreva a “pacchetti” discontinui, chiamati “quanti”, e dove i fotoni della luce e le particelle subatomiche si comportavano in modo camaleontico: a volte come onde e a volte come particelle.IPOTESI

Ma Einstein fu solo l’inizio. La seconda botta Newton se la prese con Heisenberg e Schrodinger, due originali che avevano il pallino dei microsistemi – la loro passione erano gli elettroni.

I due dimostrarono che a livello subatomico la materia si comportava in modo ben diverso da quello determinista di Newton: di certo e di prevedibile non c’era più niente, e al massimo si poteva parlare di probabilità di trovare un elettrone là dove si pensava che dovesse essere.

Nel mondo dei quanti, tutte le volte che una particella come un elettrone si trovava di fronte a una scelta, ad esempio il passaggio attraverso una lamina con due fori, non era vero che essa passava attraverso l’uno o l’altro, come diceva il “buon senso”.

Passa contemporaneamente attraverso i due fori, anche se l’osservatore vede un solo passaggio.

Il perché lo scoprì Schrodinger. Questi dimostrò che gli elettroni e tutte le particelle subatomiche, al pari dei fotoni, erano rappresentabili matematicamente con una funzione d’onda, l’equazione di Schrodinger: non già una normale onda elettromagnetica, bensì un’onda di probabilità, un animale del tutto nuovo e difficile da digerire.

Dal canto suo, Heisenberg, col suo principio di indeterminazione, dimostrò che a livello subatomico era impossibile conoscere la posizione delle particelle, in costante movimento, ma che si poteva parlare solo in termini di distribuzioni di probabilità, cioè della probabilità di trovare la particella in una data posizione. Heisenberg parlò di “nubi di probabilità”, e di colpo il modellino orbitale dell’atomo, quello dei libri di scuola, con le traiettorie degli elettroni belle nette, divenne un oggetto da museo.

Con Heisenberg e Schrodinger la materia cambiò faccia: la realtà diventò una sovrapposizione di stati quantici probabilistici. Un po’ come mettere insieme Matisse e Picasso in maniera cubista.

La terza botta, la peggiore, Newton se la beccò nel 1927, grazie a Niels Bohr e alla sua “interpretazione di Copenhagen” della fisica quantistica. La chiamarono così perché Bohr era di Copenhagen.

Per spiegare misteri come il passaggio simultaneo dell’elettrone nei due fori, Bohr propose un’ipotesi rivoluzionaria, che fece inviperire molti fisici, a cominciare da Einstein: i fotoni, gli elettroni e tutte le particelle quantiche, disse Bohr, si comportavano come onde probabilistiche quando non li guardavamo, e come particelle nel momento stesso in cui ci posavamo sopra gli occhi.

Bohr intendeva dire che, nel mondo dei quanti, le particelle subatomiche sono piuttosto suscettibili: basta guardarle, per influenzarne il comportamento.

Sarebbe come dire che non si può guardare il mondo senza cambiarlo. E poi, qualcuno l’ha mai visto, un elettrone?

Einstein disse a Bohr che accettare l’interpretazione di Copenhagen era come ammettere che un topo potesse cambiare la faccia dell’Universo dandogli solo un’occhiata. Einstein ribadì che la realtà esisteva in quanto tale, indipendentemente dall’osservatore, e che lui non ammetteva alcun “collasso” dell’equazione di Schrodinger, che godeva di ottima salute.

Bohr rispose che a lui non importava niente di scoprire la verità, perché tanto nessuno sarebbe mai riuscito a ficcare il naso dentro un atomo. A lui importava solo un’interpretazione, qualcosa che spiegasse come andavano le cose nel mondo dei quanti.

E la spiegazione, ribadì Bohr, poteva essere una sola: mentre nel mondo di Newton la realtà esisteva indipendentemente dall’osservatore, in quello dei quanti esisteva in funzione dell’osservatore, e di dove questo rivolgeva lo sguardo.

Il mondo di Bohr ricorda quello di Peter Pan: Trilly, la bacchetta magica e l’isola-che-non-c’è…

Ma è così difficile da capire? Secondo Bohr, il fatto stesso d’osservare qualcosa provoca il cosiddetto “collasso” della funzione di Schrodinger in uno stato definito: in parole povere, quello che vediamo e tocchiamo, escludendo tutti gli altri possibili stati quantici.

Torniamo all’elettrone. Il fatto stesso di guardare l’esperimento provoca la trasfor­mazione di un’onda di probabilità in una particella, il che fa sì che vediamo un solo passaggio, quando in effetti di passaggi ce ne sono due.

E il secondo, quello che non vediamo? Come si fa a dimostrarlo?quantico_1

Coi mondi paralleli, il punto da cui siamo partiti. Nel 1957 un fisico quantistico di Princeton, Hugh Everett, partendo dalle equazioni della relatività di Einstein, arrivò alla teoria dei mondi paralleli, il “multiverso”, sostenendo che l’Universo era lontano dall’essere unico, ma che esisteva un’infinità di mondi.

In altre parole, quello che la gente chiama “realtà oggettiva”, il mondo che ci circonda, non esiste. E’ solo un’immagine virtuale, un ologramma, un’illusione dei sensi.

Applicando l’interpretazione di Copenhagen al multiverso di Everett, nel momento stesso del passaggio dell’elettrone attraverso uno dei fori, il mondo si sdoppiava in tante copie di se stesso, quante erano le funzioni di probabilità teoriche della scelta con cui l’elettrone era confrontato: due in quel caso.

Negli anni Sessanta e Settanta, i laboratori di meccanica quantistica della General Electric e della Bell Telephone hanno dimostrato che la teoria di Everett è tutt’altro che l’idea di un pazzoide. E i loro esperimenti hanno confermato che l’interpretazione di Copenhagen spiega alla perfezione quel che succede nel mondo subatomico.

Allora, direte che una cosa sarà il comportamento di un elettrone al microscopio elettronico e un’altra la realtà d’ogni giorno.

Non è così, non per la fisica quantistica. Sia che si tratti di un elettrone o della vita d’ogni giorno, per ogni scelta ipotizzabile noi esseri umani riusciamo a vedere solo uno degli eventi possibili, ma gli altri si verificano tutti, nei mondi paralleli di Everett.

La sola realtà che conta è il continuo spazio-tempo, una sovrapposizione di infiniti stati quantici diversi. Se noi tutti potessimo visualizzare la “realtà” a quattro dimensioni in questo preciso istante, avremmo visto il mondo moltiplicarsi in un numero infinito di copie di se stesso, e in ciascuno di quei mondi avremmo visto una replica di noi stessi nell’atto di fare una cosa diversa da quella che stavamo facendo.

In uno dei mondi di Everett qualsiasi possibilità si verifica! Il fatto che ci sembri assurda e che non la vediamo non significa un accidenti. Se pensate bene al significato della parola “infinito”, nel multiverso di Everett anche uno scimpanzè, a forza di pestare sulla tastiera di un computer, prima o poi comporrà il Macbeth.

E queste non sono semplici soluzioni matematiche, perché tutte le scoperte fatte dopo Everett dimostrano il contrario.

Pensate un momento ai ponti di Einstein-Rosen, “i corridoi del tempo”. Beh, oggi molti fisici sono convinti che i mondi del multiverso di Everett non sono separati, ma collegati attraverso corridoi del tempo. Poiché nel continuo spazio-tempo di Einstein il tempo lineare non esisteva, gli universi dello “ieri” e del “domani” umano coesistevano con quelli dell’oggi.

A questo punto tutto sembra possibile. Basta pensare una cosa perché diventi realtà, in uno dei mondi da Stargate di Everett. Passato, presente e futuro sono la stessa cosa. Come? «Un piccolo salto quantico nell’iperspazio».

In verità non occorre un corridoio del tempo, ma una sorta di regressione ipnotica.

Avrete sentito parlare di telepatia, chiaroveggenza, precognizione. .. Insomma tutto quello che gli psichiatri chiamano “stati alterati della coscienza”. No, non sto parlando dei fenomeni paranormali, mi sto riferendo ai fenomeni di percezione extrasensoriale.

Questi fenomeni sono la dimostrazione che il multiverso è attorno a noi, distante solo un salto quantico. Non si tratta affatto di “stati alterati” della coscienza: sono semplicemente stati alternativi. Tra noi c’è gente che ha la capacità di vedere la quarta dimensione. Gli schizofrenici sono i più sani di tutti.

Cominciò tutto a metà degli anni Sessanta, con ricerche di neurobiologia sul funzionamento del cervello. Le percezioni sensoriali della coscienza umana non erano altro che le manifestazioni di alcuni trilioni di neuroni della corteccia cerebrale, attraversati da impulsi elettrici. La prima scoperta importante fu che gli impulsi del cervello si trasmettono a pacchetti discreti d’energia, esattamente come le particelle subatomiche.

Il cervello elabora la realtà a pacchetti, uno alla volta, per poi darci l’immagine sensoriale completa. La prima conclusione fu che il cervello è un perfetto sistema quantico.

La seconda tappa era consistita nel chiedersi cos’era che faceva “collassare” la funzione d’onda dei fotoni in uno stato determinato, facendoci percepire il mondo in una data maniera, tra tutte quelle possibili.

L’interazione tra due sistemi quantici, fu la risposta. Il primo dei due è la luce, coi suoi fotoni. E il secondo è la mente umana.

L’osservatore influenza la realtà osservata, esattamente come aveva detto Bohr. Ecco la variabile che nessuno, a parte Bohr, aveva mai preso in considerazione: il cervello dell’osservatore.

Allora si potrebbe arrivare a sostenere, secondo Bohr, che le cose in questo mondo si vedrebbero non perché esistono, ma grazie a un’interazione tra la luce e il nostro cervello. Sarebbe come dire che senza la luce non esiste niente, noi inclusi, e che senza di noi la luce non esiste. Ma allora come farebbe il cervello a interagire con i fotoni della luce? Usando cosa?

Il come lo spiegò un altro fisico famoso, David Bohm. Lavorando sui plasma dei gas surriscaldati ad altissima densità di elettroni, Bohm scoprì l’esistenza d’una terza variabile: una forza sconosciuta.

Durante le sue ricerche al Berkeley Radiation Laboratory, negli anni 1939-43, Bohm mise un plasma in due contenitori diversi e li allontanò l’uno dall’altro. Quindi sollecitò gli elettroni di uno dei due contenitori in vari modi, dal calore alle radiazioni ad alta fre­quenza.

Bohm fece una scoperta sbalorditiva: gli stessi effetti si producevano anche sugli elettroni del secondo contenitore. Gli elettroni eccitati del primo contenitore, anche aumentando la distanza dei due, sembravano comunicare con quelli del secondo.

Bohm concluse che gli elettroni dei plasma non si muovevano affatto in modo caotico, bensì “intelligente”, come se facessero parte di un sistema interconnesso e teleguidato. Le particelle subatomiche, disse, erano entità ben più complesse di quanto ipotizzato fino a quel momento, e il loro movimento era influenzato da una forza sconosciuta.

Non solo, continuando gli esperimenti coi due contenitori, Bohm verificò che l’intensità di quella forza non diminuiva affatto con l’aumentare della distanza dei due recipienti. Per giunta, la forza viaggiava da un recipiente all’altro a velocità istantanea.

Un fisico francese, Alain Aspect, dell’Institut d’Optique Atomique d’Orsay di Parigi, è riuscito a riprodurre nel 1982 gli esperimenti di Bohm. Ma Aspect non si limitò a quello.

Attraverso un esperimento di “connettività quantistica” divenuto famoso, Aspect dimostrò non solo che le particelle subatomiche trasmettevano le informazioni a velocità superluminosa, ma che lo facevano anche su grandi distanze, e che quindi il “principio della località”, cioè il raggio d’azione limitato di una particella, era falso.

Un segnale, qualunque esso sia, ha bisogno di un mezzo per viaggiare. Bohm e Aspect hanno dimostrato che in natura esiste qualcosa in grado di superare i limiti del tempo e dello spazio. E quel qualcosa non è la luce, né nessuna forma di radiazione elettromagnetica.

Cos’è che trasmette il segnale? A oggi, l’unica spiegazione possibile rimane ancora quella di Bohm.

Bohm postulò l’esistenza di un campo quantico universale, il campo quantico del punto zero, e di un’energia responsabile del movimento intelligente degli elettroni, il potenziale quantico, ricorrendo all’analogia di un radar che guida una nave.

Bohm concluse che esiste un “ordine implicito” in tutti i sistemi quantici, e che le particelle elementari sono dotate di “memoria”. In altre parole, è come se la materia avesse una mente.

Obietterete che un postulato non dimostra niente. Un postulato no, ma una legge sì: la legge della non-località. Nessuno la conosce, eppure pare sia la scoperta più importante della fisica teorica del ventesimo secolo. Forse di tutti i tempi, come dice qualcuno.

La legge era stata scoperta nel 1964 da John Bell, un ricercatore del CERN di Ginevra, partendo dai risultati sperimentali di Bohm. Con quella legge – niente esperimenti, solo una dimostrazione matematica, ma inattaccabile – Bell trovò una soluzione al famoso paradosso EPR (Einstein, Podolski, Rosen). L’EPR era un paradosso sull’impossibilità della trasmissione del pensiero a distanza, con cui Einstein, nel 1935, aveva sfidato l’interpretazione di Copenhagen di Bohr.

«Niente spooky actions at a distance, interventi remoti di fantasmi», disse Einstein a Bohr, aggiungendo che lui non intendeva correr dietro a fotoni che se ne andavano a spasso in altre galassie, violando il principio della località.

Ma la legge di Bell dice che se due sistemi quantici interagiscono e poi si separano, non si può intervenire su uno dei due senza influenzare anche l’altro: questo dovunque i due sistemi si trovino, e per sempre. Tutto è indivisibile. Non servono corridoi del tempo per viaggiare negli altri mondi. Con il cervello arriviamo dappertutto.

La non-località ha spiegato gli esperimenti di Bohm. Ma come si spiega la superluminosità? Einstein ha detto che niente può superare la velocità della luce. Orbene, i fisici hanno detto che la non-località è una legge di natura, e che non necessariamente Einstein aveva torto.

Tutto è indivisibile. La stessa conclusione di Budda, ventisei secoli prima. I mistici orientali – induisti, buddisti e taoisti – dicevano tutti la stessa cosa: la realtà era indivisibile e tutto era parte di tutto il resto, a cominciare dalla mente umana, che era intrecciata con la materia.

Il potenziale quantico del punto zero… E’ ancora oggi questo il mistero da risolvere? Poter vedere il mondo a quattro dimensioni, più veloci della luce? Qualcosa che ti proiettava nello ieri, l’oggi e il domani di tutte le galassie dell’Universo, annullando i confini dello spazio e del tempo. Vedendo cosa? Quello che c’era stato al tempo zero, prima che tutto cominciasse?

La legge di Bell può essere matematicamente inattaccabile, ma rimane un’astrazione senza senso. L’Universo è un bombardamento continuo di elettroni, antiprotoni, tachioni e di tutto il resto dello zoo, che si rincorrono come matti dal giorno del Big Bang. Non-località e ordine implicito, in quel minestrone cosmico?

Se Bell ha ragione, e tutto è “non locale” noi dovremmo “vedere” in tempo reale cosa successe su Saturno un giorno di sei milioni di anni fa, o quello che fece Gesù la notte della sua Passione, o i bambini che giocano a Manhattan in un pomeriggio del 19 maggio dell’anno 3840. E’ come dire che ogni cellula del nostro cervello contiene l’intero Universo, dal primo giorno alla fine dei tempi, senza più limiti di tempo e spazio. Un fatto davvero assurdo…

Ma forse è assurdo solo per noi che non siamo monaci tibetani e non vediamo il mondo a quattro dimensioni.

Sapete come la spiegò, Bohm, l’illuminazione dei mistici? Con la visione dell’ordine implicito, un ribollimento di quanti del multiverso, non toccati dall’occhio di alcun essere vivente, che comunicano a velocità istantanea.

E la realtà, in tutte le sue manifestazioni? Cosa siamo tutti noi? Cos’è quella tazza di caffè? E quei gioielli? Materia, una figura d’interferenza, un’onda di probabilità. Perché non Alice nel paese delle meraviglie?

Bohm disse che l’Universo è un’alternanza continua tra l’ordine implicito e quello “esplicito” – la realtà come noi la vediamo.magnetico

Bohm fece l’esempio di un ologramma, e di come ogni punto della lastra fotografica contenesse l’intera immagine tridimensionale. Il mondo dei quanti era analogo, disse, ma dinamico, una realtà in costante movimento tra i due. Ve lo ricordate lo spin degli elettroni, sui libri di scuola, con le freccine che si spostavano a destra e a sinistra?

Allora, se il cervello è davvero un sistema quantico, questo vuol dire che… Tutto interagisce con tutto il resto – spazio, tempo, la mente dell’uomo – nel passato, nel presente e nel futuro, in una danza cosmica di fotoni che si rincorrono come impazziti, rimbalzando attraverso le galassie di mille mondi, uniti da un flusso d’energia invisibile che viaggia a velocità istantanea.

Se una probabilità d’esistenza diventa realtà grazie ai quanti del nostro pensiero cosciente, la nostra mente è intrecciata con tutto il resto, come aveva detto Budda. Noi siamo reali, o siamo solo un’interferenza d’onde probabilistiche, sperduti in un uni­verso olografico, o ambedue le cose? La mente appartiene davvero a questo Universo? O a tutti i mondi del multiverso? Cos’era quell’energia che collegava tutto con tutto il resto? Se i quanti diventavano materia solo sotto gli occhi di un osservatore, chi aveva fatto “collassare” la funzione d’onda dello stato quantico primordiale, al tempo zero, scatenando il Big Bang?

Forse, però Bohr aveva sbagliato a chiamare la sua teoria “interpretazione”: c’era un che di pretenzioso in quella parola. Le scoperte di Bohm e Bell dimostravano che di fronte ai misteri dell’Universo l’uomo era un povero nessuno, perso in un cosmo regolato da un principio che continuava a sfuggirci, qualcosa o qualcuno che correva molto più veloce della luce, checché ne dicesse Einstein. Qualcosa o qualcuno che non saremmo mai riusciti a raggiungere. Interpretazione di Bohr? No, solo un’ipotesi. Era così che avrebbero dovuto chiamarla: l’ipotesi di Bohr. Ma quelle due parole non volevano dire la stessa cosa? No, la differenza era qualcosa che nessuna parola avrebbe mai saputo esprimere. Nessuno poteva “interpretare” quello che interpretabile non è.

Un fisico ha detto che siamo tutti figli delle stelle. Sapete cosa scrisse un tale William Blake, due secoli fa? “Vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo. Tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora”. Blake era molto di più di un poeta, era un illuminato. Capì tutto, allora, senza bisogno di ciclotroni.

Quand’ero un ragazzino, ero solito imbarcarmi d’estate su un peschereccio. Di notte, quando gli altri dormivano, m’alzavo e salivo sul ponte. Mi sdraiavo dentro una scialuppa e restavo lì per ore, a guardare le stelle.

Immaginavo d’essere un raggio di luce e di sfrecciare nel cosmo, cercando d’arrivare ai confini del mondo, per vedere cosa ci fosse. Ma più correvo e più l’Universo si allontanava, come se la luce fosse troppo lenta per raggiungerlo. Come si fa a immaginarsi una cosa infinita?, concludevo invariabilmente. Sarebbe come entrare nella testa di Dio.

La scorsa estate ero spiaggia, in Corsica, avevo preso il sacco a pelo ed ero andato a sdraiarmi sulla cima di una collinetta. Il cielo era un’esplosione di stelle. Erano passati anni, ma le domande erano rimaste le stesse.

Tra i quadri che amo, ce n’è uno di Van Gogh, la Notte stellata. Sono rimasto a guardare per ore quelle pennellate multicolore, ubriacandomi, mentre quegli aloni mi turbinavano attorno come girandole impazzite.

Guardare quel quadro è come viaggiare nei mondi paralleli di Everett. Sapete dove lo dipinse Van Gogh? In un manicomio, a Saint-Rémy. Il cielo della Provenza, lui lo vedeva attraverso le sbarre d’una finestra.

Prima di darsi alla pittura, Van Gogh aveva lavorato come missionario evangelico laico tra i minatori di carbone di una zona miserabile del Belgio, applicando alla lettera gli insegnamenti di Cristo. Era arrivato a regalare ai poveri i suoi vestiti e il poco denaro che il padre gli mandava, senza stancarsi mai di battersi contro le infami condizioni di lavoro dei minatori.

Come premio, la Chiesa evangelica lo licenziò, per “scarso senso del decoro”. Da quel momento, la ricerca di Dio divenne il tema dominante dei suoi quadri, senza nessun bisogno di dipingere né santi né madonne.

E, in quel quadro, quello che mi colpisce è l’ ossessione del colore. Nessun altro pittore, meglio di Van Gogh, è riuscito a mettere sulla tela il soprannaturale. Il cielo della Notte stellata è la migliore dimostrazione che la legge di Bell è vera.

Quando uno sente il bisogno di qualcosa d’infinito, di qualcosa in cui può vedere Dio, non c’è bisogno di andare lontano. Basta guardarsi dentro per trovare non la semplice primavera, ma la vera vita della primavera che dorme dentro di noi.

Un'immensa voragine nello Spazio Gli scienziati: è segno di universi paralleli Esisterebbero una marea di dimensioni intorno alla nostra.

1

C'è un'immensa voragine nell'Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il "nulla" la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l'hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata avesse cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.

Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell'Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: "E' l'impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro". Ma per capire questa spiegazione - apparsa su NewScientist - che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro.

2"Non solo non è mai stato trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell'Universo lo aveva previsto", aveva detto Lawrence Rudnick dell'Università del Minnesota (Usa), autore della scoperta del buco avvenuta lo scorso mese di agosto. E questo spiega il motivo per cui la sua esistenza era stata messa in luce quasi per caso.

"Era una mattina durante la quale i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) - in grado di captare ogni più piccolo segnale radio emesso da una stella, una galassie o qualunque altro corpo celeste ancora attivo - non erano impegnati in osservazioni particolari e allora ho deciso di puntarli verso la "macchia fredda" individuata dal telescopio spaziale della Nasa Wmap (Wilkinson Microwave Anisotopy Probe)", ha spiegato Rudnick. La "macchia fredda" in questione è una misteriosa anomalia presente nella mappa della "radiazione cosmica di fondo" dell'Universo, la radiazione che permea l'intero cosmo e che viene interpretata come l'energia residua del Big Bang. Tale radiazione presenta variazioni tra un punto e l'altro che non superano lo 0,001 per cento. Ma dalla "macchia fredda" che si trova in direzione della costellazione di Eridano, non giungeva ai radiotelescopi del Vla alcun "fotone", le particelle di energia cioè, che si muovono alla velocità della luce e che solitamente sono emesse da atomi o stelle attive. Ciò stava ad indicare che l'area era totalmente vuota di materia.

 

Subito si sono scatenate le ipotesi per dare una spiegazione a quell'immenso buco fatto di nulla. Ipotesi che non davano pienamente ragione al fenomeno. Ora Mersini-Houghton sembra aver dato un senso ad esso interpretandolo al di fuori della cosmologia standard. La ricercatrice infatti, ha utilizzato la "teoria delle stringhe", una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l'energia, lo spazio e il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti, chiamate appunto le "stringhe", le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi.

Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (si immagini un numero composta da 1 seguito da 500 zero, un numero inimmaginabile) ognuno con proprie leggi fisiche.
Spiega Mersini-Houghton: "Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini. E quel buco è proprio il risultato di quell'interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo che da allora, per le caratteristiche che esso possiede, continuò ad espandersi. Purtroppo non ci è possibile osservare ciò che ci arriva dai confini dell'Universo, che si trova tra 42 e 156 (1) miliardi di anni luce da noi e quindi non possiamo vedere ciò che c'è oltre il buco". Ma quel buco è proprio l'impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all'inizio del tempo e dello spazio.

Che il buco si formò agli inizi dell'Universo è d'accordo anche Rudnick, il quale dice: "Le teorie correnti suggeriscono che tutte le strutture che oggi vediamo nell'Universo presero forma all'inizio del tempo e dello spazio. La struttura vera e propria fatta di vuoti e agglomerati di materia, poi, è cresciuta nel tempo guidata dalle forze gravitazionali".

Secondo Mersini-Houghton, tuttavia, dovrebbe esserci un altro buco simile a quello scoperto dalla parte opposta dell'Universo rispetto a quello già osservato e questo lo sapremo quando l'anno prossimo verrà lanciato un altro satellite per lo studio delle microonde dell'Universo molto più sofisticato dei precedenti, il satellite dell'Esa, Planck.

L'ipotesa dell'astrofisica è ora sotto osservazione dell'intero mondo scientifico, che al momento guarda con sospetto alla Teoria delle Stringhe. Ma se quanto ipotizzato da Mersini-Houghton non verrà smentito, dovrà iniziare la ricerca ai quasi infiniti universi che circondano il nostro.

Quando sarà giunto il momento del risveglio quantico, il cambiamento avverrà rapidamente e si estenderà su tutta la superficie terretre propagandosi come un'onda. Tutto ciò che fa parte del campo gravitazionale della Terra ne subirà l'effetto. Sarà un tempo di cambiamenti così importanti da non avere precedenti storici - per quanto vi siano degli antecedenti nella preistoria di questo e di altri mondi più distanti. I cambiamenti che avverranno durante la vostra generazione prima che essa passi la torcia alla prossima, saranno più radicali di quelli che accompagnarono la rivoluzione agricola, che richiese migliaia di anni. Avranno ripercussioni più ampie di quelle che ebbe la trasformazione dovuta all'industrializzazione, che richiese tre secoli per completarsi. I cambiamenti che si verificheranno in questo periodo, per quanto profondi, avranno bisogno del tempo di una sola vita umana. quantico3

Se il loro messaggio sarà veramente compreso, essi saranno portatori di una speranza e di un ottimismo senza precedenti nella storia della vostra razza. Segneranno la fine della condizione
subcosciente dell'umanità e, pertanto, come prevedevano le scritture antiche, porranno termine ad ogni spargimento di sangue, alla fame, alla guerra, allo sfruttamento e ad ogni inutile sofferenza. Durante la vostra vita vi saranno rivelate cose che dimostreranno la stoltezza di ciò che prima veniva ritenuto saggio. Vedrete come tradizioni e valori storici una volta considerati assolutamente essenziali alla sopravvivenza, sono in realtà incompatibili con una vita ed una società sane. Quei comportamenti che sembravano più soddisfacenti a quelle creature che si consideravano isole d'individualità, saranno abbandonati da tutti coloro che scopriranno la fondamentale unità di ogni forma di vita. La coscienza che va risvegliandosi in questo mondo non attribuisce alcuna importanza alle leggi di Darwin. Il solo percepirla fa nascere nuovi valori e nuovi modi di essere. Durante questi decenni vedrete realizzarsi la discesa degli Angeli della Guarigione; perfino adesso, intorno a voi -forse addirittura dentro di voi- essi si stanno incarnando. In alcuni casi si tratta di esseri che non hanno mai assunto forma umana da quando la storia è cominciata. E' possibile che voi siate tra quelli che sono solo debolmente consapevoli delle loro progressive incarnazioni. Non è questa una questione di giudizio. Coloro che s'incarnano oggi, che porteranno la pienezza dei loro talenti, attributi e prospettive eterne alla gente di oggi, sono gli agenti della guarigione. Solo loro avranno la capacità di riconoscere questo pauroso periodo di transizione come glorioso. Ogni individuo è invitato a ricordare la propria essenza, il proprio scopo, la ragione della propria esistenza e ad arricchire quest'età di trasformazone con quel senso di festa che inevitabilmente accompagna il ricordo. Da quando, negli anni '60, cominciammo ad arrivare in grande scala, il nostro numero sulla Terra è molto aumentato. Ma non è la quantità, non sono i numeri a fare la differenza; quello che conta invece è la qualità della nostra compassione, dell'amore che viene dai nostri cuori.

Ogni individuo che diviene strumento chiaro e indistorto dell'amore eterno, controbilancia migliaia che rimangono chiusi negli antichi valori che si vanno dissolvendo. Stiamo rapidamente disperdendo ciò che rimane dell'illusione umana, per cercare di aiutare ognuno di voi ad identificarsi con le crescenti correnti dell'amore e della vita. State già vivendo l'alba dell'Età del Risveglio Planetario - l'età della costruzione della pace e della comunità. Essa è già presente per quelli che sono sensibili alla sua fragranza, al suo tocco, alla sua regalità e alla sua visione.

Per millenni ci sono stati sia nelle tradizioni orientali, che in quelle occidentali, individui che erano a conoscenza del fatto che la Terra avrebbe partorito nel secondo decennio del ventunesimo secolo. Anche se prima che si verifichi il movimento unificato dell'organismo risvegliato planetario, si risveglieranno molti individui, quel movimento si realizzerà nello spazio di un attimo, come un respiro. E sarà allora che il Creatore delle Stelle si risveglierà coscientemente il tutti i biocircuiti capaci di sostenere la consapevolezza universale.

 

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